Diciamoci la verità ci aspettavamo altro con Mario Draghi mentre fino ad ora di grandi cambiamenti non ne abbiano visti. Anzi, a dirla tutta c’è delusione, a cominciare dalla squadra dei ministri. Ma peggio ancora è la conferma di Domenico Arcuri, che la dice lunga sui condizionamenti e sui vincoli che pure Draghi, purtroppo, dovrà portarsi dietro. Del resto, anche dal Consiglio dei ministri di ieri è uscito fuori una copia e incolla di continuità con il Conte bis e, se possibile peggiore, visto che non solo resterà tutto chiuso fino alla fine di marzo ma alcune restrizioni sono addirittura maggiori, alla faccia del cambiamento.

Ci aspettavamo una cesura col passato, un segno alternativo rispetto ai Dpcm precedenti, per esempio sugli esercizi chiusi dalle 18 in poi. Così, come cinema e teatri, speravamo che almeno Draghi – pur confermando il coprifuoco delle 22 – ne consentisse almeno l’apertura fino a quell’ora. Insomma, l’abbiamo detto e ridetto che permettere ai ristoranti, bar e pizzerie di stare aperti di giorno e vietargli altrettanto la sera è una scriteriatezza incomprensibile alla logica e ingiustificabile all’economia, per non parlare degli effetti sulla psicologia sociale. Perché qui si fa finta di non capire che le coercizioni socio-economiche, mentre funzionano solo in parte contro il virus, funzionano in tutto contro la stabilità emotiva, psicologica e neurologica. Il pensiero dei debiti, del lavoro, della famiglia da mantenere, della bottega da salvare, deteriorano tanto il portafoglio quanto e più la testa. Prima o poi si dovrà capire questo allarme sociale.

Ecco perché ci sorprendiamo che tecnici, medici e scienziati non si rendano conto del clima infame e pericoloso che si è andato instaurando Dpcm dopo Dpcm. Eppure per capire basterebbe leggere la cronaca nera dagli omicidi, femminicidi, suicidi, devianze criminali che sono in pericoloso aumento. Per questo, da Draghi ci aspettavamo un segno netto di cambiamento: via tutti i precedenti e dentro una squadra nuova di zecca, così come la modifica sulle chiusure degli esercizi aziendali e commerciali e un impegno immediato sui tempi e sulle dimensioni dei ristori, oltre che chiarezza sulla vergogna del caos vaccini creata dai giallorossi.

Al contrario, abbiamo assistito ad una continuità totale: si tratta di un brutto segno di prosecuzione delle scelte giallorosse, quelle che ci hanno portato nella crisi che viviamo. Si tratta, soprattutto, del segnale dei condizionamenti per via delle contrapposizioni politiche della maggioranza, nonostante le invocazioni del colle alla solidarietà. Ecco perché abbiamo scritto che Draghi può avere un risultato e un senso pieno solo con una carta bianca in mano, altrimenti pattinerà tra il meglio e il peggio di una maggioranza di contrari esasperata dai conflitti interni e dai risentimenti degli schieramenti. Un pasticcio che si è iniziato a vedere proprio con la continuità rispetto al Conte bis.

Viene da chiedersi che succederà sulla giustizia, fra il forcaiolismo della sinistra erede di quel “criminale” di Palmiro Togliatti e dei grillini, e il garantismo del centrodestra. Sul fisco, tra lo spirito aguzzino, usurario e sanguisuga del centrosinistra e quello liberale einaudiano del centrodestra. Sulla nullafacenza di Stato, fra il clientelismo e l’assistenzialismo elettorale della sinistra e lo stato minimo ed efficiente del centrodestra. Adesso si dirà che per il bene supremo del Paese tutti faranno uno stop, per trovare una comune sintesi. Ma non è vero, sia perché nessuno farà in realtà passi indietro sui temi caldi, sia perché quando si cerca una sintesi politica fra opposti ciò che si trova per risultato è sempre un Frankenstein. Basterebbe pensare alle leggi elettorali uscite da confronti e sintesi comuni, una serie di schifezze tali che si continuano a cambiare perché non vanno bene. Insomma, un Governo funziona davvero, indipendentemente dal colore, solo in due casi: quando ha una maggioranza chiara coesa e forte scelta dal popolo, o quando per “delega in bianco” si affida ai tecnici in una fase emergenziale per risolvere un problema nazionale economico e sociale prima di tornare alle urne.

Ecco perché da quello che vediamo si è scelta la via peggiore e più rischiosa. Oltretutto, se fallisse Draghi i mercati ci ridurrebbero in brandelli in un minuto. Per farla breve, non si è fatto votare contro ogni logica democratica e costituzionale e peggio ancora si induce Draghi a seguire un percorso che siamo certi lui farebbe diverso. Siamo di fronte all’ennesimo Frankenstein, i grillini e Forza Italia, Laura Boldrini con Matteo Salvini, il Partito Democratico col suo nemico Matteo Renzi. E per colmo un premier straordinario per capacità e competenza che viene indotto a confermare Arcuri, ex attori, ministri per caso, tecnici in vacanza. Mentre sui sottosegretari la guerra e le rappresaglie sono in corso, fate voi.

Noi, nonostante preferissimo di gran lunga il voto, abbiamo applaudito Draghi, per stima e convinzione. Abbiamo sostenuto la necessità di una maggioranza – la più vasta – e aperto un credito politico all’ultima spiaggia. Ma la condizione avrebbe dovuto essere quella di una piazza pulita e di una delega fiduciaria su scelte e programma. Fino ad ora non è così, se non cambiasse sarebbe un guaio grave. Per questo, come promesso, vigileremo eccome. Caro Draghi, dacci dentro e soprattutto hic Rhodus, hic salta.