Catasto e armi, braccio di ferro tra Lega e Pd

Il confronto procede a fatica dentro la maggioranza di governo. I temi che dividono la Lega e il Pd sono ancora l’invio delle armi in Ucraina e la riforma del catasto. Il Nazareno avverte il rischio che si apra una crisi, poiché “uno strappo potrebbe arrivare”. Matteo Salvini, di fronte ai dirigenti riuniti nel Consiglio federale della Lega, non usa mezzi termini: “Il nostro – attacca – è un no convinto a qualsiasi ipotesi di aumento di tasse sulla casa e sui risparmi degli italiani. A Milano si dice: si attacchino al tram”. Enrico Letta ha già detto che ritiene le elezioni anticipate come l’unica strada percorribile. Dal punto di vista dei dem, la linea del Carroccio è ritenuta pericolosa. Matteo Salvini che rinfaccia invece agli alleati che “il governo rischia per i capricci del Pd sullo Ius Soli e il Ddl Zan, e dei 5 stelle che non vogliono i termovalorizzatori”.

Restano nel mirino del Capitano la delega fiscale e la riforma del catasto, insieme alle “persone strane che vogliono tenere ferma l’Italia”: cioè l’Ue, senza tanti giri di parole. Salvini tiene alta la tensione dopo la raccomandazione all’Italia arrivata dalla Commissione europea sulla necessità di “allineare i valori catastali ai valori correnti di mercato”, il che riporta in ballo un dossier complicato.

Secondo il segretario del Pd, “l’opposizione che Salvini sta facendo al governo ha superato il limite. Se si chiede a qualunque cittadino italiano cosa pensi e che impressione abbia su Salvini, la maggior parte dice che, dalle posizioni che prende, la Lega è diventata un partito di opposizione”. Letta pensa “che questa vicenda vada chiarita, vada chiarita nel senso che su tutti i temi principali, ormai, Salvini si comporta come un rappresentante dell’opposizione. È molto più opposizione Salvini di altri che sono veramente all’opposizione”.

Frattanto, Sergio Mattarella ieri ha fatto sentire la sua voce per ammonire come “ritroviamo questi due fronti, queste due visioni culturalmente e moralmente contrapposte, nella inattesa e allarmante condizione provocata dalla guerra di aggressione mossa dalla Federazione Russa all’Ucraina”. Un tema entrato anche nel colloquio a Palazzo Chigi tra Mario Draghi e l’omologo della Bulgaria, Kiril Petkov, con un focus sulla necessità di scongiurare la crisi alimentare in atto e il processo di allargamento dell’Unione europea ai Paesi dei Balcani occidentali.

Matteo Renzi guarda agli scenari sovranazionali per ammonire che “ci vuole la politica per chiudere una guerra che non chiudi sul campo” e torna a spingere per un inviato Ue e Nato “per iniziare i negoziati veri”, ma proprio in ambito italiano che il quadro resta complesso. “Conto che non sia necessario inviare altre armi e lavoro per la pace”, ribadisce per esempio un azionista della maggioranza come Matteo Salvini. A chi gli chiede se la Lega voterebbe contro l’invio di altre armi all’Ucraina, manda a dire che “non c’è nessun voto in programma sulle armi e nessuna fiducia” e marca il fatto che “conto che non ci siano altri invii di armi”.

Giovanni Toti, reduce dall’incontro che ieri il presidente del Consiglio ha avuto con le componenti centriste della maggioranza, sostiene che sia “inimmaginabile non votare la fiducia, con le bombe che cadono sull’Ucraina, la crisi petrolifera ed energetica”. D’altro canto, Antonio Tajani evidenzia da un lato che quelle Ue sono “raccomandazioni, che sono semestrali, non un fatto eccezionale, e non sono vincolanti” ma avverte anche che “sul catasto e, in generale, sulla casa la visione della Commissione europea e di Bruxelles non è condivisibile”.

“A Bruxelles si pensa, in sostanza, di modificare la pressione fiscale nel nostro Paese spostandola dal lavoro ai beni immobili. Noi invece – rivendica il coordinatore nazionale di Forza Italia – diciamo che le tasse vanno abbassate, non spostate di qua e di là, perché l’Italia è uno dei Paesi dell’Ue che le ha più alte”. Sul catasto si chiede di intervenire, spiegando però che non necessariamente ci sarà un aumento delle tasse, “è quello che stiamo facendo, abbiamo raggiunto un accordo col governo che non si tocca, non abbiamo intenzione di modificarlo in nessun punto. Prevede l’emersione degli immobili non censiti ed esclude che si possa tassare la casa più di quanto non avvenga ora. Questo è il punto”.