La “simulazione” della pandemia

Qualcuno ha trovato il coraggio di scrivere che la pandemia da Covid-19 è stata “preannunciata” da una “simulazione” estremamente dettagliata e con uno sconcertante anticipo di soli pochi giorni rispetto alla data ufficiale di inizio pandemia che risale ai primi di novembre del 2019, a Wuhan. Infatti, risulta che il 18 ottobre 2019, a New York, è andata in scena una curiosa “simulazione” che da lì a qualche giorno sarebbe diventata maledettamente reale. In particolare, “Event 201 Pandemic Exercise” ha simulato un’epidemia di un nuovo Coronavirus trasmesso, inizialmente, dai pipistrelli ai maiali e poi alle persone, divenuto facilmente trasmissibile anche tra persone e che avrebbe condotto ad una grave pandemia (!). L’agente patogeno, modellato sullo schema della Sars, risulta trasmissibile, soprattutto, da persone con sintomi lievi (?). Potremmo già fermarci qui.

Ma cosa è “Event 201”? Si tratta di una “simulazione” organizzata dal Johns Hopkins Center for Health Security in collaborazione con il World economic forum e la Bill and Melinda Gates Foundation. Sul problema che potesse scoppiare, da un momento all’altro, una pandemia globale, Bill Gates – il vero “padrone” dell’organizzazione mondiale della sanità ed in ottimi rapporti anche con il presidente cinese Xi Jinping – stava già lavorando da tempo e ciò è confermato dal suo intervento ad una conferenza svoltasi nel 2015 a Vancouver. Queste le sue parole, incredibilmente profetiche: “Quando ero un ragazzo, il disastro di cui ci preoccupavamo era la guerra nucleare. Oggi la più grande catastrofe possibile non è più quella. Se qualcosa ucciderà 10 milioni di persone nelle prossime decadi, è più probabile che sia un virus molto contagioso e non una guerra. Non missili ma microbi”. Questa curiosa “cronaca di una pandemia annunciata”, desumibile dalle parole di Bill Gates pronunciate a Vancouver, è stata oggetto di un nostro articolo pubblicato su questo giornale il 18 maggio 2020.

È davvero sconcertante il silenzio mediatico intorno al fatto che lo scoppio della pandemia “vera” sia stato preceduto da una “simulazione” della medesima avvenuta solo qualche giorno prima, perché ce ne sarebbero di cose da chiedere agli organizzatori della “simulazione”. Invece, sembra che sia stato steso sopra un autentico velo, anche se c’è stato qualcuno che ha avuto il coraggio di pubblicare qualcosa. In effetti, come raccontato dal coraggioso Corriere, non certo della Sera, ma del Ticino, del 16 marzo 2020: “L’esercitazione andata in scena a New York il 18 ottobre 2019 mirava ad illustrare le aree in cui saranno necessarie partnership tra pubblico e privato per rispondere ad una grave pandemia e ridurre le conseguenze economiche e sociali su larga scala. È poi del 31 dicembre l’allarme lanciato dalla Cina che ha informato l’Oms di possibili casi di una malattia simile alla polmonite, la cui causa era però sconosciuta. Da lì a poco sarebbe stato individuato il focolaio di Wuhan ed il resto della storia è, purtroppo, noto. Sul sito dedicato ad “Event 201”, si legge che negli ultimi anni, il mondo ha visto un numero crescente di eventi epidemici, pari a circa 200 all’anno, in progressivo aumento e con perturbazione per la salute, l’economia e la società. La gestione di questi eventi mette a dura prova la capacità globale, anche in assenza di una minaccia pandemica. Gli esperti concordano sul fatto che sia solo una questione di tempo (poche ore, in realtà, ndr) prima che una di queste epidemie diventi globale con conseguenze potenzialmente catastrofiche. Una pandemia grave che richiederà un’affidabile cooperazione tra governi nazionali e le principali istituzioni internazionali”.

Il Corriere del Ticino entra poi nel dettaglio ed è davvero sorprendente apprendere che: “Event 201 ha immaginato uno scenario reale e ben dettagliato con la malattia che inizia a svilupparsi in alcuni allevamenti di suini in Brasile, diffondendosi, prima, in modo lento e poi più rapidamente. Quando inizia il contagio tra persone nei quartieri a basso reddito e densamente popolati di alcune delle megalopoli del Sud America, l’epidemia esplode. Viene esportata prima in aereo verso il Portogallo, gli Stati Uniti e la Cina (chissà perché Cina e Usa sono stati messi l’uno di seguito all’altro, accomunati anche nella simulazione, ndr) e poi in molti altri Paesi. Anche se, all’inizio, alcuni Paesi sono in grado di controllarla, poi continua a diffondersi, ad esser ritrasmessa e, infine, nessun Paese riesce più a gestirla. Non c’è alcuna possibilità che il vaccino sia disponibile prima dell’anno” (simulazione profetica anche su questo dato, visto che, di solito, ce ne vorrebbero almeno 5, ndr).

“Esiste un farmaco antivirale fittizio che può aiutare i malati, ma non limita in modo significativo la diffusione della malattia. Poiché l’intera popolazione umana è suscettibile di contagio, nei primi mesi di pandemia il numero di casi aumenta in modo esponenziale, raddoppiando ogni settimana. E mentre casi e decessi si accumulano, anche le conseguenze economiche e sociali diventano sempre più gravi. Lo scenario ipotizzato da “Event 201” si conclude in un arco temporale di 18 mesi e con 65 milioni di morti. La pandemia comincia a rallentare a causa della diminuzione del numero di persone suscettibili e continuerà a propagarsi fino ad un efficace vaccino o fino a quando l’80-90 per cento della popolazione mondiale non sarà stata esposta”.

Il prezioso contributo fornitoci dal Corriere del Ticino obbliga a qualche riflessione perché l’aver simulato, negli Stati Uniti, la pandemia in modo così dettagliato qualche giorno prima che scoppiasse realmente in Cina, è un qualcosa che lascia sgomenti. Senza aderire a teorie negazioniste, eccessivamente ignoranti, diventa, tuttavia, legittimo dubitare della versione ufficiale della pandemia reale che ha individuato la catena di trasmissione del Covid-19 in pipistrello-pesce-uomo mentre, nella “simulazione”, la catena è pipistrello-maiale-uomo, perché questo assomiglia molto ad un copia e incolla.

Si può anche ipotizzare che questa “simulazione” altro non fosse se non un estremo tentativo da parte di qualcuno dal cuore buono di provare a prevenire una catastrofe mediante lo studio di dati scientifici suscettibili di approfondimento, ad esempio, sulla crescita esponenziale dei contagi o sul fatto che gli asintomatici fossero vettori importanti di trasmissione del virus. Ma se è andata davvero così, come mai il Partito Comunista cinese, in ottimi rapporti con l’Oms e con Gates, si è comportato in modo così irrazionale, nascondendo inizialmente lo scoppio della pandemia e rifiutandosi categoricamente di fornire un contributo per capire cosa sia realmente successo all’interno del laboratorio di Wuhan? Era suo preciso interesse dimostrare la propria estraneità ai sospetti sul possibile “incidente di laboratorio”, anche perché solo qualche giorno prima, non a Pechino, ma a New York qualcuno aveva dettagliatamente “simulato” la pandemia da Covid-19 e l’incrocio di questi fatti rende la vicenda ancor più misteriosa.

Infatti, non risulta che la Cina abbia mai ufficialmente chiesto spiegazioni sul perché la fondazione Bill Gates abbia organizzato a New York una “simulazione” che, qualche giorno dopo, si è, di colpo, materializzata in casa sua, a Wuhan. E l’origine del virus continua ad essere avvolta nel mistero più totale proprio perché è la Cina a non voler offrire alcun tipo di collaborazione per chiarire la sua origine. A conferma, lo scorso 5 marzo 2021, l’Oms ha chiesto alla comunità internazionale un supplemento d’indagine sul laboratorio di Wuhan. Lo scrive il Wall Street Journal che riferisce di “una lettera aperta inviata da una ventina di scienziati che chiedono una nuova inchiesta perché il team dell’Oms che si trovava a Wuhan il mese scorso non ha potuto indagare sulle possibili fonti del virus, inclusa la possibile fuga di laboratorio”. Dal canto suo, il “Johns Hopkins Center”, interpellato qualche mese fa dai media americani, in particolare da Us Today, su come avesse fatto a “prevedere il futuro”, ha tenuto a precisare, in una nota, che “gli input usati per modellare l’impatto del virus fittizio usato nella simulazione non sono simili a nCoV-2019”.

Non sappiamo in cosa consistano questi “input” diversi tra “simulazione” e pandemia reale, ma la sostanza non muta, dal momento che è stata minuziosamente raccontata una catastrofe in anticipo ed il mondo intero avrebbe il sacrosanto diritto di saperne di più. Casualmente, la simulazione ha anticipato, perfino, che il vaccino sarebbe stato approntato nel giro di un anno quando, normalmente, sono necessari dai 5 agli 8 anni. È evidente che qualcuno si sta approfittando di questa drammatica situazione per saziare la propria sete, ovviamente, sempre la stessa, cioè, denaro e potere. “Abbi il coraggio di servirti solo e soltanto della tua propria intelligenza”, suggerisce, in proposito, l’insegnamento di uno dei più importanti pensatori di tutti i tempi, il grande filosofo illuminista tedesco Immanuel Kant, nella sua celebre “Risposta alla domanda: che cos’è l’illuminismo”.