Draghi come Papandreou: l’Italia si prepara al fallimento

Il Governo Draghi ha certamente deluso e mortificato gli italiani, ma va detto che non ha nemmeno soddisfatto i suoi sponsor internazionali. Infatti, Supermario sarebbe stato accusato dalle banche d’affari di non aver avuto il coraggio di varare le misure draconiane auspicate dai mercati, tese a liberare l’Italia (soprattutto gli italiani) dai loro patrimoni. I mercati punterebbero già sul successore, ovvero sul supertecnico della finanza che gestirà l’Italia da ottobre 2022 a primavera 2023: un Governo che, probabilmente, vedrà riconfermare alcuni membri dell’attuale. E sarebbe previsto anche l’incarico a personalità oggi in sella ad organismi internazionali (Onu, Nato, Banca centrale europea, Unione europea, Banca Mondiale, Fondo monetario internazionale, Fao).

Le prime misure forti che prenderebbe il successore sarebbero la famigerata “superpatrimoniale” e la reintroduzione della tassa di successione su ogni bene immobile o depositi e titoli. Per gli immobili la si potrebbe sintetizzare così: gli eredi, a cospetto d’una esosissima tassa di successione (oltre il cinquanta per cento del valore catastale del bene), potranno scegliere se pagare o accettare di divenire meri usufruttuari dell’immobile, che lo Stato italiano conferirebbe al fondo dell’Onu per iniziare a destinare risorse al reddito universale di cittadinanza (il progetto d’una povertà globale sostenibile). È stato calcolato che la misura entro una ventina d’anni porterebbe la percentuale dei proprietari di casa sotto il sei per cento, soprattutto eliminerebbe la consolidata abitudine italiana al risparmio di danaro. Un programma che certamente il Nuovo ordine mondiale intende estendere in tutti i paesi del Primo mondo (Usa e Unione europea) e che entro il 2030 porterebbe già ad erogare il reddito mondiale di cittadinanza ai paesi di Terzo e Quarto mondo.

Ovviamente, non rientrerebbero nel programma mondiale i cittadini di Stati come l’Italia. Per questi ci sarebbe solo il reddito di cittadinanza nazionale. Perché un cittadino italiano (diciamo europeo) possa entrare nel programma insieme a un suo omologo nigeriano o keniota pare necessiti attendere fino al 2050, quando l’intero Pianeta potrebbe aver raggiunto una sostenibilità vicina al novanta per cento. Un programma arduo, che vedrebbe l’Italia immediatamente capofila in questa sperimentazione che si riassume nello slogan “happy not to have a home” (felici di non avere casa). È il cosiddetto passaggio da una società fondata su produzione e proprietà al sistema futuro basato solo sull’uso dei servizi.

Ovviamente cedere casa al progetto non significherebbe certo eludere i costi: infatti, non possedere più il bene implicherebbe dover pagare un canone di locazione per la casa di cui si era prima proprietari, i tanti usufruttuari dovranno comunque corrispondere l’Imu e le tasse sul reddito generato dall’immobile. Di questo futuro fatto di servizi e “povertà sostenibile” ne ha parlato anche il Tg3 Rai del Friuli in un servizio poi divenuto virale sulla rete. La domanda che si porranno molti italiani è perché Mario Draghi non abbia varato una dura politica di dissuasione del mercato immobiliare. È semplice, la moglie e i figli di Supermario hanno di proprietà una lunga lista di beni immobiliari tra Umbria, Roma e Veneto: dalla tenuta a Città della Pieve alla cappella a Noventa Padovana, dal lussuoso appartamento romano di Viale Bruno Buozzi alle ville a Venezia. Tutto di mogliettina e pargoli. E al buon padre di famiglia piangerebbe il cuore, se un giorno non arrivasse nulla ai suoi discendenti e, casomai, finisse tutto nel gran calderone della “povertà sostenibile”.

Quello che percepiranno gli italiani nel periodo tra ottobre 2022 a primavera 2023 sarà una diffusa scarsità di lavoro e danaro e, contemporaneamente, un azzeramento dei valori immobiliari. Sensazione che attanagliava la maggior parte dei greci nel 2009, quando il primo ministro George Papandreou rivelava che i bilanci trasmessi dai precedenti governi greci all’Unione europea erano stati falsificati per garantire l’ingresso della Grecia nell’euro. Dopo quella dichiarazione s’apriva la corsa verso il fallimento dell’Ellade, chi aveva qualche risparmio contante fuggiva e case e terreni non valevano più nulla a causa del peso fiscale che avrebbero dovuto sopportare.

Una dichiarazione similare sarà obbligata a farla il successore di Mario Draghi, che poi dovrà anche dire al popolo italiano “il Paese è fallito, sotto stato d’emergenza da pandemia e da guerra è stato raddoppiato il debito dell’Italia e degli italiani… fuori dai nostri confini stanno decidendo se inserire nel fallimento solo i beni dello Stato o anche quelli dei privati cittadini”. Un qualcosa di già storicamente vissuto, dopo le guerre napoleoniche molti regni del Vecchio Continente versavano in stato fallimentare: valgano gli esempi del Regno di Napoli e dell’Impero d’Austria.

Ma andiamo nel particolare, e perché l’autunno condurrà le agenzie immobiliari a far buona compagnia a officine, carrozzerie e falegnamerie, ovvero nel novero delle attività non più lavorativamente allettanti. A cospetto di questa situazione i partiti politici si comporteranno come oggi con la guerra: diranno pubblicamente di non voler mandar armi in Ucraina, poi dopo l’incontro col premier si convertiranno allo spedire armamenti. Del resto, nessun sistema finanziario fa regali: gli aiuti per ristrutturare case e palazzi sono stati pianificati tra le politiche dell’Unione europea col fine di consegnare immobili efficienti al futuro unico proprietario e gestore. Questo è confermato anche dall’uso dei soldi del Pnrr, che non vanno alle piccole imprese italiane ma vengono impiegati per realizzare la base Nato in provincia di Pisa.

Intanto lo stellone di Mario Draghi si fa sempre più fioco: il premier s’interroga su cosa possa riservargli il futuro, perché sta notando il gelo da parte dei poteri che lo supportavano. In tutto questo parapiglia, ogni categoria privilegiata tenta di mantenere le proprie rendite di posizione: i magistrati scioperano, i diplomatici cercano interlocutori istituzionali nelle stanze dei bottoni, la politica cerca di galleggiare su mefitiche acque, gli imprenditori pregano di vendere e fuggire con i soldi in tasca, i banchieri parlano di moneta elettronica ma si son fatti il “paradiso domestico” (contante, oro e diamanti sotto il mattone), i giornalisti cercano d’intercettare il nuovo padrone. “Tutti a casa” diceva Alberto Sordi nell’omonimo film sul dopo 8 settembre ’43. Oggi la catastrofe italiana non prevede nemmeno quei quattro mattoni.