Pensiero a somma zero e convinzioni politiche

Negli ultimi anni, gli studiosi hanno dedicato attenzione crescente al pensiero a somma zero, ovvero la convinzione diffusa che i vantaggi economici, sociali o politici per un gruppo possano essere ottenuti solo a scapito di altri gruppi. Tra gli altri, Shai Davidai e Martino Ongis della Columbia University di New York hanno studiato la relazione tra il pensiero a somma zero e le ideologie politiche. I due ricercatori hanno condotto sei studi coinvolgendo 3.223 partecipanti per accertare se − e su quali questioni politiche − i più inclini ad adottare una mentalità a somma zero fossero i conservatori o i progressisti. La loro conclusione è la seguente: “Abbiamo scoperto che sia i progressisti che i conservatori vedono la vita come un gioco a somma zero quando ciò va a loro vantaggio. Mentre i conservatori mostrano un pensiero a somma zero quando lo status quo viene messo in discussione, i progressisti lo fanno quando lo status quo viene mantenuto”.

I ricercatori sottolineano che i conservatori hanno mostrato di essere significativamente meno inclini dei progressisti al pensiero a somma zero sulla questione della ridistribuzione. I progressisti, ad esempio, erano più propensi a concordare con l’affermazione: “Le persone possono arricchirsi solo a spese degli altri”.

In termini economici, il pensiero a somma zero è errato. L’affermazione di cui sopra, secondo cui i ricchi possono diventare ricchi solo a spese dei poveri, semplicemente non è vera. Come si possono spiegare altrimenti gli sviluppi degli ultimi decenni, che hanno visto una massiccia riduzione della povertà globale mentre il numero dei miliardari è aumentato drasticamente?

Un altro importante studio sul “Pensiero a somma zero e le radici delle differenze politiche negli Stati Uniti” è stato pubblicato nell’agosto 2025 da Sahil Chinoy, Nathan Nunn, Sandra Sequeira e Stefanie Stantcheva. Questo studio si basava su sondaggi condotti su 20.400 cittadini statunitensi. Tra i risultati ottenuti, i ricercatori hanno concluso che il pensiero a somma zero è correlato al sostegno alla ridistribuzione e a politiche di immigrazione più restrittive. Questo risultato è stato confermato anche in altri paesi, con una correlazione statistica tra il pensiero a somma zero e il sostegno alla ridistribuzione significativamente più forte rispetto alla correlazione tra il pensiero a somma zero e il sostegno a politiche di immigrazione restrittive.

Anche in questo caso vale quanto segue: sebbene l’affermazione “se un gruppo diventa più ricco, di solito ciò avviene a scapito di altri gruppi” sia oggettivamente falsa, la questione della migrazione è più complessa. Lo studio di Davidai e Ongis è giunto a questa chiara conclusione: “Più i partecipanti consideravano l’immigrazione come un gioco a somma zero, più erano favorevoli all’adozione di una posizione dura nei confronti dell’immigrazione”.

Per quanto riguarda l’immigrazione, la situazione va meglio definita. L’immigrazione e il conseguente beneficio tratto dai sistemi di welfare, che svolgono un ruolo importante in molti paesi europei, devono essere valutati in modo diverso dalla questione del gioco a somma zero in merito all’immigrazione nel mercato del lavoro. È diverso se un individuo proviene da un paese povero e poi vive di welfare o se, ad esempio, uno specialista altamente qualificato viene assunto da un’azienda europea. Nel primo scenario, si tratta oggettivamente di una situazione a somma zero se l’immigrato non contribuisce in modo produttivo all’economia, ma vive principalmente di assistenza sociale, poiché la “torta” economica non cresce di conseguenza. Al contrario, nel secondo scenario, non si tratta di un gioco a somma zero, perché l’immigrato aumenta il valore aggiunto economico complessivo e la “torta” diventa più grande.

Il pensiero a somma zero, come falsa percezione della realtà, si ritrova in tutto lo spettro politico, sia a sinistra che a destra. Ad esempio, sia Donald Trump che Bernie Sanders ritengono che il commercio sia un gioco a somma zero, una visione ripetutamente confutata dagli economisti. Tuttavia, in relazione all’immigrazione, la validità del pensiero a somma zero dipende dal tipo di immigrazione in questione. Tale concezione risulta infondata solo quando una situazione non a somma zero − come il commercio o il rapporto tra povertà e ricchezza − viene erroneamente percepita attraverso quella lente.

(*) Rainer Zitelmann, storico e saggista, il suo ultimo libro pubblicato da IBL Libri è “Elogio del capitalismo

Aggiornato il 09 gennaio 2026 alle ore 10:52