La guerra al gender è un dovere

Ha fatto scalpore l’uscita del presidente della Regione Emilia-Romagna, Stefano Bonaccini, sulle cure gratis ai transessuali. In Emilia-Romagna il cambio di sesso sarà a spese dal Servizio sanitario regionale. A tutti coloro che vorranno cambiare la propria natura saranno fornite gratuitamente le cure ormonali. Inoltre il supporto della Regione si estenderà anche ai familiari dei soggetti con disforia di genere, i quali potranno partecipare a tutte le iniziative per le persone gay, lesbiche, transessuali, transgender e intersex. Fissate bene questi termini, perché questa è la nuova composizione sociale secondo la sinistra. E, badate, che le cure sono accessibili anche per i minori, cioè sarà possibile cambiare sesso fin da bambini. Non è troppo per continuare a tollerare?

La notizia ha colpito perché nelle stesse ore le agenzie di stampa dettavano altre due notizie riguardanti raccapriccianti casi di cronaca: l’omicidio efferato dei due fidanzati di Lecce per mano del giovane ex convivente e il suicidio dell’undicenne di Napoli, che si è lanciato dall’undicesimo piano a causa dei giochi autolesionistici del web. La contestualità tra l’annuncio di Bonaccini e l’orrore della cronaca non è passata inosservata, perché di fronte al dolore e allo sgomento ci si sarebbe aspettati un altro momento per la propaganda alle politiche Lgbt.

Invece, il fluido governatore piddino ha premeditatamente lanciato le novità per i transessuali come una provocazione. Proprio così, provocazioni su provocazioni sempre più estremiste. La sinistra delle nuove frontiere dell’identità, temendo eventuali spinte involutive, affretta il processo di trasformazione attraverso prese di posizione e provvedimenti stringenti.

D’altro canto, quale altro argomento forte possono vantare? Ha detto bene Marcello Veneziani nel suo editoriale sull’Enciclica di Papa Bergoglio che l’uguaglianza e la fraternità a cui si rifanno la Chiesa bergogliana e la sinistra immigrazionista non sono quelle della dottrina e di molti santi, piuttosto si avvicinano agli ideali delle Rivoluzione francese che introdussero il Terzo Stato così come oggi si cercano introdurre le identità Lgbt accanto a quelle biologiche tradizionali, oltre alla sostituzione etnica per produrre caos contro il conservatorismo tradizionale. L’operazione infatti non è solo quella di garantire tolleranza e tutela contro le omo-trans-fobie, ma piuttosto ribaltare l’assetto sociale universale per affermare accanto alla natura uomo-donna le altre nature. Cioè l’avvento del nuovo ordine mondiale del potere ateo, marxista e transessuale.

A mio parere questo processo ha un committente in alto, nelle gerarchie vaticane degli scandali pedofili e della corruzione, dove si pensa di celare il male della Chiesa nella percezione estesa dell’omosessualità con sostegni poderosi alle lobby Lgbt e con il sodalizio con una sinistra deviata in queste pratiche nel caos della pandemia e della globalizzazione. Fin qui la sinistra, e il potere oscuro che la finanzia, ha fatto e disfatto senza incontrare quasi nessuna seria opposizione, così che chiunque abbia espresso dissenso è incappato nell’accusa di razzismo e intolleranza. È del tutto mancato il dibattito biologico, sacro, serio sulle diversità. Ma siamo certi che queste aperture siano la volontà della maggioranza degli italiani e che rispecchino il profilo culturale ed identitario del nostro Paese, oltre che religioso? Oppure la maggioranza artificiosa e la guerra alle urne sono la dimostrazione che è in atto un colpo di mano?

Se siamo arrivati fin qui è dipeso dalla tiepidezza, superficialità e faciloneria con cui il centrodestra ha derubricato la questione. I leader dell’opposizione, da Matteo Salvini a Giorgia Meloni, si sono affermati genericamente contro l’immigrazione e contro le politiche stataliste, ma non hanno corrisposto un programma forte e incisivo che stabilizzasse l’umanità sui ragionevoli principi eterosessuali per respingere le devianze. Sono stati al gioco e non hanno mobilitato intellettuali, storici, professionisti, ma anche donne e giovani, cioè l’elettorato diffuso, a fare quadrato.

Chi dice che omo, lesbo, trans siano benedetti e che sia sana la società che propongono? Le critiche post-regionali hanno aperto riflessioni e dibattiti e nei tre partiti fanno sapere che il metodo per le prossime Comunali punterà a nomi della società civile. Uno scossone è in atto. Ma non basta. Occorre un “patto dei valori”, che ristabilisca il credo sociale e morale in cui la società flagellata dagli estremismi possa riconoscersi. La guerra al gender è un dovere.