Salvini: “La cittadinanza non è un biglietto a premi”

Scorciatoie in questo momento mi sembrano controproducenti per gli stessi ragazzi che vanno a scuola con i nostri figli e hanno tutti gli stessi diritti che hanno i nostri figli”.

Matteo Salvini va dritto al punto: “La cittadinanza non è un biglietto a premi al Luna Park, è una cosa così importante che va meditata, voluta, maturata, meritata al compimento del diciottesimo anno. L’Italia, se non ricordo male, è il secondo Paese in Europa per numero di cittadinanze concesse ogni anno. Siccome è qualcosa di importante, i ragazzi e le ragazze quando compiono i 18 anni saranno liberi di scegliere – come quando prendono la patente o come quando facevano il servizio militare – che cittadinanza avere”.

Dichiarazioni, queste, che il leader della Lega fornisce al Festival del lavoro in corso a Bologna. Il Capitano, tra i temi, parla pure di pensioni: “Se il Parlamento non interviene, il primo gennaio prossimo torna in vigore la legge Fornero, che vuol dire 66 o 67 anni di età per andare in pensione… ingabbiare il mondo del lavoro e milioni di italiani nella legge Fornero sarebbe una follia. Noi stiamo lavorando per lasciare come opzione Quota 41. La prossima settimana – sottolinea – presenteremo la nostra proposta al presidente del Consiglio, Mario Draghi. La certezza è che tornare a vincoli e paletti della legge Fornero, in un momento di crisi economica, sarebbe un disastro per i sessantenni. Ma sarebbe un enorme ostacolo per i ventenni e per l’ingresso nel mondo del lavoro”.

Alternanza scuola-lavoro

Infine, Matteo Salvini dice la sua pure sull’alternanza scuola-lavoro: “Serve farne di più e meglio. Ovviamente, in alcuni istituti veniva usata come un riempimento di ore e non è quello l’obiettivo. Nel 2022, se pubblico e privato non vanno avanti insieme, nessuno dei due va da nessuna parte. I casi che funzionano meglio nella formazione professionale post-diploma sono, soprattutto, in mano ai privati. Se la reintroduzione al lavoro fosse lasciata in mano solo ai centri per l’impiego pubblici – termina – non andremmo da nessuna parte. Fortuna che c’è il privato”.