Uno è poco e due sono troppi

Molto diversi, troppo diversi, non solo per carattere, idee e personalità, ma perché i partiti che rappresentano, che piaccia o meno, sono alternativi e antagonisti.

In fondo è questa la ragione per la quale i dubbi sulla possibilità che il Governo duri e che il “contratto” si realizzi, aumentano ogni giorno di più. Insomma, fra i due la situazione è complicata, ecco perché Luigi Di Maio e Matteo Salvini hanno iniziato una competizione a realizzare prima quella parte del programma più funzionale al proprio elettorato. Di Maio punta sul reddito di cittadinanza, Salvini sulla flat tax, mentre sull’abolizione della Legge Fornero restano distanze evidenti sul come e quando concretizzarla.

Per farla breve, due comandanti al timone non funzionano, ancora di più quando le rispettive basi elettorali non si amano e non posseggono una comune matrice. Come se non bastasse, nei grillini il movimentismo anti-Salvini del presidente Roberto Fico, notoriamente a sinistra, non agevola il compito del vicepremier Di Maio nelle trattative di governo. Siamo quindi di fronte a un quadro tutt’altro che semplice, a testimonianza di quanto un’alleanza fra movimenti alternativi sia non solo innaturale, ma difficilmente sostenibile alla prova dei fatti. Del resto a conferma di questo c’è proprio in queste ore il nodo dei conti pubblici rispetto ai provvedimenti che i due vicepremier vorrebbero attivare nella legge di stabilità. Va da sé, infatti, che i sogni di gloria del contratto di governo, reddito di cittadinanza, flat tax e abolizione della “Fornero”, siano incompatibili con la disponibilità di risorse e con il rispetto dei parametri imposti dall’Unione europea.

Insomma, serve di scegliere una cosa piuttosto che l’altra, andare verso le esigenze grilline oppure quelle leghiste, ecco perché uno è poco ma due sono troppi per governare. Oltretutto l’escamotage di garantire la spalmatura dell’intero contratto nei 5 anni di legislatura non tiene e non convince, sia perché gli elettori confidavano nella immediatezza e sia perché la durata della legislatura in Italia è imprevedibile. Per farla breve, viene a galla la sciocchezza di un programma di governo che anziché essere la sintesi nobile del possibile dei due, quello di centrodestra e quello grillino, si è limitato a fare la somma algebrica delle reciproche promesse elettorali. Ecco perché il ministro Giovanni Tria batte i pugni, ribadendo che le risorse disponibili consentono margini ben diversi da quelli che si annunciano in pubblico e confermando che non ha alcuna intenzione di esporre il Paese ai rischi di una sfida sui parametri Ue da rispettare.

Come finirà? Come si risolverà l’antagonismo fra ragione e passione? Staremo a vedere, di sicuro possiamo dire che forse il ritorno a un sano bipolarismo, uno di qua e l’altro di là, potrebbe essere una buona soluzione.