Il “Gioco dell’Oca” dei giuristi messinesi contro il “Rosatellum”

Se la Cittadella della Procura di Roma è passata alla storia come il “porto delle nebbie”, la Corte di Appello di Messina potrebbe passare alla cronaca giudiziaria come la “Corte dei rinvii”. Sette udienze sono state sin qui fissate, a partire dal 20 aprile 2020 e sino all’ultima dell’altro giorno, nuovamente rinviata al 20 febbraio 2023, in una sorta di gioco dell’oca tra rinvii d’ufficio a lontanissime udienze e inutili tentativi di anticiparle con reiterate istanze, in esito alle quali l’udienza veniva anticipata e poi nuovamente differita d’ufficio, quasi sempre per una presunta mancanza di urgenza e, da ultimo, per la mancata sostituzione del giudice che doveva occuparsene. Insomma, nessuna delle sette udienze è mai stata effettivamente celebrata con qualche particolare attività processuale, peraltro neppure necessaria trattandosi di una causa da decidere allo stato degli atti. Insomma, un vero campione di lentezza processuale, e non certo dovuta a qualche cavillo avvocatesco, ma per meri rinvii d’ufficio.

E tuttavia, che la trattazione di questa causa fosse assolutamente urgente è dimostrato dal fatto che si tratta di un giudizio in cui i ricorrenti hanno sollevato cinque questioni di legittimità costituzionale dell’attuale legge elettorale n. 165-2017, il famigerato “Rosatellum”, contro il quale si appuntano da anni gli strali di costituzionalisti, politici e opinionisti, tutti concordi sul fatto che si tratta di un autentico furto di democrazia, con cui siamo stati costretti a votare (per chi l’ha fatto) nel 2018 e col quale voteremo ancora (per chi vorrà farlo) il 25 settembre, nell’inerzia, per un verso, del Parlamento cui toccava di modificarlo specie dopo il brutale “taglio dei parlamentari”, e peraltro verso dei giudici messinesi, che avrebbero potuto metterci rimedio dubitando almeno della sua legittimità costituzionale, portandolo alla valutazione della Corte Costituzionale.

Nove sono i cittadini messinesi che hanno deciso di intestarsi la battaglia contro l’attuale legge elettorale: promotore del ricorso è Enzo Palumbo, avvocato, già senatore del Partito liberale e membro del Csm, che per primo in Italia era riuscito a portare dinanzi alla Consulta la precedente legge elettorale, l’Italicum, e poi il professor avvocato Alfonso Celotto di Roma e gli avvocati messinesi Antonio Gemelli, Francesca Ugdulena, Tommaso e Giuseppe Magaudda, Andrea Pruiti Ciarello (membro del Cda della Fondazione Einaudi), cui si sono aggiunti i professori Giuseppe Rocco Gembillo e Pippo Rao e il dott. Samuele Tardiolo.

E, se alla prossima occasione la Corte di Messina non si produrrà in un nuovo rinvio, magari affermando che ormai le elezioni sono alle spalle, e affronterà invece il merito ritenendo i dubbi di costituzionalità come “non manifestamente infondati”, la Consulta potrà occuparsene soltanto l’anno prossimo, a “babbo morto”, quando il nuovo Parlamento si sarà insediato e quindi non ci sarà più nulla da fare, almeno per la prossima Legislatura, che sarà inevitabilmente eletta con questa legge elettorale che tutti considerano pessima, e che i ricorrenti, quasi tutti di area liberale, hanno sin qui inutilmente contestato anche alla luce dei principi fissati dalla Corte Costituzionale con la Sentenza n.1/2014, quella che ha dichiarato l’incostituzionalità del più famoso “Porcellum”.

Nelle ottanta pagine dell’appello presentato alla Corte messinese i ricorrenti hanno dettagliatamente criticato il travagliato iter parlamentare seguito per l’approvazione del “Rosatellum”, evidenziando poi la violazione dei principi della sovranità popolare, della pari dignità e dell’eguale capacità politica ed elettorale, attiva e passiva dei cittadini, come pure la violazione dei principi di rappresentanza territoriale, garantita e tutelata dalla Costituzione con la previsione del voto personale, diretto ed eguale che, secondo i ricorrenti, il “Rosatellum” non garantisce quando prescrive l’irragionevole voto congiunto tra candidati nei collegi uninominali maggioritari e nei collegi plurinominali proporzionali, oltre che per il meccanismo di trascinamento tra candidati, liste e territori del tutto estranei al territorio dell’elettore. Insomma, com’era già avvenuto per “l’Italicum”, i giuristi messinesi confermano di essere un presidio di legalità a salvaguardia dei valori costituzionali; peccato che così non sia stato sin qui per la “Corte dei rinvii”.