O il piano Draghi o la fine

I neo-ministri del governo di Mario Draghi sono 23: 8 donne e 15 uomini. L’infornata di sottosegretari sarà di altri 42. Secondo le quote: 10 ai grillini, 8-9 a Lega e Partito Democratico, 7 a Forza Italia, 2 a Italia Viva, 1 a Liberi e Uguali e agli altri partitini. La battaglia è per la poltrona numero due del Viminale, delle Finanze, delle Infrastrutture, dell’Agricoltura e dell’Istruzione, sui cui Matteo Salvini ha messo gli occhi. Forza Italia non vorrebbe perdere la vicepresidenza della Camera, liberata da Mara Carfagna nominata ministro per il Sud e la Coesione. E poi ci sono tutte le altre ambizioni del toto nomi. L’elefantiaca macchina della “burocrazia” parte da qui, dalla mole di dicasteri, di vice, di segretari, di funzionari, di uffici stampa e del personale, interi palazzi occupati, decine di auto blu, benefit di ogni genere e privilegi a sbafo. Poi vengono le task force, i comitati, i commissari, insomma una moltiplicazione di ruoli e una valanga di sprechi.

Per un Governo di emergenza nazionale e unità, destinato a durare il tempo necessario, era indispensabile questa parata? Per il massimo che si riuscirà a fare, se si riuscirà a fare, cioè le vaccinazioni, il Recovery plan, l’avvio della Transizione ecologica, del piano energia e delle infrastrutture digitali, non bastavano i ministri essenziali coordinati dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio, quel Roberto Garofoli scelto dal professor Draghi? I partiti avrebbero potuto dare un segnale di responsabilità, invece costi iperbolici. Ogni successione di governo costa milioni e questa è la quarta. Estremizzando, sarebbero bastati Roberto Cingolani alla Transizione ecologica, Daniele Franco all’Economia, Enrico Giovannini alle Infrastrutture e Vittorio Colao all’Innovazione tecnologica oltre una task force sanitaria, e poi elezioni.

Capisco la liturgia di formare un governo effettivo, ma questo doveva essere un esecutivo speciale. Invece “dentro tutti”, è partita una sarabanda con il manuale Cencelli, utile solo alla partitocrazia, in cui neppure i “taglia tutto” grillini si sono frenati. Era necessario istituire nuovi dicasteri? Indispensabile quello alla “disabilità”? Alla disabilità non serve forse il miliardo e mezzo del Recovery plan? Dal “clientificio” al “nominificio”. Anche se occorre far notare il ruolo più prudente di Forza Italia e Matteo Renzi in disparte a studiare le svolte di Italia Viva. Fanno bene perché, come ha chiarito Draghi, quando usciremo da questa pandemia il lavoro e le economie non saranno mai più quelle di prima. Questa è l’emergenza.

Avete visto il rover Perseverance, il robot ultra sofisticato appena sbarcato su Marte? Con le sue 23 fotocamere, i due microfoni laser infrarossi, lo spettometro a ultravioletti e il radar dei sensori del Moxie, che estrae ossigeno e anidride carbonica? I marxiani sono esistiti. E se una staffetta di nazioni si avvicenderà sul Pianeta Rosso fino al 2031, è per capire cosa sia accaduto agli estinti. Informazioni utili al nostro presente se vogliamo un futuro. Per questo Super Mario insiste sulle tre direttrici della modernità. Nel breve l’intelligenza artificiale sostituirà il lavoro di milioni di uomini, per cui 2 miliardi avranno ancora competenze e 5 miliardi saranno disoccupati. Ricollocare 5 miliardi di persone è un’impresa titanica. Altro che i ristori, la cassa integrazione e il reddito di cittadinanza. Occorrono competenze nuove, una mentalità diversa e, come il neo-premier si è affannato a far dire, i giovani vanno indirizzati verso materie specifiche. Non c’è tempo per fare i conti tra fascisti e comunisti.

I dati sui quali dobbiamo attestare idee, valori, aspirazioni sono quelli esposti da Ersilia Vaudo, astrofisica, chief Diversity dell’Esa (European space agency), chiamata dal presidente Stefano Boeri a dirigere la XXIII edizione della Biennale dedicata a “Lo sconosciuto”. Come ha spiegato Vaudo, commentando la nomina, “conosciamo solo il 5 per cento dell’universo e il 5 per cento degli oceani, cioè siamo immersi nell’ignoto, che rappresenta la grande sfida dell’uomo”. Scoperte che avranno valenze dirette e indirette sulla nostra vita, su come irrigare i deserti, ripulire gli oceani e costruire scuole per analfabeti, un mare di soluzioni oggi impensabili. La scienza non implementa solo la scienza, aggiorna la società, la cultura, l’arte.

Se vogliamo risolvere le piaghe che ci affliggono la risposta va cercata nelle nuove discipline. Per questo Jeff Bezos e Elon Musk – i due maggiori plutocrati americani – hanno puntato sullo spazio e sugli studi biologici. Per questo passaggio servono partiti moderni, quelli attuali sono da naftalina. Quindici scienziati italiani, tra cui fisici, immunologi e anche etici, hanno scritto a Mario Draghi un appello per sollecitare lo stanziamento di 15 miliardi (il 7 per cento del Next Generetion Eu) più un miliardo l’anno fino al 2025, per arrivare allo 0,75 del Pil, l’attuale percentuale di Francia e Germania. Lo stanziamento porterà all’impiego di 75mila ricercatori e di 25mila nuovi ricercatori. L’Italia è uno dei Paesi più vecchi e indebitati d’Europa dalla gioventù sprecata, una dilapidazione di talenti che nella fuga all’estero lasciano scoperti benessere, welfare, pensioni e debito. Se vogliamo salvare l’Italia, dobbiamo corrispondere l’upgrading del piano Draghi, limitare gli sprechi e fare subito.