La riforma renderà la giustizia anche più efficiente e veloce

Non hanno reso un buon servizio alla vittoria del Sì all’imminente referendum sulla riforma della giustizia quei suoi illustri sostenitori che hanno affermato che essa non contribuirebbe all’efficienza del sistema giudiziario italiano.

A costo di apparire un “ignorante” agli occhi dell’onorevole avvocato Giulia Bongiorno, credo che la riforma stessa renderà il sistema giudiziario italiano non solo più giusto, ma anche più efficiente e veloce.

Basti pensare a tutti i processi che non saranno nemmeno iniziati, alle ingiuste detenzioni e alle inutili intercettazioni che saranno evitate, all’alleggerimento di pratiche superflue, agli annessi sprechi di risorse e agli ingenti risarcimenti per ingiuste detenzioni che si producono ora.

E questo avverrà perché il Pm, grazie al sorteggio dei membri dei due Csm e di quelli dell’Alta corte disciplinare, non si sentirà più (come ora) impunibile e sarà molto più cauto e diligente perché più responsabile e più soggetto a scrutinio disciplinare.

Il Pm ci penserà almeno due volte prima di iniziare un procedimento ingiustificato, prima di aprire un’indagine temeraria, prima di arrestare o chiedere un rinvio a giudizio di un cittadino senza prove o sulla base di fragili indizi o di meri suoi sospetti; o magari, come è avvenuto, per un “miraggio acustico”, o dopo avere trascurato o addirittura nascosto prove a discarico dell’indagato; o per un errore di persona poi diventato accanimento persecutorio di un innocente come successe a Enzo Tortora. Non potrà contare più sulla propria impunità sistemica.

D’altra parte, il Gip non si sentirà più “collega” del Pm né implicato nello stesso sistema di promozioni (e assoluzioni nei procedimenti disciplinari) attualmente decise con una mera logica correntizia vigente attualmente nel Csm. E che recita così: “Io promuovo (e assolvo) i tuoi compagni di corrente e tu mi assolvi e promuovi i miei”.

Il Gip grazie alla riforma si sentirà più libero e indipendente di decidere se concedere o meno al Pm un arresto, una custodia cautelare, un’intercettazione arbitraria o “a strascico” o un rinvio a giudizio temerario e talvolta anche persecutorio.
Così avverrà per il giudice di merito. Questi si sentirà meno disposto a condannare senza prove o sulla base di meri indizi un imputato innocente, (come Zuccheddu o Stasi). Si sentirà più libero, in caso di assenza di prove al di là di ogni ragionevole dubbio di non accogliere le richieste di condanna del Pm suo “collega” e talvolta suo compagno di corrente o di cordata, o con lui coinvolto in un accordo correntizio.

Il risultato di questo sistema è che gli errori giudiziari, i procedimenti ingiustificati sono davvero troppi in Italia: le ingiuste detenzioni sono state negli ultimi 30 anni in media circa mille all’anno: 3 al giorno! Decine di migliaia di vite distrutte dalla negligenza, dalla disattenzione o, nei casi peggiori, dalla volontà di persecuzione, ideologicamente motivata e persino talvolta da interessi e vendette personali.

Il risultato è anche che gli uffici giudiziari smetterebbero di essere intasati dai molti procedimenti giudiziari ingiustificati perché questi sono dovuti in gran parte al senso di impunità e di irresponsabilità di molti magistrati. Questi ultimi li fanno di solito passare come “atti dovuti” appellandosi ad una fittizia “obbligatorietà dell’azione penale” (accompagnata da un potere di cestinamento affermato in base al loro “libero convincimento” nel valutare indizi e prove).

L’approvazione definitiva della riforma al referendum, quindi, non solo renderà i magistrati più liberi e indipendenti e la giustizia più giusta e meno propensa a coartare ingiustificatamente il diritto dei cittadini alla libertà personale. Essa, riducendo l’ingolfamento degli uffici giudiziari da procedimenti superflui e ingiustificati, renderà anche più efficiente e veloce il sistema giudiziario italiano.

Aggiornato il 19 marzo 2026 alle ore 09:54