Un manifesto urticante, il silenzio dei radicali

Il manifesto, che riproduceva un feto, recitava: “Tu eri così a undici settimane. Tutti i tuoi organi erano presenti. Il tuo cuore batteva già dalla terza settimana dopo il concepimento. Già ti succhiavi il pollice e ora sei qui perché tua mamma non ti ha abortito”.

Questo manifesto è stato rimosso negli ultimi giorni a Roma su disposizione del Comune, che ha precisato come già in passato l’Associazione ProVita fosse stata interdetta dall’affiggere manifesti simili perché in contrasto con le prescrizioni del Regolamento in materia, che vieta espressamente pubblicità dal contenuto “lesivo del rispetto delle libertà individuali e dei diritti civili e politici”.

In verità quel regolamento proibisce anche le affissioni che promuovano “la mercificazione del corpo femminile” e che siano irrispettose “del credo religioso, dell’appartenenza etnica, dell’orientamento sessuale e dell’identità di genere, delle abilità fisiche e psichiche”.

Ora, il manifesto oscurato dà solo, ed esplicitamente, delle indicazioni sull’evoluzione del feto. Quelle indicazioni sono esatte? Questa è una domanda forse interessante sotto il profilo scientifico ma che certo non rileva sotto quello della liceità dell’affissione del manifesto incriminato. A nessuno, infatti, verrebbe in mente di dire che un manifesto che affermi che sia il sole a girare attorno alla terra violi quanto disposto dal regolamento comunale.

Ovviamente, si potrebbe aggiungere che scopo del manifesto non fosse quello di intavolare un pedante dibattito accademico ma di incoraggiare le donne a non abortire.

Bene, anche l’appello a non avvalersi di quanto una legge consente non si vede come possa contrastare con i divieti comunali.

Se così fosse, se non fosse lecito invitare a non commettere un’azione o a non adottare un comportamento ammesso dalla legge, dovremmo proibire qualsivoglia campagna vegetariana o vegana in quanto offensiva nei confronti della sensibilità e dei “diritti” dei carnivori; di più, l’appello a non sacrificare agnelli per santificare la Pasqua potrebbe essere considerato una vera e propria manomissione dell’identità cristiana e del “credo religioso” dei più.

Il Partito radicale ha recentemente lanciato l’iniziativa di raccogliere le firme su una proposta di legge di iniziativa popolare per la regolamentazione della prostituzione. Un domani, un manifesto che promuovesse tale obiettivo non potrebbe forse incappare sotto la scure della norma che colpisce chi incoraggia la mercificazione del corpo?

Ecco, non sarebbe stata allora una straordinaria lezione di civiltà liberale, un altro luminoso esempio di coerenza tra quanto affermato e praticato da decenni se i radicali, i più intransigenti sostenitori della legalizzazione dell’aborto, avessero qualificato la rimozione del manifesto come un atto liberticida e violento?

Sbattere un feto su un manifesto è urticante come salutarmente urticanti erano i corpi dei digiunanti e dei malati con cui questi, insieme a Pannella e compagni, davano per l’appunto “corpo” alle loro battaglie politiche.

Irritavano i corpi di ieri come quello oscurato, silenziato di oggi ma un pensiero, una concezione della politica, una weberiana “intuizione” del mondo che non divide, che non esaspera, che rispetta posizioni consolidate, che è accondiscendente nei confronti del senso comune, che, quindi, in sostanza non “offende” nessuno, non vale nulla; è solo pappetta omogeneizzata, adatta agli stomaci più delicati.

“Disapprovo quello che dici, ma difenderò fino alla morte il tuo diritto a dirlo”, fa dire a Voltaire la sua biografa Evelyn Beatrice Hall. Ci sarebbe piaciuto vedere i radicali lì, a via Gregorio VII, dare per l’ennesima volta sostanza a quello sguardo illuminista sulle cose del mondo di cui si dichiarano fieramente eredi.

(*) Professore associato in Storia contemporanea – Università degli Studi Roma Tre