Ci sono momenti nei quali i popoli trovano una sintesi. Quando gli interessi in gioco toccano i sentimenti, più che il portafoglio, il buon senso appare. Facciamo un viaggio spiazzante.
L’ITALIA FUORI DAI MONDIALI DI CALCIO
Jasmine Paolini, Federica Brignone, Sofia Goggia, Yannick Sinner o Kimi Antonelli non possono sanare la ferita. La mancata qualificazione dell’Italia ai Mondiali di Calcio, dopo i fallimenti di Ventura, Mancini, Spalletti, non ha colpito tanto il nuovo allenatore Gennaro Gattuso ma il presidente della Figc Gravina e il ministro dello Sport Abodi. Tornano visibili anche le freddezze tra Figc e Coni. Un tempo, il calcio sosteneva tutti gli altri sport. In parte è ancora così. Ma salta agli occhi che i risultati degli sport olimpici sono impressionanti, mentre il ricco indebitatissimo calcio relega l’Italia nei bassifondi.
REAGIRE SI DEVE
L’Italia più concreta si sveglia davanti a questi dati e parla di professionismo, necessità di management vero, di necessità di interventi strutturali. Se avessimo avuto la stessa profondità di linguaggio e logica per i referendum, ora staremmo parlando di un Paese maturo abbastanza da metter mano all’inefficienza della magistratura. Abbiamo mancato la riforma della magistratura, ma affrontiamo la necessità storica della riduzione degli stranieri nelle squadre di calcio e l’aumento dei giovani campioni dei vivai nelle prime squadre.
GLI USA CI COPIANO
Anche negli Usa il dibattito si accende. Non tanto per la guerra in Iran che Trump ha portato avanti senza alcuna strategia. Piuttosto per la costruzione della sala da ballo della Casa Bianca. Il National Trust for Historic Preservation ha infatti ottenuto il blocco dei lavori. Trump si è adirato. Covo di estremisti di sinistra, li ha chiamati.
TRUMP CONTRO UNA FONDAZIONE
Sovrapporre alla sinistra i compassati consiglieri di amministrazione del Fondo per la tutela del patrimonio storico è impresa ardua. Specie se davanti agli occhi abbiamo i profili di Elly Schlein e il suo compagno Franceschini, Ilaria Salis e il suo compagno Martello, Bonelli e il suo compagno Fratoianni. Carol Quillen, presidente del Fund ha un Phd preso a Princeton, per cominciare. Non sono cose da sinistra italica. Elly Schlein non è ricordata per aver messo all’angolo chiunque le si sia parato innanzi, ma per l’armocromista.
TRA GUERRE E MONDIALI
Sta di fatto che quando si parla di guerre, combattute con le armi o ibride siamo distratti. Quando si tratta delle sale da ballo e dei mondiali di calcio l’attenzione sale all’istante. Evidentemente non riconosciamo gli affari di Stato come affari nostri. È questo il dato più sconcertante.
L’OBLIO SULLE COSE CONCRETE: GLI OSPEDALI
Negli ultimi trent’anni, la spesa sanitaria è aumentata, in rapporto al Pil. Anche la spesa pubblica è aumentata. Nel 1995 la spesa sanitaria ha toccato il minimo storico con il 5,27 per cento. Oggi siamo al 6,4 per cento. Eppure, in questo lasso di tempo sono decine gli ospedali chiusi, quasi del tutto demolita la rete dei consultori, falcidiati i pronto soccorso. La vulgata dice che spendiamo troppo in sanità. In Germania la spesa è al 13 per cento, Francia e Austria arrivano al 12. Il Lussemburgo spende meno in percentuale, ma ha un reddito medio quasi tre volte il nostro. Conclusione: spendiamo poco e male. La salute è ben preservata da ragioni storiche, ancora. Negli ultimi dieci anni la sanità pubblica ha perso altri settantaquattro ospedali, trecento consultori, 9600 medici, compresi mille pediatri, e trecento centri di igiene mentale. Non rimpiazzati da nessun privato.
FAMIGLIE E CASE DI CURA
La spesa privata delle famiglie per la salute arriva a quarantasei miliardi di euro. Lo Stato paga centoquaranta miliardi. Di questi, quindici miliardi vanno alle case di cura private. Tredici miliardi è il costo che sosteniamo per gli ospedali. La spesa complessiva per ricoveri, degenze, interventi chirurgici è di poco meno di ventotto miliardi. Insomma: spendiamo poco, la gran parte della spesa ospedaliera va a finire nelle mani delle case di cura private, gli ospedali sono sempre meno, la spesa sanitaria complessiva è la metà dei Paesi avanzati, percentualmente, ed un terzo in valore assoluto.
GATTUSO ALLA SANITÀ?
Negli ospedali si trattano i casi più gravi e urgenti, ma il cinismo politico li falcidia. Se non funzionano quelli, la morte arriva prima e tocca a tutti: onorevoli, magistrati, imprenditori, liberali, proletari, fascisti, comunisti e perbenisti. La reazione più urgente è per la gestione della nazionale di calcio. Se non partecipiamo ai mondiali di calcio da dodici anni qualcosa di storto deve esserci in questo Paese. Se applicassimo alla salute le stesse logiche del calcio, potremmo criticare la gestione politica, mantenere Genny Gattuso come commissario tecnico, ma io preferirei tornare ad una distinzione netta tra sanità privata e pubblica. Soldi pubblici alla nazionale vincente e agli ospedali che salvano le vite, mentre ai privati gli assegni di chi vuole farsi l’appendicite o il parto in camera privata e medico sorridente (che ti manderà di corsa in ospedale se sorgono complicazioni). Diversamente, gli ospedali non potranno più salvare le vite, e i mondiali di calcio non li vedremo più. E anche su questo aspetto, Genny Gattuso, che a me piace molto, potrà farci poco.
IL LIBERISMO VERO E GRAVINA
Il liberismo, bisogna ricordarlo, funziona se abbiamo rispetto dell’intelligenza e del mercato, secondo regole razionali e norme che impediscano che sotto di esse nascano monopoli o quasi. È accaduto con le case di cura private e pure con la Federazione gioco calcio. Gabriele Gravina abbandona il suo posto da persona preparata che gestisce il business sbagliato a causa di illiberali normative monopolistiche.
SALVARE LA PELLE E DZEKO
Noi vogliamo salvare la pelle. Per farlo, abbiamo bisogno di ospedali che curino tutti e bene. Evitare che gli ospedali siano luoghi di resistenza umana, magari per stipendio o per convinzione intima, la possibilità di salvare vite sul serio. Se spendiamo per scommesse sul solo calcio sedici miliardi, e per gli ospedali arriviamo solo a tredici, i soldi li abbiamo. Magari sostituiremo le sale bingo con il toto guarigione. L’incrocio tra salute e calcio lo constatiamo quando a un tifoso prende un infarto perché la squadra del cuore ha vinto o perso una partita importante. In quel momento sapremo che chi gestisce la politica sanitaria privilegia interessi privati nel calcio o case di cura private con margini di profitto fino al 30 per cento. Sulla nostra pelle, sui nostri portafogli, sulle nostre bandiere. Buon mondiale a Edin Dzeko, eroe di Inter e Roma, Muharemovic del Sassuolo, Kolasinac dell’Atalanta. E buona guarigione a tutti. In ospedali che devono funzionare perché noi possiamo essere curati.
Aggiornato il 03 aprile 2026 alle ore 12:31
