Corbellerie eugenetiche di sinistra

Non saprei se sia un virus della banalità o semplice mancanza di fantasia, ma dopo Corrado Augias, che dalla sua almeno ha la scusante dell’età avanzata, arriva qualche giorno fa Gilberto Corbellini a sostenere che Giorgia Meloni e Matteo Salvini “parlano all’uomo basico, cioè alle persone che non hanno sviluppato sufficienti strumenti cognitivi e morali per tenere sotto controllo le proprie pulsioni più innate”.

Ecco che il buon professor Corbellini ha perso una valida occasione per evitare di dire una corbelleria. Ora quello che vorrei fare non è una difesa d’ufficio né per la Meloni né per Salvini, non è mio compito, ci pensano da soli con i loro rispettivi uffici stampa, ma mi piacerebbe far notare a chi legge innanzitutto il “razzismo a livello eugenetico” strisciante, esistente nella definizione di “uomo basico”.

Quale sarebbe questo uomo basico? Una sorta di bruto, un essere inferiore, una creatura ancora non evoluta, darwinianamente parlando, magari ancora incapace di esprimersi con fonemi intellegibili e non dotata di pollice opponibile? L’”uomo basico” mi fa sogghignare, anche perché istintivamente penso a un “uomo acido”, suo opposto, magari per il livore, per la frustrazione e l’invidia dei continui fallimenti ottenuti.

Quindi l’ottimo professor Corbellini ci spiega, con dotta chiosa, come l’uomo basico sia colui che “non ha sviluppato sufficienti strumenti cognitivi e morali per tenere sotto controllo le proprie pulsioni più innate”. Appunto, una specie di bestia vagolante, un bruto subumano, un licantropo, un antropoide dominato soltanto dalle sue funzioni primarie: nutrirsi, dormire, defecare e accoppiarsi. Ancora una volta, non so perché, ma sento aggirarsi intorno a me uno spettro che sussurra di “razze superiori”, di “razza eletta”. Mi ricorda qualcosa, ma soltanto perché l’ho letto, non perché ci fossi a quei tempi.

Cos’altro aggiungere… Dovrei sentirmi offeso dall’essere ritenuto privo di “sufficienti strumenti cognitivi e morali per tenere sotto controllo le proprie pulsioni più innate”, insieme a molti altri come e migliori di me? Dovrei presentare all’egregio professor Corbellini il mio curriculum vitae? I miei studi in Storia dell’Arte? I miei libri, dei quali nessuno mai pubblicato a proprie spese? Le mie conferenze? I miei spettacoli? I miei articoli?

Corbellini parla di “pulsioni”, io di “ben dell’intelletto”, lui di “uomo basico”, io di Uomo tout court, quell’Uomo che è centro dell’Universo creato, perno tra la Terra ed il Cielo, quella figura così fragile e al tempo stesso tanto potente da essere inscritta e mai rinchiusa in un cerchio perfetto e in un quadrato immobile e che ha saputo creare arte e bellezza, musica meravigliosa, sublimi architetture, poesia e libri immortali. Questo è l’Uomo, professor Corbellini, né più né meno, né basico né superiore, soltanto Uomo.