Bari, dove il potere non cambia mai pelle

C’era una volta l’alternanza, il sale della democrazia. Ieri, nell’aula della Corte d’Appello di Bari, è andato in scena un copione diverso: una liturgia dell’immobilismo travestita da trionfo. Il passaggio di consegne tra Michele Emiliano e Antonio Decaro non è stato solo un atto formale, ma l’ennesimo episodio di una saga che dura da ventidue anni e che si appresta a toccare il quarto di secolo abbondante.

Ventisette anni di potere ininterrotto, si conteranno alla fine del primo mandato del Presidente Decaro. Un’anomalia che in altre latitudini verrebbe studiata come un caso di “democrazia bloccata”, ma che qui in Puglia viene celebrata come un’epopea eroica.

L’ESERCITO DEI FIGURANTI (E DEI RUFFIANI)

Basta farsi un giro sui social, in quel tritacarne di consensi facili che è Facebook, per assistere allo spettacolo più deprimente: l’assalto alla diligenza. È partito l’appello delle truppe cammellate, lo schieramento dei professionisti del “salto sul carro del vincitore”. Sotto i post celebrativi, è un fiorire di cuori, di "grande sindaco", di "avanti così". Un coro unanime di ruffiani di professione, pronti a giurare fedeltà eterna a chiunque detenga le chiavi del Palazzo. È la Fiera delle Vanità in salsa barese, dove il consenso non si misura sulla qualità delle idee, ma sulla vicinanza fisica al potente di turno. Più sei vicino alla foto di rito, più speri di raccogliere le briciole di un potere che si auto-alimenta.

IL LOGORAMENTO SILENZIOSO DELLA SINISTRA

Ma dietro i sorrisi di circostanza e le pacche sulle spalle tra i due “pesi massimi”, resta un’amarezza profonda. Questi ventidue anni – che diventeranno ventisette – hanno prodotto un logoramento interno devastante. Una sinistra che comanda così a lungo finisce inevitabilmente per confondere il bene comune con la propria sopravvivenza. Si è creato un sistema così ramificato che l'aria è diventata irrespirabile per chiunque provi a offrire una visione diversa. Le voci critiche, quelle vere, si sono ridotte a un sussurro, sommerse dal rumore dei plausi a comando. Chi prende le distanze da questo “modello Puglia” viene guardato con sospetto, quasi fosse un alieno o, peggio, un traditore della patria.

L’ANOMALIA PUGLIA: UN RECORD DI CUI NON VANTARSI

Ventisette anni. In un quarto di secolo cambiano le generazioni, cambiano le tecnologie, cambiano i mondi. A Bari no. A Bari si resta fermi allo stesso nucleo di potere che si scambia le poltrone con una disinvoltura che rasenta l’arroganza. “Il potere logora chi non ce l'ha”, diceva qualcuno. Ma il potere assoluto e prolungato logora soprattutto le istituzioni, trasformandole in feudi personali dove il merito sparisce per far posto alla fedeltà.

PERCHÉ SERVONO LE VOCI FUORI DAL CORO

Oggi più che mai, in questo deserto di critica, le voci fuori dal coro sono un atto di resistenza civile. C’è bisogno di qualcuno che abbia il coraggio di dire che il re è nudo, o che almeno ha lo stesso vestito da troppo tempo. C’è bisogno di qualcuno che non cerchi un posto nel sottogoverno, ma che cerchi la verità dietro le narrazioni patinate dei social.

Se la democrazia diventa una monarchia ereditaria di fatto, il rischio è che Bari e la Puglia si sveglino tra cinque anni ancora più stanche, ancora più chiuse in se stesse, governate da un’élite che non sa più ascoltare perché troppo impegnata a specchiarsi nei “like” dei propri seguaci.

Aggiornato il 08 gennaio 2026 alle ore 14:38