“Casette dell’amore” in carcere: la politica si spacca

Il diritto all’affettività e alla sessualità dei detenuti, una proposta di legge al Parlamento proveniente dalla Regione Toscana, lo scontro tra centrodestra e centrosinistra. Tema della querelle sono le cosiddette “casette dell’amore”. Nello specifico, all’articolo 28 della proposta, che regola i rapporti con la famiglia, come riportato da Il Dubbio, “si aggiunge il “diritto all’affettività” mettendo un comma che recita: “Particolare cura è altresì dedicata a coltivare i rapporti affettivi. A tal fine i detenuti e gli internati hanno diritto a una visita al mese della durata minima di sei ore e massima di ventiquattro ore con le persone autorizzate ai colloqui. Le visite si svolgono in unità abitative appositamente attrezzate all’interno degli istituti penitenziari, senza controlli visivi ed auditivi”. Come detto, tale norma in realtà era già prevista dai decreti attuativi della riforma dell’Ordinamento penitenziario”.

Subito è infiammato il dibattito sulla questione. Andrea Delmastro, deputato e responsabile Giustizia di Fratelli d’Italia, ha detto: “Arrivano i primi investimenti del ministro Marta Cartabia sul pianeta carcere e sull’edilizia carceraria! Si mette mano alla videosorveglianza? Garantiscono il taser a uomini e donne della polizia penitenziaria? Si costruiscono nuovi istituti? No! Cartabia investe 28 milioni di euro per le casette dell’amore per le relazioni sentimentali e sessuali. Siamo oltre il tragicomico! A ciò si aggiunga che sono riservate ai soli detenuti mafiosi in regime di carcere duro, cioè quelli che non dovrebbero avere contatti con l’esterno per la loro pericolosità sociale. La sessualità del mafioso, assicurata anche per defatiganti 24 ore consecutive, per il governo dei migliori evidentemente riveste carattere di maggiore urgenza rispetto alla sicurezza degli agenti di polizia penitenziaria. Il Movimento Cinque Stelle aveva promesso una Italia a Cinque Stelle, per ora sta realizzando un carcere a sessualità a Cinque Stelle”.

Il senatore leghista Andrea Ostellari, presidente della commissione Giustizia a Palazzo Madama, ha proseguito: “Il Partito Democratico non smette di sostenere iniziative ideologiche ignorando le priorità del Paese. L’ultima in ordine di tempo è la proposta di legge, formulata dal Consiglio regionale della Toscana, con relatrice la senatrice Monica Cirinnà, per l’istituzione delle casette dell’amore in carcere. Proposta che ha ottenuto il parere della commissione Bilancio del Senato, con un impegno di spesa di 28 milioni di euro. Tanto servirebbe per garantire l’esercizio di attività intime ai detenuti. Mi spiace per chi non vuole vedere – è andato avanti – ma i problemi nelle carceri sono altri. I soldi dei cittadini vanno spesi prima di tutto per garantire più personale e più dotazioni al corpo di Polizia penitenziaria, costretto a lavorare sottorganico e, come dimostrano le ripetute aggressioni, in condizioni di grave insicurezza”.

La dem Cirinnà, componente della commissione Giustizia e responsabile nazionale Diritti per il Pd, da par sua, ha sostenuto: “Mi dispiace che il presidente Ostellari, con le sue parole sul ddl di cui sono relatrice sulla tutela dell’affettività in carcere, dia l’ennesimo esempio di benaltrismo, sostenendo ancora l’arretrata visione del carcere come discarica sociale, in cui i detenuti “rifiuti” sono gettati, visione incostituzionale che avvalora l'idea del penitenziario come un luogo in cui carcerati e polizia penitenziaria sono nemici, contrapposti. Non è così, molti agenti lavorano con passione ed umanità e il volerli strumentalizzare per mera propaganda politica dimostra la pochezza di Ostellari e della Lega che sposa da sempre questa linea. In questo modo, peraltro, Ostellari viene meno alla sua funzione di garanzia, propria del presidente – ha terminato – un’interpretazione muscolare della presidenza della Commissione, che purtroppo non è una novità. Garantire l’affettività delle persone detenute, assicurando loro colloqui in ambienti idonei con i familiari e gli affetti più cari (a partire dalle figlie e dai figli), è uno strumento fondamentale per tutelare la loro dignità e rafforzare i percorsi di reinserimento sociale. E anche per sostenere le loro famiglie, che scontano una pena nella pena: non dobbiamo mai dimenticare che l’articolo 27 della Costituzione parla di umanità della pena stessa”.