I tecnici Ue condannano l’Italia: “La procedura d’infrazione è giustificata”

Il Comitato economico e finanziario, cioè i tecnici dell’Eurogruppo ed Ecofin, hanno “condannato” il nostro Paese. Adottando l’opinione sul rapporto della Commissione Ue sul debito italiano, gli sherpa ne hanno approvato il contenuto. È quanto si apprende da fonti Ue. La Commissione aveva concluso che una procedura per debito eccessivo contro l’Italia è “giustificata”.

Intanto, nel governo gialloverde sono due i fronti che si contendono il “primato”: da una parte, Giuseppe Conte e Giovanni Tria, con la “benedizione” del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che rappresentano la linea “trattativista” con l’Ue; dall’altra, Matteo Salvini e Luigi Di Maio, che incarnano la via oltranzista anti-euro.

“La filosofia del governo – scrive in un tweet il premier – rimane sempre la stessa: no all’austerity e no alle misure recessive. Ora massima attenzione sulle azioni concrete per la crescita del Paese e determinati a scongiurare la procedura d’infrazione”.

Il ministro dell’Economia Giovanni Tria, nella sua informativa sull’eventuale avvio della procedura di infrazione all’Italia da parte della Ue alla Camera, ha detto che “l’iniziativa della Commissione di riesaminare la posizione italiana fa parte delle normali procedure di sorveglianza e non in contraddizione con l’accordo trovato a dicembre 2018”.

Tria ha ricordato che “a parere della Commissione Ue il quadro di finanza pubblica non assicura il rispetto della parte preventiva del Patto di stabilità e crescita, la Commissione pertanto ritiene che sia motivata una procedura d’infrazione. La decisione passa ora al Comitato economico e finanziario che si riunisce oggi”.

“Se questo è l’atteggiamento, se ci chiedono una umiliazione formale” in cui “dobbiamo farci vedere inginocchiati e consegnare un qualche tipo di obolo” allora “abbiamo uno Stato che dovrebbe essere in piedi a testa alta davanti a queste persone”. Dopo il discorso di Tria, è intervenuto il leghista Claudio Borghi, Commissione Bilancio della Camera, esortando il ministro dell’Economia a non cedere a una richiesta di manovra correttiva, “a meno che non si chieda formalmente l’umiliazione dell’Italia. C’è buonafede nei nostri interlocutori oppure no? Il fatto che ci venga addebitata una procedura senza precedenti, perché siamo fuori dello zero virgola qualcosa, mi fa sinceramente dubitare della buonafede del nostro interlocutore”.

Rivolgendosi al ministro, Borghi ha aggiunto: “Porti con lei un messaggio forte, che è arrivato dagli italiani, non abbiamo intenzione di mettere nuove tasse. No nuove tasse, no manovre correttive. Non necessitiamo di fare altro, a meno che non si chieda formalmente l’umiliazione dell’Italia, tale per cui dobbiamo farci vedere inginocchiati a consegnare qualche tipo di obolo”.

Mentre i tecnici Ue condannano l’Italia, si registra la dura presa di posizione del presidente uscente della Commissione Ue, Jean-Claude Juncker. “Pensiamo che l’Italia si stia muovendo in una direzione sbagliata, quindi dobbiamo prendere decisioni rilevanti in questo campo, ma penso che l’Italia rischia di essere nei prossimi anni nella procedura per i disavanzi eccessivi”.

In un’intervista a Politico.eu, Juncker ha detto che “l’Italia è l’Italia e ha i problemi dell’Italia, diversi dai problemi degli altri paesi, ma simili sotto certi aspetti, stiamo introducendo queste misure di flessibilità e il riconoscimento delle riforme strutturali, tenendo conto dei problemi dei cicli economici e dei terremoti e di altri problemi. Ma nessuno in Italia lo sa perché il governo italiano dà l’impressione che la Commissione sia contro il Sud Europa e questo è sbagliato”.

Rivolgendosi a Di Maio, Juncker ha invitato il vicepremier grillino di “comportarsi in modo tale da evitare la procedura per deficit eccessiva. Si comporti in modo da avere ragione”. Ma Di Maio è convinto che “la Commissione non andrà fino in fondo sulla procedura”.

Intanto, la Commissione Ue ha un “nome” certo: Valdis Dombrovskis. L’attuale vicepresidente, responsabile dell’euro, è stato designato ufficialmente dal governo lettone come commissario per il prossimo esecutivo Ue. Lo ha annunciato lo stesso Dombrovskis in un tweet. Il vicepresidente è stato anche eletto eurodeputato e nelle prossime due settimane scioglierà la riserva se accettare il posto in Parlamento oppure rinunciare al seggio Ue e restare commissario anche nella prossima Commissione. Ma con tutta probabilità rinuncerà al seggio. Per quanto riguarda il portafoglio, sarà il prossimo presidente della Commissione a decidere se mantenere la carica che ricopre oggi, cioè di vicepresidente responsabile dei conti pubblici, oppure assegnargli un altro incarico.