Due cose su Gasparri e Craxi

Due cose. La prima. Maurizio Gasparri è uno della vecchia scuola: sa fare politica come pochi, nel senso che sa creare consenso politico tenendo assieme una comunità, come quella della destra romana, capace di attraversare più stagioni e ciononostante rimanere compatta per senso di appartenenza, cementato in anni particolarmente difficili per chi sottobraccio non teneva lUnità. Tuttavia, è anche giusto sottolineare come Gasparri non possa rappresentare, e ancor più veicolare, l’azione e il messaggio di un movimento che ambisce a essere definito liberale in senso stretto. E questo perché, semplicemente, Gasparri è di destra ma non è liberale. E più si sforza di esserlo, meno è credibile. Ergo, da questo punto di vista Stefania Craxi dà maggiori garanzie. La ragione è semplice: vi sono molti punti in comune tra il liberalismo e un certo socialismo riformista nato dall’elaborazione intellettuale di Pierre-Joseph Proudhon e poi affinato da due pensatori italiani quali Carlo Rosselli prima e Luciano Pellicani poi.

Seconda cosa. Il liberalismo, appunto. Che implica l’essere liberale ma anche l’essere liberista. Ed essere liberista vuol dire far crescere gli spazi del mercato, vuol dire creare una cornice normativa di poche ma chiare leggi all’interno della quale fornire piena libertà a milioni di soggetti che cooperano quotidianamente per generare innovazione e sviluppo; vuol dire iniettare ampie dosi di concorrenza laddove ristagna un’economia protetta e clientelare; vuol dire spazzare via cartelli e monopoli; vuol dire riconoscere il prezzo di un bene o di un servizio come un’informazione attendibile sulla scarsità o l’abbondanza di quel dato bene o servizio; vuol dire togliere ostacoli a tutti coloro che vogliono creare, intraprendere, rischiare, investire e realizzare qualcosa. Vuol dire, in definitiva, porre al centro della propria visione politica l’homo faber, ovvero l’individuo e la sua libertà di scelta. Ecco, Forza Italia come movimento liberista. Io lo vorrei. Ormai di pseudo-liberali questo mondo è pieno. Adesso serve praticare un po’ di eresia. E oggi, in questo Paese incancrenito dallo statalismo selvaggio, essere eretici vuol dire essere liberisti.

Aggiornato il 31 marzo 2026 alle ore 09:26