Legge elettorale, nel day after avanza il sospetto di Fdi

Fratelli d’Italia vuole vederci chiaro. Il giorno dopo la bocciatura alla Camera per un voto (187 a 188) dell’emendamento sulle preferenze nella legge elettorale “Stabilicum”, i vertici del partito di maggioranza relativa avanzano più di un sospetto sui franchi tiratori. L’argomento principale è scovare chi può aver votato contro l’emendamento contraddicendo la linea ufficiale della maggioranza di centrodestra. Secondo il ministro dei Rapporti con il Parlamento Luca Ciriani i franchi tiratori sarebbero stati 20-25. Ma secondo i calcoli che si rincorrono nella maggioranza potrebbero essere anche il doppio, considerando che i 7 deputati di Italia viva hanno votato a favore dell’emendamento. Dentro Fdi da ieri si guarda con sospetto ai colleghi di Lega e Forza Italia, soprattutto ai deputati azzurri considerati più vicini a Marina Berlusconi. Nelle ricostruzioni giornalistiche ricorre il nome di Marta Fascina. “Non voglio commentare, è inutile”, taglia corto l’ultima compagna di Silvio Berlusconi. “Noi per la prima volta ieri eravamo presenti al 98 per cento in aula”, nota un suo collega di partito. un altro parlamentare di Forza Italia a patto di restare anonimo commenta: “Gli amici di Fdi si guardassero al loro interno. Molti di noi hanno messaggi di deputati del loro gruppo che non avrebbero mai votato le preferenze”.

Giorgia Meloni non nasconde il disappunto. “Abbiamo provato – scrive sui social – a reintrodurre le preferenze nella legge elettorale dopo più di trent’anni di liste bloccate. Abbiamo chiesto che si votasse con voto palese e che ognuno mettesse la faccia sul suo voto, ma le opposizioni hanno voluto il voto segreto. Il risultato dice che la sinistra e le opposizioni hanno votato compattamente contro. Ma anche nella maggioranza sono mancati diversi voti, e su questo serve una riflessione. Ci abbiamo provato. Ha vinto di nuovo la palude. L’emendamento è stato respinto per un solo voto. Un’occasione persa per gli italiani, ma era giusto provarci”. Il post si conclude con un “P.S. La scena dell’opposizione che esulta come se avesse vinto un Mondiale per aver impedito ai cittadini di poter scegliere i propri parlamentari dice tutto”. Alla vigilia del voto dell’emendamento, raccontano in ambienti di Governo, la premier aveva fatto pervenire un messaggio agli alleati. E più o meno lasciava intendere che se la maggioranza fosse andata sotto nel voto a scrutinio segreto sulle preferenze sarebbe stata pronta a recarsi al Quirinale. Se si trattava di una forma estrema di moral suasion a restare compatti, non è andata a segno. Se invece rispecchiava le reali intenzioni della presidente del Consiglio, lo si capirà nel giro di qualche giorno. Ora, di certo la sua ira è a livelli di guardia. Dal Colle si osserva la situazione con preoccupazione ma da lontano. Formalmente non si è consumata una sconfitta del Governo ma della maggioranza. La prassi non prevede in automatico la crisi. Ma ogni scenario è aperto in questo frangente ad alta tensione. Anche elezioni anticipate o quanto meno un chiarimento in Parlamento. Per Giorgia Meloni è una fase in cui serve “una attenta riflessione”. Sono ore di valutazioni a 360°. Intanto, oggi è arrivato il via libera dell’Aula della Camera con 229 sì e 139 voti contrari all’emendamento di Fdi alla legge elettorale che prevede l’obbligo di candidarsi in posizione di capolista per chi è candidato anche nel listino circoscrizionale. In questo modo chi per chi ha vinto il seggio scatterà dal listino e libererà un posto nel collegio plurinominale.

Aggiornato il 15 luglio 2026 alle ore 16:40