Politici e mestieranti

Si dice spesso che, in democrazia, l’opposizione, nell’attaccare continuamente e su tutti i fronti il Governo, in fondo non fa altro che il suo mestiere. È vero, ma, allo stesso tempo, dovremmo ricordare che qualsiasi ‘mestiere’ per essere svolto con serietà esige correttezza e, soprattutto, lealtà con chi ne usufruisce.

L’opposizione ricorre ovunque a sotterfugi o trappole in punta di regolamenti parlamentari, talvolta bloccando i lavori, ma la sua condotta più tipica consiste, ovviamente, nella proposizione o riproposizione di argomenti tratti dalla vita reale del sistema sociale, soprattutto in tema di economia. Ma la lealtà, sopra richiamata, spesso non costituisce qualcosa di interiorizzato, cioè un presupposto etico-politico da cui partire in nome del bene comune.

Quando, come in Italia ma anche in Francia o Spagna, la politica interiorizza prima di tutto posizioni ideologiche più che obiettivi pragmatici di valore comune, l’opposizione si rivela nella sua anima più deleteria facendo della democrazia una pura e semplice formula giuridica dietro la quale vengono costantemente additati i destini negativi più profondi e definitivi di una nazione quale colpa del Governo.

Attualmente, in Italia, l’opposizione, invece che proporre soluzioni praticabili e razionali per i vari problemi che abbiamo, insiste senza tregua sul pericolo fascista, l’isolamento internazionale, la sudditanza agli Usa di Trump e, va da sé, il supposto sfacelo economico che ci riguarderebbe. Ma c’è un limite a tutto. Di per sé, non scandalizza che il Governo esageri nel vantare i propri successi o che l’opposizione faccia altrettanto sul fronte opposto. A scandalizzare, semmai, è la cocciuta tendenza della sinistra a tacere su dettagli – che però dettagli non sono – come la differenza fra imposte e tasse.

Il Governo ha effettivamente abbassato alcune aliquote Irpef e dunque, se il tasso attuale di imposizione globale è salito, non può esserne certamente lui ad esserne responsabile. L’aumento globale dell’imposizione infatti, (escludendo il cosiddetto fiscal drag dovuto all’inflazione che sta colpendo tutti i Paesi) è largamente dovuto all’attività fiscale degli Enti locali e, in particolare, alla fame insaziabile di risorse delle Regioni attraverso la mai abbastanza deprecata misura della Addizionale regionale Irpef, varata dal Governo Prodi nel 1997. Quella sì, assieme ad altre tassazioni locali sempre in aumento, rappresenta insieme la misura dell’incapacità amministrativa delle Regioni − che proprio non riescono a restare nei limiti dei trasferimenti finanziari dello Stato − e il modo, tipico in particolare a sinistra, di fare ‘perequazione sociale’ nell’unica modalità che conoscono, ossia il prelievo fiscale.

Il Governo attuale ha senz’altro molti difetti ma su un punto nascondere la verità è davvero scandaloso: tutti i cosiddetti ‘fondamentali’ dell’economia italiana negli ultimi quattro anni sono decisamente migliorati grazie al risveglio, peraltro ancora parziale, dell’imprenditoria italiana e all’attività fin qui rigorosa del bocconiano ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti. È ovvio che esistono ancora molti problemi da risolvere, ma un’economia senza credito internazionale non riuscirebbe nemmeno a vedere da lontano le soluzioni. E il credito internazionale sarebbe esattamente la prima vittima di una politica economica nella quale le ‘risposte’ e le ‘risorse’ , che la sinistra chiede a gran voce ogni giorno pur sapendo che il portafoglio è quasi vuoto, venissero unicamente trovate attraverso un’ulteriore imposizione fiscale invece che creando le condizioni per aumentare gli investimenti i quali produrrebbero più reddito e entrate statali anche senza necessità di aumentare le imposte e soprattutto l’attuale soffocante miriade di tasse locali.

Aggiornato il 15 maggio 2026 alle ore 10:19