Dream team Di Maio

Le elezioni si avvicinano e Luigi Di Maio, in barba ad ogni protocollo istituzionale, manda una mail al Presidente della Repubblica illustrando la sua squadra di Governo (scelta personalmente da lui) e giustificandone le motivazioni. Al di là della preoccupazione che possa destare un “dream team” scelto da Di Maio, la sensazione è che il nostro Luigi dimostri ancora una volta di non avere alle spalle alcuna esperienza né lavorativa né tantomeno politica. Perché una persona con un minimo di esperienza non avrebbe messo giù così la questione.

Cosa postula il Di Maio-pensiero: sei un criminologo? Bene, allora vai al ministero degli Interni, che a questo punto non si capisce bene se nell’immaginario del candidato premier pentastellato possa essere ridotto ad una sorta di C.S.I. Qual è la motivazione finale? Ha un carattere “tosto”, manco il giudizio lo avesse espresso Jovanotti. Sei un ufficiale riservista delle Forze armate? Ah bene allora, già ti vedo come titolare del dicastero della Difesa. Sei un preside di un Istituto tecnico? E quindi la vocazione naturale è all’Istruzione, what else? Ti occupi di gite scolastiche e di consigli di classe, non puoi che fare bene all’Istruzione.

Peccato che tra i “predestinati” non ci fosse anche un pompiere perché altrimenti avremmo anche sciolto il nodo delle nomine alla Protezione civile. Così come un bancario sarebbe stato secondo il Di Maio-pensiero presumibilmente la persona più adatta per ricoprire il ruolo di direttore di Bankitalia. E magari un bimbetto sarebbe stata la persona più adatta per ricoprire il ruolo di Capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica data la sua smisurata passione per gli aeroplani.
Ancora una volta emerge l’innata spocchia di chi al sud verrebbe additato come “ciuccio e presuntuoso”. Quella che macroscopicamente emerge chiara è la mancanza dei concetti fondamentali della politica: perché uno che non capisce che un dicastero debba essere guidato con capacità politica e manageriale non può rappresentare la soluzione politica ai mali italici.

Ma quel che più sgomenta è la mancanza di prospettiva politica di chi si appresti a trattare (tra gli applausi della gente) i dicasteri come uffici del catasto. Urge che Di Maio capisca che i dicasteri sono depositari, per il tramite dei loro titolari, delle direttive politiche che poi i “tecnici” trasformeranno in norme attuative. Non c’è dunque alcun obbligo per l’efficacia di un’azione politica che il titolare del dicastero dell’Istruzione sia “un preside”. Bisogna che il titolare abbia lungimiranza politica, un’idea di Paese. E allo stato attuale ci rendiamo conto che i sindaci a 5 Stelle non hanno nemmeno “un’idea di città”, quindi sarà un po’ difficile pretendere dagli “unti da Di Maio” un orizzonte ancora più ampio.

Il “geometra Craxi” aveva una lungimiranza politica di alcuni decenni. L’attuale ministro dell’Interno Marco Minniti è laureato in Filosofia. Ma non per questo non ha assolto in maniera egregia il suo incarico di Sottosegretario con delega ai Servizi o di titolare del Dicastero dell’Interno. È questo il bluff a 5 Stelle. Dal “nuovo che avanza” al “vacuo che avanza” senza sapere bene dove andare. Si assiste all’esibizione di “titoli” (degli altri) branditi con l’arroganza di un “lei non sa chi sono io” alla quale non è seguito nessun chiarimento su quella che possa essere la visione politica del Paese che ci si candida a governare insieme alla squadra di governo designata. Come quegli insicuri che si portano sempre appresso l’avvocato, “quello istruito”, quello anche non di ruolo purché sia “accademico”, ’o professore.

Sì perché Di Maio sbaglierà pure i congiuntivi ma alla fine sembra abbia deciso che l’Università gli piaccia (se la frequentano gli altri). Ma non l’Università tout court bensì una specifica Università che a quanto pare riscuote la sua fiducia e che sembra ricambiare la simpatia, vista la pronta disponibilità alla sua “chiamata” da parte di alcuni suoi componenti. Della Link Campus University sembrano essere infatti due dei prescelti per ricoprire (in caso di vittoria) i ruoli apicali al dicastero della Difesa e degli Interni, rispettivamente la dottoressa Elisabetta Trenta e la professoressa straordinaria a tempo determinato Paola Giannetakis. E nella medesima università delizia l’uditorio del Master in Analisi criminale (nell’ambito del quale, si legge nel link, la professoressa Giannetakis è direttore scientifico) anche il componente pentastellato del Copasir, Angelo Tofalo.

La prescelta candidata al dicastero degli Esteri invece insegna alla “Niccolò Cusano”. Sono state inspiegabilmente (a parere di chi scrive) tagliate fuori l’Università “UniPegaso” e l’Università telematica “Giustino Fortunato”. Un vero peccato.

I curricula della squadra di governo di Luigi Di Maio li abbiamo visti. Alcuni buoni, altri meno ma tanto il grosso dell’elettorato un curriculum non l’ha mai avuto quindi non apprezza la differenza tra un ricercatore, un professore a contratto e uno ordinario. Ma il problema non è questo perché nessuno dubita che al di là dei titoli ognuno abbia una preparazione specifica nel suo ambito. Il problema è: quale idea avete per l’Italia?