A Villa Borromeo il “caso Renzi”

Ne parlano Taormina, Maiorano e Capone 

Nell’esclusiva cornice di Villa Borromeo a Firenze (località San Casciano in Val di Pesa) sabato 11 giugno 2022 andrà in scena l’ennesimo appello alla magistratura perché riveli agli italiani tutto l’intrigo che sorregge il “Giglio magico” e l’Open Italia, ovvero le forze oscure ed i poteri occidentali che hanno designato Matteo Renzi quale referente italiano per la cybersicurezza. Moderati dal giornalista Ruggiero Capone, il professor Carlo Taormina e Alessandro Maiorano racconteranno le vicende processuali subite per aver rivelato come è nato il fenomeno Renzi e, soprattutto, per aver denunciato alla magistratura il partito d’affari fiorentino. Alessandro Maiorano racconta nei suoi libri i problemi giudiziari con Matteo Renzi: con la sceneggiatrice Cristina Laziosi sta cercando di ricavarne spunto per il documentario sull’ascesa del fenomeno renziano, che dimostri come il leader di Italia viva sia il punto d’equilibrio delle massonerie bancarie fiorentine e toscane. L’occasione servirà anche a presentare i libri di Maiorano Il Bandito di Firenze, Gli amici di Firenze e Il Diavolo e l’Acqua Santa, in cui si racconta il tessuto economico sociale che ha permesso l’ascesa del “Giglio magico”.

L’incontro permetterà anche il confronto tra il professor Carlo Taormina e Ruggiero Capone sul come Matteo Renzi si fortifichi ma perda anche pezzi importanti del suo consenso, ed il riferimento è anche alla querela presentata dal vicepresidente del Csm David Ermini contro il leader di Italia viva. “Renzi – sostiene Ermini – ha scritto cose false nel suo libro. So tutto su di te, sarà piacevole raccontarlo”. David Ermini avrebbe anticipato l’azione giudiziaria contro Matteo Renzi a seguito delle anticipazioni del libro di Matteo Renzi Il mostro, in cui racconterebbe la propria versione del caso Davigo-Loggia Ungheria. Renzi ammette nel libro Il Mostro l’esistenza “di una loggia segreta che avrebbe impattato sulla vita delle istituzioni”. L’Ansa ricorda che, nell’ascesa da Palazzo Vecchio a Palazzo Chigi, Renzi portava con sé a Roma il fidato amico Ermini: quest’ultimo prima eletto in Parlamento nelle file del Pd e poi alla vicepresidenza del Csm.

Ma cosa ha portato alla rottura? Platealmente quanto detto in un libro, ma nei fatti forse un regolamento dei conti tra Pd ed Italia viva. Renzi parla nel suo libro di “metodo Palamara”. Ma che coperture giudiziarie potrebbe aver garantito “il metodo” al “Giglio magico”? Emiliano Fittipaldi dedica più d’una inchiesta alla Fondazione Open e agli affari segreti dei fedelissimi di Renzi. E le procure avrebbero anche le chat dei comitati d’affari renziani. Il 18 novembre 2021 Emiliano Fittipaldi scrive: “Nelle carte dell’inchiesta sulla fondazione Open anche le chat tra Marco Carrai e Alberto Bianchi, petali del Giglio magico. Un banchiere invita a dare lavoro allo studio Boschi-Bonifazi…. L’ufficio segreto per la propaganda renziana: È una cosa non ufficiale, non voglio usare la mia carta di credito. I rapporti con Tony Podesta e le miniere di litio di Eurnekian, capo di Carrai. Interessa a Enel?”.

“Le carte dell’inchiesta sulla Fondazione Open e sui petali più preziosi del Giglio magico raccontano vizi e peccati del regno di Matteo Renzi”, continua Domani, il giornale di Fittipaldi. Non solo fatti che secondo i pm di Firenze sconfinerebbero nel penale (il senatore di Rignano e Maria Elena Boschi sono accusati di finanziamento illecito, Luca Lotti e l’ex presidente Alberto Bianchi anche di corruzione), ma anche retroscena che descrivono come si muovevano (spesso nell’ombra) i fedelissimi dell’ex premier”. E poi ci sono le coperture istituzionali, la cybersicurezza: Fabio Pammolli è il professore di Economia che nel 2016 diventa regista della “macchina della propaganda renziana sulla rete” (usando le parole di Fittipaldi). Alla “macchina” lavora anche l’ex hacker Andrea Stroppa, da tempo consulente di Carrai.

“I consiglieri di Open – ricorda Fittipaldi – sembravano muoversi su dossier di ogni tipo e forma. Discutono delle nomine della Fondazione Cr Firenze di cui Carrai è membro del Cda… incontrano politici di sinistra e destra (anche il leghista Armando Siri), o imprenditori come Tony Podesta, potente lobbista americano e fratello di John, consigliere di Barack Obama e presidente della campagna elettorale di Hillary Clinton e sponsor del Giglio magico alla Casa Bianca”. Quello che si chiedono Capone, Taormina e Maiorano è che s’appuri una verità storica, e non è detto che questa verità possa sortire dai tribunali, ovvero se la Open Society di George Soros abbia veramente finanziato tanto il grillismo quanto la “Fondazione Open” del manager Marco Carrai: e perché solo Soros avrebbe potuto sponsorizzare Renzi presso i Clinton e Obama.

Argomento ormai oggetto d’analisi storico-politica: eventuale finanziamento al movimento renziano forse sarebbe ormai prescritto. Nei due volumi precedenti scritti da Alessandro Maiorano (uno in italiano L’usciere “maledetto” di Palazzo Vecchio” e l’altro in inglese The “cursed” usher of Palazzo Vecchio) si fa cenno all’intermediazione internazionale di Carrai per accreditare Renzi in certi ambienti atlantici: si parla lungamente di Carrai e dell’inchiesta sulla Fondazione Open, nonché del fatto che la procura di Firenze avrebbe i riscontri delle indagini della Guardia di Finanza sui finanziamenti esteri alla politica incamerati dalla Open. Quest’ultima sarebbe secondo le fonti di Maiorana la filiazione (o succursale) italiana della Open Society di George Soros: quest’ultimo è il magnate statunitense (d’origine ungherese) che finanzierebbe tutti i partiti del mondo, soprattutto nuovi movimenti e correnti in grado di destabilizzare gli stati.

Soros ha costruito il fondo occulto della Clinton (ove lavora il meglio di Black Rock), impegnato in operazioni finanziario-umanitarie, come in speculazioni insieme al misterioso fondo Hedge Fund Bridgewater (quello che ha scommesso sulla pandemia, ed annovera tra i suoi consulenti due componenti dell’Oms). Non possiamo dimenticare che, dimessosi Matteo Renzi, subentrava Paolo Gentiloni a Palazzo Chigi: subito Soros viaggiava alla volta di Roma e veniva ricevuto da Gentiloni con la dignità che si deve ad un capo di stato. Soros e Gentiloni discutevano riservatamente per circa tre ore. I malevoli sostennero che, il finanziare americano si sarebbe sincerato di persona che venissero rispettati gli accordi anche dal nuovo governo. Se fosse vero che Marco Carrai è il referente italiano di Soros, allora si comprenderebbero i tanti timori ad indagare su chi eventualmente rappresenta in Italia l’intelligence finanziaria occidentale (la stessa che nel 1992 organizzava la riunione sullo yacht Britannia).

Dai riscontri forniti dalla Guardia di Finanza al professor Carlo Taormina, emergerebbero inspiegabili flussi finanziari alla Fondazione Open. Ne Il bandito di Firenze Alessandro Maiorano torna a raccontare delle varie società di Marco Carrai, con interessi dalla sicurezza alla cyber-security. Carrai è potentissimo, e la borghesia fiorentina evita anche di pronunciarne il nome, specie dopo che ha vinto ben due volte in Cassazione: vedendo per l’ennesima volta annullata l’ordinanza del tribunale del Riesame che riteneva legittimi i sequestri della procura fiorentina. Marco Carrai risulta essere un imprenditore, il presidente di Toscana Aeroporti, il vertice della Fondazione Open… un lungo elenco d’incarichi e consulenze.

Gli inquirenti fiorentini indagavano sul ruolo della Fondazione Open nella carriera di Matteo Renzi, dell’ex ministro Luca Lotti, del parlamentare Maria Elena Boschi, dell’avvocato Alberto Bianchi e di altre persone ancora. Ma dopo l’arresto dei genitori di Renzi e l’esame dei singoli casi, è parso a molti che il vero “puparo” sia Carrai, mentre gli altri solo pedine del potente uomo della Fondazione Open. Secondo l’avvocato Taormina il successo di Renzi è dovuto all’incontro con Carrai: e per Taormina “Renzi è l’unico politico che sopravvivrà al disastro fatto da Draghi”.

Intanto nell’appuntamento del prossimo 11 giugno il “Bandito di Firenze” (al secolo Alessandro Maiorano) torna a chiedersi se a capo dell’intesa tra le potenti massonerie bancarie di Toscana e Firenze non possa esserci il vertice della Fondazione Open. Soprattutto quanto i tentacoli delle massonerie bancarie toscane siano connessi con le varie logge Ungheria, ed alla luce delle recenti assoluzioni nel processo Monte dei Paschi? Di fatto ai poteri che cementano il governo Draghi poco conviene che saltino questi equilibri.