Il sogno del politico

I politici non lo dicono, ma hanno tutti il medesimo sogno: un software sul computer di casa che indichi, giorno per giorno, quali sono gli umori della popolazione. Una specie di sondaggione sempre aggiornato su ogni tema, utilissimo per dosare le proprie uscite pubbliche e allinearle con le opinioni prevalenti.

Certo, il politico è consapevole che ha bisogno del consenso e che non si può prescindere dagli orientamenti dei cittadini, ma anche il coraggio delle idee è una virtù in politica.

L’impressione è che la bussola in politica (e degli stessi governi) sia l’umore del popolo e che i perenni sondaggi servano a decidere se proseguire o meno in una determinata azione. Questo provoca un cortocircuito, perché la classe dirigente deve tener conto dell’opinione pubblica, ma non può farsi guidare da essa. Le decisioni impopolari vanno spiegate, ma devono essere sostenute quando sono nell’interesse del Paese.

Nel dopoguerra la piazza vociante e la grande stampa erano contrarie all’entrata dell’Italia nella Comunità europea, ma una politica coraggiosa e lungimirante seppe prendere le decisioni giuste. Accadrebbe così anche oggi?

Il pensiero politico e il coraggio sono le prime vittime del sondaggismo, dove tutti sono chiamati a dire la propria su argomenti sconosciuti e disparati. È sorprendente, ad esempio, come anche su temi scientifici ci si possa sentire all’altezza di esprimere un’opinione senza essere sfiorati dal dubbio sulla correttezza dei propri convincimenti. La politica, se autorevole, deve guidare la nazione e accettare il responso delle elezioni successive, non genuflettersi e abdicare al ruolo che le compete.