Giorgia Meloni torna a parlare ai giornalisti dopo un anno. L’occasione è dettata dalla conferenza stampa di inizio (fine) anno durata quasi tre ore. In totale, la premier ha risposto a circa 40 domande. “Ringrazio il presidente dell’Ordine dei giornalisti Carlo Bartoli, il presidente Adalberto Signore della Stampa parlamentare per avere organizzato questa conferenza stampa che oramai è diventata di inizio anno, abbiamo insieme dato vita a una tradizione nuova”. Con queste parole la presidente del Consiglio ha aperto quella che era la tradizionale conferenza stampa di fine anno. Sono numerosi i temi trattati nel corso dell’incontro. Dalle crisi internazionali all’economia, dalle questioni interne alla maggioranza alle riforme. Crescita e sicurezza i focus del 2026 secondo la premier, che tra le varie cose è stata sollecitata anche sui suoi rapporti con il Colle e su un suo possibile futuro proprio al Quirinale. “Mi basta e mi appassiona quello che sto facendo. Se lo farò ancora” nella prossima legislatura “dipenderà dal voto degli italiani”, ha detto Meloni, che ha spiegato di non ambire a “salire di livello”. “Mi faccio bastare il livello mio”, ha concluso. E ha scherzato: “Non so perché non mi proponente mai di andare a lavorare con Fiorello a pagamento”, cosa che “io vorrei fare”. “I miei rapporti con il Quirinale e in particolare con il presidente della Repubblica sono ottimi”, ha spiegato. “Io e il presidente della Repubblica non siamo sempre d’accordo, l’ha dichiarato anche lui, però se c’è una cosa che ha fatto la differenza è che il presidente della Repubblica quando si tratta di difendere l’interesse nazionale c’è”. Ribadendo la sintonia con Sergio Mattarella ha poi sottolineato: “Cerchiamo sempre soluzioni e le abbiamo sempre trovate”.
Sul fronte interno, “se vogliamo garantire sicurezza occorre lavorare tutti nella stessa direzione: Governo, forze di polizia e magistratura” ha detto la premier citando alcuni casi di cronaca degli ultimi giorni e sottolineando che “spesso le toghe rendono vano il lavoro delle forze dell’ordine e del Parlamento”. In un altro passaggio ha ribadito che a suo dire dalle toghe vengono fate “scelte che mettono a rischio sicurezza, chiediamone conto”. La premier si espressa anche sul fronte sicurezza, giustizia e riforma elettorale. “Noi abbiamo lavorato moltissimo sulla sicurezza, chiaramente gli anni di lassismo non sono facili da cancellare”, ha detto la premier. Detto ciò, “i risultati per me non sono sufficienti”, dunque “questo è l’anno in cui si cambia passo e si fa ancora di più”. Quanto ai provvedimenti varati dal Governo sulla violenza minorile “non bastano, il fenomeno delle gang giovanili e i cosiddetti maranza continuano a imperversare; perciò, stiamo lavorando a un altro provvedimento specifico sul tema che verrà presentato nei prossimi Consigli dei ministri”. In merito al referendum sulla giustizia, “a norma di legge dobbiamo dare la data entro il 17 di gennaio, lo farà il prossimo Consiglio dei ministri: il 22 e 23 marzo è la data più probabile e mi sentirei di confermarla”. Sulla riforma della legge elettorale “ci sono interlocuzioni con le opposizioni anche se non necessariamente al mio livello. Se ne sta occupando il Parlamento” e “spero in un’interlocuzione positiva e che non ci siano chiusure pregiudiziali” ma “se c’è chiusura, deciderà il Parlamento a maggioranza”, ha detto la premier.
A proposito dello scenario internazionale, “io non credo nell’ipotesi che gli Usa avviino un’azione militare sulla Groenlandia, che non condividerei” e “che non converrebbe a nessuno”, ha detto rispetto Meloni alle azioni di Donald Trump. Entro la fine del mese il ministero degli Esteri “presenterà una strategia italiana sull’Artico”. Con il presidente Usa “su tante cose non sono d’accordo” e quando succede “lo dico a lui”. “All’Italia cosa si sta chiedendo? Di prendere le distanze dagli Usa? Questa è geopolitica e quando in geopolitica si prendono posizioni poi si è conseguenti”, ha detto Meloni, ricordando il discorso del presidente Mattarella e le “direttrici” da lui indicate: “l’Ue e l’alleanza atlantica. Io cerco luci e non ombre nei rapporti con gli alleati”. A proposito dell’Ucraina, secondo Meloni, “non c’è un’opzione sul campo oggi con un ombrello delle Nazioni Unite e quello di cui si parla è una forza multinazionale nell’ambito della coalizione dei volenterosi per rafforzare la difesa ucraina. La ragione per cui non ritengo necessario l’invio di soldati è perché il principale strumento per le garanzie di pace è l’articolo 5 della Nato, quella è la principale forma di garanzia per l’Ucraina”. “Non condivido il riferimento al veto putiniano di Matteo Salvini, è una lettura che considero un po’ di parte”, ha detto Meloni rispondendo a una domanda sull’ipotesi di invio di truppe italiane in Ucraina.
Secondo la premier “Salvini ha fatto una riflessione sui rapporti” della Russia “con l’Italia, come Emmanuel Macron l’ha fatto sull’Europa. In questo caso penso che Macron abbia ragione, credo che sia il momento in cui anche l’Ue parli con la Russia”. La maggioranza “è solida ma non siamo una caserma” ha detto, spiegando di non vedere il “rischio di fibrillazioni, il dibattito c’è e ci sarà. Sono fiera dei vicepremier”. Quanto alla questione mediorientale “non è sparita dai radar”, i carabinieri “sono pronti a formare le forze di sicurezza palestinesi” e l’Italia sarà “la prima nazione Ue a contribuire alla sicurezza nella Striscia”. Meloni è intervenuta sul caso di Alberto Trentini. “Il Governo italiano si occupa della vicenda Trentini quotidianamente da 400 giorni, e come sappiamo non è l’unico. Lo abbiamo fatto e lo continuiamo a fare mobilitando tutti i canali, politici, diplomatici e di intelligence e non smetteremo fino a quando la signora Armanda non potrà riabbracciare suo figlio”, ha detto la presidente. “È molto doloroso non potere riuscire a dare risposte nei tempi che vorrei”. “Saluto con gioia la liberazione degli altri italiani, io sono fiduciosa, voglio dire che il segnale dato dalla presidente venezuelana è nel senso della pacificazione e lo cogliamo e penso anche che possa rappresentare un elemento molto importante nella relazione tra l’Italia e il Venezuela”, ha affermato la premier. In merito alla strage di Crans-Montana, “l’avvocatura dello Stato su mandato della presidenza del consiglio si è messa in contatto per seguire le indagini con la procura elvetica e con la procura di Roma che ha aperto a sua volta un fascicolo: siamo pronti a fornire alle famiglie tutta l’assistenza necessaria per fare sì che possano avere giustizia, le famiglie hanno la mia parola, non saranno lasciate sole”, ha detto la presidente. “Non è una disgrazia” e le responsabilità “devono essere individuate e perseguite”.
Rispetto all’economia e le banche la premier segnala “che sono state riviste le stime di crescita del 2023 dallo 0,7 per cento all’1 per cento: penso possa accadere anche per il 2024 e 2025”, ha detto la premier. “Cosa serve fare? Secondo me tre cose: continuare a sostenere l’occupazione, lavorare per abbassare i prezzi dell’energia e sostenere gli investimenti”. A proposito delle tasse che aumentano – ha risposto la premier – a meno che lei non sia un esponente dell’Abi, posso dire che per tutti gli altri le tasse non aumentano. Abbiamo destinato miliardi e miliardi di euro per la riduzione delle tasse. Se si è onesti bisogna riconoscerlo. Avremmo voluto fare di più? Certo”. Meloni ha annunciato: “Siamo in dirittura di arrivo con la presentazione del piano casa che è un progetto molto ampio al quale stiamo lavorando con il ministro Salvini e con la collaborazione del ministro Foti, ma anche con la società civile e dei corpi intermedi”. L’obiettivo “è mettere in campo un progetto che possa mettere a disposizione 100mila nuove case a prezzi calmierati nei prossimi 10 anni al netto delle case popolari di cui si occuperà il piano casa”. Sull’ex Ilva, ha detto la premier, “il Governo non avallerà proposte predatorie. Sono valutazioni oggettivamente infondate, sono dinamiche di mercato e noi guardiamo le dinamiche di mercato”, ha detto poi la premier rispondendo a chi chiedeva un commento alle critiche secondo cui il Governo non è stato solo spettatore nel recente risiko bancario.
Aggiornato il 09 gennaio 2026 alle ore 17:02
