Difendersi dal partito dei magistrati

Roba da Prima Repubblica”, così da parte del Partito dei Magistrati è stata commentata la reazione di Matteo Salvini ai due colpi che da quella parte gli sono arrivati addosso. Salvini aveva detto parlando dei suoi antagonisti: “Io sono stato eletto e loro no”.

Roba da Prima Repubblica? Ma andiamo! Gli uomini politici colpiti dalla mattanza di quegli anni hanno offerto la gola al coltello sacrificale senza la minima reazione. E non solo quelli che sapevano che, benché avessero agito “secondo la prassi” il Codice penale lo avevano violato. La rassegnazione con la quale di fronte ad accuse assurde certi personaggi si sono prestati a “cercare di cavarsela” senza una parola di protesta, è stato il fatto più rilevante di quella triste e complicata stagione.

Oscar Luigi Scalfaro sembrò, a un certo punto, che volesse reagire ai metodi con i quali si “facevano pentire” gli accusati per ottenere chiamata di correo, confessioni, manifestazioni di resa. Ricordiamoci il discorso del “tintinnar di manette” (con il quale si “imbastivano” i processi). Ma a un certo punto, stranamente ogni velleità di tal fatta scomparve e si “allineò” all’andazzo generale, Non ci furono nemmeno dei Salvini.

Che, in verità, avrebbe dovuto dire che, “se i magistrati si mettono a fare politica invece che giustizia, ricordo che loro non sono stati eletti, io sì...”. Salvini non sembra che abbia ben capito perché ha ragione di protestare, perché la storia del “sequestro di persona per mancata o ritardata accoglienza” contestatagli da un pubblico ministero incompetente per territorio è un episodio in sé grottesco, ma pericoloso perché c’è la palese sopraffazione del potere politico del Governo. Così non pare che, di fronte al sequestro dei 49 milioni di euro, si sia domandato quale “vincolo speciale” dovessero avere i “rimborsi elettorali”, cioè il ritorno nella borsa privata di una norma che la legge considera spesa senza bisogno di dimostrazioni né possibilità di contestazioni. Questo, del resto, è Salvini.

Ma sono altre le occasioni in cui la sua rozzezza ne fa un personaggio che non possiamo sopportare con rassegnazione e perché “è meglio di quegli altri”. Ma le operazioni politico-giudiziarie, contro chiunque messe in atto, ci trovano dalla parte degli “attaccati”, contro, comunque, la magistratura-partito. Senza che l’antipatia e il diverso credo politico ci faccia guardare da un’altra parte. E, a distanza di tanto tempo, non possiamo, fare a meno di dire e ripetere che, ai tempi della Prima Repubblica, magari lo avessimo avuto qualcuno che avesse saputo reagire al golpe di “Mani Pulite”. Anche dicendo “io sono stato eletto e loro no”.