Dell’Utri libero ma “per ora non vuole uscire”

Da oggi Marcello Dell’Utri è libero. Ha scontato oltre cinque anni di condanna per concorso esterno in associazione mafiosa. I carabinieri hanno consegnato il provvedimento di scarcerazione. L’ex senatore di Forza Italia era atteso verso le 10.30 alla stazione dei carabinieri di Segrate (Milano) per ritirare il decreto di scarcerazione, ma poco dopo quell’ora due militari si sono recati per consegnargli il documento nell’abitazione, intestata alla moglie, a Milano 2, dove da luglio 2018 era ai domiciliari per motivi di salute.

Dell’Utri, a quanto si è saputo informalmente da chi ha avuto modo di parlargli, sta bene e avrebbe intenzione di evitare uscite pubbliche per una decina di giorni. All’ingresso del palazzo di Milano 2, dove l’ex senatore forzista ha ricevuto oggi il provvedimento di scarcerazione, si è radunata una decina fra giornalisti e fotografi.

La casa è in una delle torri del complesso residenziale realizzato negli anni Settanta da Silvio Berlusconi, di cui Dell’Utri era stretto collaboratore e con cui una ventina d’anni più tardi avrebbe fondato Forza Italia. Un complesso di palazzi di colore rosso mattone con appartamenti da 300 metri quadrati in su, non lontano dall’ospedale San Raffaele, immerso in un parco silenzioso, ricco di pini e siepi. Altrettanto curato, con composizioni di piante grasse, un presepe e un albero di Natale, è l’atrio all’ingresso del palazzo, da cui in mattinata sono usciti diversi condomini e domestici, decisamente restii a parlare o dare informazioni di alcun tipo su Dell’Utri. “Ha pagato solo lui per il sistema. Era troppo buono, altri erano più colpevoli di lui”, si è limitato a osservare un anziano residente del palazzo.

Nell’udienza del prossimo 12 dicembre, che è a porta chiuse, non è necessario che l’ex senatore da oggi libero, sia presente. In aula ci saranno invece i suoi legali, in particolare Alessandro De Federicis che si occupa dell’esecuzione della pena, e un pm per discutere “sull’attualità” della pericolosità sociale dell’ex senatore il quale non ha però chiuso i suoi conti con la giustizia: per esempio deve affrontare ancora il processo per la cosiddetta trattativa Stato-mafia che in primo grado gli ha portato la pena di 12 anni. La valutazione se sia o non sia ancora socialmente pericoloso è il presupposto per l’applicazione della misura di sicurezza della libertà vigilata e delle relative prescrizioni. Valutazione che spetterà al giudice Giulia Turri che, sul caso, ha già avviato un’istruttoria prevista.