Scuola, famiglia e baby-gang

Anche a Santa Maria a Vico, in provincia di Caserta, un alunno di 17 anni non accenna minimamente ad intimorirsi di fronte alla sua professoressa di italiano (per un cattivo voto o per un rimprovero ancora non si sa, i motivi sono in corso di accertamento) e, anzi, decide di sfregiarla in viso con un coltello. Per la docente quindici giorni di prognosi e passa la paura.

Oramai fatti di questo genere riempiono troppo spesso le pagine di cronaca dei quotidiani scatenando i soliti dibattiti senza senso. Colpa della scuola? Responsabilità dei genitori? Disagio dei ragazzi? Non siamo esperti del settore, ma di certo non è normale che un diciassettenne entri in classe con un coltello in tasca; così come non è altrettanto normale che, al primo rimprovero dell’insegnante ad un alunno, intervengano i genitori di quest’ultimo inveendo contro il primo “a prescindere”. La formazione passa anche dal rimprovero e/o dalla punizione, oltre che dal controllo della quotidianità (scolastica e non) del soggetto giovane che, essendo tale, ha la naturale necessità di ricevere indicazioni e “dighe comportamentali” per la sua crescita.

Dove iniziano e dove finiscono le responsabilità dei soggetti coinvolti non è facile stabilirlo. Certo che non aiuta, in questo senso, ad esempio, l’inserimento dello smartphone in classe: “Per motivi didattici” si sostiene da più parti. Ma quando poi ti accorgi che i ragazzi non sono più in grado di consultare un vocabolario o un atlante, allora forse ci si dovrebbe rendere conto che l’utilizzo del telefonino tanto educativo/costruttivo non è. Stesso discorso per le operazioni matematiche “di base”: con la calcolatrice è tutto più facile!

E per non dire (come è successo di recente) quando il telefono portatile serve al minore per avvertire i propri genitori che l’insegnante si è “permessa” di muovergli un richiamo: padre e madre arrivano a scuola e picchiano la docente. Questo per dire che c’è (o ci dovrebbe essere) il ruolo delle famiglie che troppo spesso si sentono autorizzate a spalleggiare le malefatte dei pargoli anziché rincarare la dose dei rimproveri ricevuti dagli insegnanti. Così facendo nella mente dei ragazzi viene inculcata la pericolosa teoria del “posso fare tutto tanto mamma e papà mi proteggono”: da qui alla costituzione delle cosiddette baby-gang il passo è davvero breve.