Formigoni libero, per non sprofondare nel ridicolo

Da parte di chi scrive un appello per la libertà per Roberto Formigoni, grazia presidenziale, arresti domiciliari o quant’altro, è a metà tra un esercizio voltairiano e un altro socratico. Data la non particolare pregressa simpatia del personaggio. Ancora vivida l’immagine della storia delle firme false e delle sue diffamazioni contro i radicali che le denunciavano. Ciò detto però - in un Paese che “si scorda” di fare eseguire condanne definitiva in carcere a persone pericolose socialmente come l’omicida di Torino, con il risultato che lo stesso compie ulteriori reati, stavolta tragici - non si può invocare la “galera” solo per i politici corrotti.

Già sul nocciolo della condanna contro Formigoni – ormai definitiva – ci sarebbe molto da ridire, ma purtroppo la giustizia in Italia non ha il Var e “rigore è quando arbitro fischia”. Tenere però un uomo di 72 anni in galera “a marcire” per la gioia di chi si riempie la bocca di queste infami esclamazioni ogni giorno appare esagerato. Questa giustizia e questa certezza della pena sembrano puntuali solo quando c’è un Moloch politico da sacrificare sull’altare del giustizialismo. Per tutti gli altri c’è solo la certezza della prepotenza di chi governa attualmente e speriamo solo pro tempore. La malafede e la disonestà intellettuale di chi vuole Formigoni detenuto per quasi sei anni è del tipo de “anche i ricchi piangono”. Ma l’Italia così sta diventando sempre più simile a un misto tra Venezuela e Corea del Nord. A forza di “riderci sopra”, alle sconcezze di chi ci governa, presto finiremo per ridere sul beneamato.