Dura minga

Quanto può durare questa brutta tarantella dell’Esecutivo sui migranti? E quanto può durare un Governo che non passa giorno senza uno scontro fra la Lega e i Cinque Stelle su qualcosa?

Difficile a dirsi con precisione, ma di sicuro parliamo di mesi e non di anni. Insomma, continuando così non sarà mai un Governo di legislatura. Oltretutto il rischio che ci si incarti su provvedimenti che dipendono dall’assenso di ministri antagonisti è altissimo, quando le distanze sono incolmabili e la litigiosità così forte. Passo dopo passo, infatti, affiorano tutte quelle diversità politiche e ideologiche che i pentaleghisti hanno fatto finta di non vedere, abbagliati dalla smania di potere e dalla voglia di comando. Già ieri scrivevamo della scarsa credibilità di una maggioranza che dopo aver promesso mari e monti si è impantanata senza riuscire a fare subito almeno uno dei punti salienti del programma.

Insomma, il contratto da quel che si vede fino ad ora sembra più “chiffon de papier” che altro; un documento inutile intorno al quale sono state create suggestioni per illudere la gente. Ecco perché non si muove una paglia e nulla si sa della fine che faranno le solenni promesse elettorali sul fisco, sulle pensioni, sul reddito di cittadinanza. In compenso però si litiga e ci si scazzotta tutti i giorni a partire dall’immigrazione, dalla potestà sui porti, dalle competenze dell’uno o dell’altro dei ministri, dall’accoglienza sì oppure no. Col risultato che l’immagine del Paese non migliora, il problema dei barconi resta e l’Europa, ovviamente, continua a buggerarsi di noi come prima più di prima.

Per farla breve, non solo è notte fonda sulla fine che faranno i provvedimenti garantiti sul rosario, ma sul resto è guerra fratricida. Sia chiaro, Salvini ci prova a tenere ferma la linea, ma con tutti i ministri grillini contro, anche sull’immigrazione rischia di perdere sia la battaglia che la credibilità.

Aspettiamoci dunque un’estate di Governo fra risse e baruffe pentaleghiste, un teatrino estivo che francamente avremmo voluto risparmiarci, sperando che l’autunno porti consiglio e magari risultati, alla faccia degli impegni d’onore.