Un dovere dello Stato: sostenere l’editoria in crisi

Scongiurato fino a giugno il commissariamento dell’Istituto di previdenza dei giornalisti, con il decreto “Milleproroghe”, si apre il cantiere editoria. Una riflessione e una sfida che coinvolge tutti i segmenti del settore: editori, giornalisti, tipografi, distributori, edicolanti, lettori. Sul sistema editoriale in crisi si sono fatte, purtroppo, molte “chiacchiere” e pochi fatti. Da tempo si discute e si parla di riforme, di pacchetti di misure per sostenere un settore vitale per la democrazia e il pluralismo.

Si dice che serva una riforma organica. Ma da almeno un decennio si assiste ad una crisi profonda e in qualche aspetto inedita rispetto ad altri momenti di difficoltà a partire da quello del passaggio dai sistemi a caldo (piombo e linotype) all’attuale utilizzo delle tecnologie digitali. E’ quella che attraversano i giornali quotidiani, i settimanali, i periodici e in qualche modo anche le televisioni e le radio generaliste. Una crisi di sistema e di struttura.

Le vendite in edicola sono precipitate, gli italiani non sono portati a leggere in metro, in treno, sui bus come avviene in altri Paesi come Usa, Giappone, Gran Bretagna, Germania, i paesi nordici. I giovani non comperano o prendono in mano un quotidiano “cartaceo” preferendo leggere le notizie su Internet, smartphone, sui social network. La confezione e l’organizzazione dei giornali non risponde più alle esigenze moderne. In edicola arrivano notizie ormai superate da ore. Da ciò si ricava il parziale successo della stampa on-line.

Il Governo e il Parlamento hanno finora preferito affrontare i vari aspetti dell’editoria dal punto di vista di come riuscivano a tirare l’acqua al proprio mulino (elettorale e consenso), erogando dei piccoli aiuti finanziari sottoposti a vincoli burocratiche, le cui leve di gestione erano in mano agli uomini di Palazzo Chigi. E’ cambiato con il Governo Conte 2 il sottosegretario all’editoria. Il giovane Andrea Martella ha iniziato in maniera più soft dei predecessori annunciando per i prossimi mesi “un organico intervento legislativo di riforma di tutti gli strumenti, diretti e indiretti, di pubblico sostegno all’editoria”.

Finora c’era un blocco ideologico contro l’utilizzo di finanziamenti pubblici all’editoria essendo questo un settore eminentemente privato. Per rimuovere questo preconcetto c’è voluta forse la più grave crisi del settore degli ultimi 40 anni (la legge dell’editoria firmata dal presidente Sandro Pertini è del 1981. La legge istitutiva dell’Ordine è del 1963. Le disposizioni sulla stampa sono del 1948 e l’articolo 21 della Costituzione nell’ambito dei fondamentali diritti di libertà è del 27 dicembre 1947 (firmata da Enrico De Nicola e controfirmata da Umberto Terracini presidente dell’Assemblea costituente e dal premier Alcide De Gasperi).

Nella Manovra di Bilancio 2020 sono contenute alcune misure come il congelamento per l’anno in corso della riduzione dei finanziamenti all’editoria, lo stanziamento di 20 milioni di euro all’anno per promuovere la lettura di quotidiani nelle scuole, l’estensione del bonus cultura per i diciottenni che acquistano quotidiani e l’estensione del tax credit per le edicole. Un capitolo a parte sono le norme sui prepensionamenti che per ora sono stati sopportati soltanto dall’Inpgi che per questo fa registrare bilanci in rosso. Si va rafforzando piano piano la convinzione che l’intervento pubblico a sostegno dell’editoria e del sistema dell’informazione non è un regalo ma è la base, nei momenti di crisi del settore, della difesa e del rispetto del pluralismo.