Quando la sinistra si scopre garantista (e fa bene)
Nel teatrino della politica italiana, siamo abituati a copioni scritti col normografo: se la destra propone una riforma della giustizia, la sinistra deve gridare allo scandalo, al “vulnus democratico” e all’attacco all’indipendenza della magistratura. Poi arriva Paola Concia, e il copione finisce nel tritatutto.
L’ex deputata del Pd ha deciso di vestire i panni della “voce fuori dal coro”, sostenendo che la separazione delle carriere e la riforma della giustizia non siano tabù da esorcizzare, ma necessità da affrontare. Perché le sue parole fanno così rumore? Perché rompono il dogma del giustizialismo a correnti alternate.
LA FINE DEL RIFLESSO PAVLOVIANO
La tesi della Concia è tanto semplice quanto dirompente: essere di sinistra non significa essere “scudieri delle procure”. Per anni, una parte del Partito Democratico ha delegato alla magistratura il compito di supplire alla mancanza di una proposta politica forte, trasformando ogni avviso di garanzia in una sentenza definitiva (se l’indagato stava dall’altra parte, s’intende). Concia ci dice che è ora di smetterla. Sostenere una riforma che cerchi di bilanciare i poteri non è un tradimento dei valori progressisti, ma il loro compimento.
La giustizia non deve essere un terreno di scontro tra caste, ma un servizio che garantisce la presunzione d’innocenza. Se il giudice e l’accusa prendono il caffè insieme ogni mattina nello stesso ufficio, il cittadino comune si sente già condannato prima di entrare in aula. È un’osservazione di puro buonsenso, eppure sembra un’eresia.
UNA PROVOCAZIONE PER IL PD
Mentre il Nazareno si barrica dietro la difesa dell’esistente, Paola Concia suggerisce una via diversa: appropriarsi della riforma. Invece di dire No a prescindere perché la proposta viene da un governo di segno opposto, la sinistra dovrebbe proporre una sua visione di efficienza e garanzie. Il vero coraggio non è sventolare le manette, ma ammettere che un sistema che impiega dieci anni per un processo è, di fatto, un sistema che nega la giustizia. “La giustizia è come la salute: te ne accorgi solo quando non ce l’hai o quando funziona male”. Questa sembra essere la filosofia sottesa all’intervento della Concia.
PERCHÉ DOVREMMO ASCOLTARLA?
Perché il conformismo è il sonno della politica. Paola Concia ci ricorda che si può essere fieramente progressisti e, allo stesso tempo, profondamente garantisti. Ci ricorda che il diritto di difesa è un pilastro della democrazia, non un fastidioso ostacolo alle indagini. Forse è arrivato il momento che la politica smetta di essere “tifoseria” e torni a essere architettura delle regole. Anche se questo significa dare ragione a un avversario o, peggio ancora, torto ai propri “compagni” di viaggio.
Aggiornato il 27 febbraio 2026 alle ore 09:08
