Alle radici dell’Oggettivismo: la prima lezione della John Galt School

Mercoledì 1° aprile, alle 21, la John Galt School ha inaugurato il suo percorso con una lezione introduttiva di Diana Thermes dedicata all’Oggettivismo. L’impostazione dell’intervento ha seguito un criterio limpido, che muove dalla biografia di Ayn Rand fino a raggiungere la struttura del suo sistema filosofico. Il punto di partenza di questo itinerario alla scoperta del pensiero randiano è essenziale. L’Oggettivismo, nella lettura proposta da Thermes, nasce da un’esperienza vissuta, da una coscienza temprata dalla storia e dalle scelte concrete di una donna che, prima ancora di elaborare una dottrina, attraversò le prove della sua epoca.

Ayn Rand proveniva da una famiglia ebraica e, pur approdando in seguito all’ateismo, avrebbe sempre portato con sé l’impronta di un’origine segnata dalla persecuzione. In età zarista sperimentò l’ostilità riservata agli ebrei. Con l’avvento del bolscevismo conobbe una seconda persecuzione, stavolta in quanto borghese. Nel 1917, quando la farmacia di suo padre venne espropriata, aveva solo dodici anni. La libertà fu difesa dall’Armata Bianca in Crimea, dove Ayn Rand poté temporaneamente rifugiarsi insieme alla sua famiglia, mentre a Pietroburgo il clima della dittatura si faceva sempre più opprimente. Quel trauma storico e familiare costituì il primo nucleo della sua avversione per lo Stato collettivista.

Già nel 1914 – in piena età zarista, quando aveva appena nove anni – Rand aveva deciso che sarebbe diventata una scrittrice. Nella Russia tormentata dall’autoritarismo politico, tuttavia, mancavano le condizioni per la piena estrinsecazione della sua fantasia creativa. L’immaginazione, per lei, domandava uno spazio umano e civile che il regime non poteva concederle. Anche per questo motivo, la vocazione letteraria di Ayn Rand si saldò molto presto a una domanda di libertà individuale.

Thermes ha ricostruito la dialettica che avrebbe segnato l’intera vicenda randiana: quella tra il comunismo sovietico e il capitalismo americano. L’America dei roaring twenties appariva agli occhi di una giovane russa come la terra promessa della libertà. Era l’America del benessere, dell’innovazione, del jazz, del charleston, del suffragio femminile, di una società in formazione e in crescita, sorretta da un diffuso ottimismo verso il progresso. Prima di approdare negli Stati Uniti, Ayn Rand frequentò l’Istituto Statale di Cinema di Pietrogrado. Nel 1925 ottenne un visto con il pretesto di raggiungere alcuni cugini a Chicago per perfezionare la propria conoscenza del cinema. Partì con una valigia di cartone e con diciassette sceneggiature. Quando arrivò a New York scoppiò in lacrime alla vista dei grattacieli, che le apparvero come la forma architettonica sublimatrice della creatività umana e dell’eroismo produttivo.

Nel 1926 cominciò la sua avventura americana. Frequentò la Paramount, entrò in contatto con l’industria cinematografica, lavorò a diverse sceneggiature e ottenne le prime consulenze pagate. In America incontrò anche l’attore Frank O’Connor, con il quale sarebbe poi convolata a nozze. In seguito, si naturalizzò cittadina americana. Thermes ha insistito su un elemento di notevole importanza per comprendere il successo di Ayn Rand. Una giovane russa poco più che ventenne riuscì a impadronirsi della lingua inglese fino a diventare la più famosa romanziera del suo tempo.

Quel successo, però, non fu immediato. Noi vivi, il romanzo nato dalla sua esperienza del totalitarismo sovietico, incontrò molte difficoltà editoriali in un contesto in cui l’Europa e una parte dell’opinione pubblica statunitense erano infatuate di Josif Stalin. La consacrazione arrivò nel 1943 con La fonte meravigliosa, l’opera che l’avrebbe imposta come una delle figure femminili di riferimento del libertarismo americano, accanto a personaggi del calibro di Isabel Paterson e Rose Wilder Lane.

Thermes ha definito il libertarismo come un’eredità del liberalismo classico, venata di una componente di individualismo radicale che risale all’anarchismo ottocentesco americano. Nel frattempo, ha ricordato, i liberali classici americani si erano in gran parte trasformati nei sostenitori di un crescente intervento pubblico sotto l’impatto della Grande Depressione e dell’ideologia rooseveltiana. Il capitalismo, che Rand identificava con la libertà, cominciava a scivolare verso la mixed economy, da lei intesa come l’anticamera del socialismo. Questa prospettiva la allarmò profondamente. Del resto, già da adolescente aveva sentito enunciare il principio secondo cui l’uomo deve esistere per lo Stato. A quel fondamento collettivista oppose, per tutta la vita, una difesa intransigente dell’individuo. Emblematica, in tale senso, è la confessione richiamata da Thermes: Ayn Rand scrisse di essere nata con un’ossessione per l’individualismo, ma di essersi ritrovata, a causa di un crudele accidente della sorte, nel Paese che glielo aveva negato.

Con Howard Roark, il protagonista del romanzo La fonte meravigliosa, Rand diede forma narrativa ai principi fondativi dell’Oggettivismo. L’esaltazione dell’individualismo creatore contro il conformismo collettivista trovò in quel personaggio una prima, potente espressione. In seguito, la scrittrice dedicò quattordici anni alla composizione del suo opus magnum, La rivolta di Atlante. Qui, ha osservato Thermes, la forma romanzesca servì a rendere accessibile un impianto filosofico molto più vasto. Rand si definiva, infatti, una “scrittrice filosofa”. A un intervistatore che le chiedeva se fosse anzitutto una romanziera o una filosofa, rispose: “Ogni scrittore è un filosofo, perché nessuno può rappresentare l’esistenza umana senza un’impalcatura concettuale”. A suo avviso, il romanzo possedeva una forza divulgativa che il saggio difficilmente avrebbe potuto eguagliare.

Il successo della sua opera si estese a imprenditori, industriali, giovani e a molte persone segnate da una dolorosa mancanza di autostima. Ne La rivolta di Atlante, pubblicata nel 1957, Rand affidò l’esposizione dell’Oggettivismo a situazioni concrete e, soprattutto, alla figura di John Galt – da cui prende il nome l’eccellente iniziativa di The Atlas Society. Il fulcro simbolico del romanzo è il ritiro dei produttori, delle menti creative e operative, da una società che pretende di vivere del loro lavoro e del loro ingegno. John Galt scopre un motore elettrico capace di convertire l’elettricità statica in energia dinamica, ma il sistema di compartecipazione tra potere pubblico e grande impresa tenta di impadronirsene. È questo l’antefatto da cui prende avvio uno “sciopero alla rovescia”, nel quale i migliori cessano di sostenere il mondo che li sfrutta. La conseguenza è la dissoluzione progressiva della vita sociale, fino all’immagine di New York, la metropoli delle mille luci, che vede spegnersi anche l’ultima. Su quelle rovine, secondo il disegno del romanzo, dovrebbe sorgere una società ricostruita sui principi oggettivisti. A questo episodio si lega il celebre discorso radiofonico di John Galt, che fa trasparire la dimensione filosofica con particolare nettezza, pur restando trasfusa nella forma letteraria.

L’impresa randiana risiede nella capacità di attribuire al capitalismo una legittimazione filosofica e morale. Il capitalismo non è soltanto un sistema economico fondato sulla libertà di mercato, ma il sistema sociale che consente agli uomini di esistere e di operare, premiando il meglio che ogni individuo reca in sé. L’Oggettivismo si propone come una filosofia per vivere sulla terra, dunque come una dottrina pratica, chiamata a orientare la vita personale e la convivenza civile. La definizione più sintetica fornita durante la lezione condensa efficacemente la filosofia randiana. “L’Oggettivismo è una concezione dell’uomo come essere eroico, per il quale la realizzazione produttiva costituisce il fine più alto e la razionalità l’unico assoluto”. Da qui si sviluppano le cinque branche del sistema.

La metafisica è la dottrina della realtà oggettiva. Essa studia l’esistenza in quanto tale e muove da tre assiomi immediatamente percepiti o sperimentati: l’esistenza, l’identità e la coscienza. Esistenza significa che “ciò che è, è”. Identità vuol dire che “ogni cosa è ciò che è”, secondo attributi determinati. La coscienza designa la facoltà, esclusiva dell’uomo, di percepire il mondo esterno e di identificarlo. “Nulla precede l’esistenza e nulla la supera”.

L’epistemologia coincide con la ragione, intesa come la facoltà che integra i materiali forniti dai sensi. La conoscenza si articola in due momenti: il rilevamento dei dati empirici e la loro rielaborazione concettuale. Poiché la natura non ha dotato l’uomo degli strumenti fisici propri delle fiere, la mente diventa il suo mezzo essenziale di sopravvivenza. Da questa centralità della ragione discendono a loro volta due corollari: l’individualità e la libertà.

L’etica è il presupposto dell’egoismo razionale. Secondo Rand, l’interesse personale può essere perseguito virtuosamente purché non leda i diritti altrui. Bene è ciò che promuove la vita, che rappresenta il valore fondamentale dell’individuo. I tre grandi valori sono la ragione, il proposito e l’autostima, a cui corrispondono le virtù della razionalità, della produttività e dell’orgoglio. Il lavoro produttivo diventa così lo strumento privilegiato della realizzazione umana.

Sul piano politico, il diritto è il principio morale che sancisce la libertà d’azione in un contesto sociale. Il diritto di proprietà costituisce la concreta attuazione del diritto alla vita e, dunque, sono entrambi inalienabili. Il capitalismo laissez-faire, privo di intervento statale, è per Rand il solo sistema coerente con l’etica dell’egoismo razionale. In esso gli uomini si rapportano tra loro come commercianti, attraverso la cooperazione libera e volontaria, a vantaggio reciproco. La forza fisica può essere usata soltanto in risposta all’aggressione. Il governo, ridotto alla funzione di guardiano notturno, ha tre compiti fondamentali: la polizia contro le aggressioni interne, l’esercito contro quelle esterne e la magistratura per la risoluzione delle controversie. La tassazione appare come una forma di appropriazione indebita delle risorse private e può essere ammessa soltanto su base volontaria.

L’ultima branca è l’estetica, cui Rand dedicò pagine importanti ne Il Manifesto Romantico. L’arte viene intesa come la “ricreazione selettiva della realtà”, capace di trasmettere ideali etici mediante le forme sensibili. Il suo realismo romantico ruota intorno alla figura dell’eroe, l’essere razionale e creativo che combatte il conformismo, il collettivismo e lo statalismo, affrontando tanto le istituzioni quanto i pregiudizi altrui e i propri limiti interiori. Non sorprende, allora, che tra i suoi autori prediletti figurassero Victor Hugo, Alexandre Dumas, Schiller e Dostoevskij.

Nella parte conclusiva della lezione, Thermes ha richiamato i rapporti tra Ayn Rand e alcuni teorici della Scuola austriaca. Con Friedrich von Hayek vi furono contrasti profondi attorno alla questione della ragione umana e della possibilità di sistematizzare la conoscenza, che Hayek riteneva invece dispersa nel tempo e nello spazio. Con Ludwig von Mises si registrò una maggiore consonanza, soprattutto nella critica del totalitarismo sovietico. Fu marcata, invece, la distanza dall’anarcocapitalismo del suo (ex) amico Murray Rothbard. Anche quando si occupò di capitalismo, ad esempio nel saggio Capitalismo, l’ideale sconosciuto, Rand ne discusse anzitutto in termini morali, più che economici.

In chiusura, ritornando alla concezione estetica randiana, Thermes ha evidenziato come da bambina Ayn Rand amasse le bande di paese per il loro entusiasmo vivace, e che il compositore da lei prediletto per tutta la vita fu Rachmaninov. Anche in questo particolare si riconosce un tratto costante della sua visione: la ricerca di un’energia spirituale capace di dare forma, elevazione e slancio all’esistenza dell’individuo.

Aggiornato il 03 aprile 2026 alle ore 12:30