Ne rimane poco o niente

Da quel che si sente e si vede, nella manovra finanziaria, rispetto agli impegni solenni presi, resterà (se resterà) poco o niente. Oltretutto non passa giorno che non si annuncino ipotesi di provvedimenti completamente diversi da quelli annunciati il giorno prima. Siamo insomma in mare aperto, a conferma del fatto che, indipendentemente dalla scarsità di risorse disponibili, la quadra sulle scelte tra grillini e leghisti è difficile e lontana.

Come se non bastasse, le soluzioni che il ministro Giovanni Tria preferirebbe adottare nella legge di stabilità sono totalmente diverse per metodo e filosofia rispetto allo stesso “contratto”. Infatti la rimodulazione delle aliquote Irpef nulla c’entra con la flat tax, così come la conferma del reddito d’inclusione non ha nulla a che fare con il reddito di cittadinanza voluto dai grillini.

Sulla Legge Fornero poi non ne parliamo, si continua a giocare sulla quota 100 dando i numeri, come fossimo al lotto, per potervi accedere e per poter comporre la somma necessaria. La pensione per la gente è carne viva e non ci si può scherzare sopra con mille ipotesi quotidiane, soprattutto dopo aver fatto credere che della “Fornero” non sarebbe rimasto in piedi niente di niente. Oltretutto non esiste solo la cosiddetta quota 100, perché c’è il problema della vecchiaia; che fine faranno tutti i soggetti con 20-30 anni di contributi che non lavorano più e non rientrano nella quota? A quale età potranno andare in pensione? A 62, 63, 64? oppure resteranno sotto la ghigliottina della “Fornero” in attesa di arrivare a 67 anni? E poi che ne sarà della vergogna dell’Ape sia sociale che, peggio ancora, volontaria, resterà oppure (come sarebbe sacrosanto) verrà cancellata?

Insomma, servirebbe chiarezza e trasparenza su tutta la materia, così come altrettanto sarebbe necessario sulla pace fiscale perché anche su questo tema si tocca la necessità di sapere in che modo risolvere le criticità fiscali. Ecco perché raccomandiamo al ministro Tria di mettere almeno la parola fine ai balletti quotidiani di ipotesi per annunciare una volta per tutte come e cosa resterà dei solenni giuramenti fatti in campagna elettorale dai pentaleghisti.