Sì con Giorgia, Fedez non la scippi

La campagna referendaria è alle ultime battute. I Comitati per il Sì spingono l’acceleratore e si moltiplicano gli appelli, gli incontri, le iniziative nei giorni decisivi. Tutti mobilitati nei partiti e nei gruppi di centrodestra per parlare agli elettori e agli indecisi. Il fronte dei No tiene botta, scruta i sondaggi. Siamo allo scatto finale, mentre le instabilità nel Golfo fanno impennare la questione energetica costringendo il Governo a trovare la quadra per mettere un freno ai prezzi energetici. La premier Giorgia Meloni ha trovato il tempo per scagliare la sua freccia finale per una consultazione referendaria a cui tiene molto e in cui Fratelli d’Italia e la coalizione di centrodestra hanno messo un impegno determinato. “Il referendum sulla riforma costituzionale della giustizia di domenica e lunedì è un’occasione storica per rendere la giustizia più meritocratica, più responsabile, più efficiente. In una parola: più giusta. Ed è un’occasione che potrebbe non tornare”, ha dichiarato la presidente del Consiglio in un video in cui ha mostrato la cartella elettorale e ha spiegato come si vota, sottolineando che non ci sarà un quorum da raggiungere. Poi è arrivata la svolta pop: la partecipazione di Giorgia Meloni alla puntata del podcast Pulp di Fedez e Mr. Marra.

È il contenitore alternativo che il rapper ha messo in piedi per contrastare l’informazione ufficiale, che si rivolge al pubblico giovane e social. La premier non si è tirata indietro e non si è lasciata intimidire. Ha tenuto una conversazione ampia, dall’Iran ai servizi segreti, al referendum. “Non si vota sulla Meloni – ha ribadito – si vota sulla giustizia. Anche chi non condivide questo governo dovrebbe valutare nel merito una riforma che punta a migliorare il funzionamento del sistema”. L’opposizione ha subito ringhiato e criticato. L’uscita inconsueta ha suscitato curiosità e apprezzamento per la disponibilità della presidente a non selezionare, evitare o snobbare occasioni di confronto. C’è anche chi ha sollevato qualche critica. Non sarò io a prendere le difese o a entrare nel merito della questione giustizia, poiché in questi mesi L’Opinione ha affrontato il tema con un’ampia offerta di analisi, di tesi e di testimonianze, mentre autori, editorialisti e opinionisti si sono impegnati in un’informazione scrupolosa, non omologata e netta, che non lascia dubbi e margini per questa tornata che impegna l’elettorato a dare una indicazione decisiva.

Una cosa però credo sia importante dirla, al di là del tema in senso stretto. Una considerazione e uno stimolo a superare le azioni di disturbo dei fronti contrari e a trovare nelle indicazioni della premier e della squadra dei Sì le ragioni per non farsi distogliere, condizionare, o addirittura manipolare, dal fare la cosa giusta. Non è un voto politico, non è un voto sull’azione della premier e del Governo, però i fronti caldi della giustizia chiedono l’unità elettorale se vogliamo cambiare e uscire dal passato. Sappiamo stare insieme, sappiamo stare dalla stessa parte, sappiamo fare squadra senza remore e pensieri. È anche l’occasione per rafforzare la tenuta e dimostrare che il centrodestra è saldo e unito. Se poi Giorgia va anche da Fedez, fa bene, ma non lasciamola né a lui né ad altri. Perché siamo noi che Giorgia Meloni ce la meritiamo.

Aggiornato il 19 marzo 2026 alle ore 10:53