Starbucks Milano, la scommessa al sapore di caffè

Dopo 15 mesi di lavori, e altrettanti di polemiche, ha aperto il primo punto vendita italiano di Starbucks nell’ex palazzo delle Poste, in piazza Cordusio a Milano. Posizionato a due passi dal Duomo con uno spazio di 2.300 metri quadri arredato da artigiani italiani, il locale è il più grande d’Europa, il terzo nel mondo dopo quello di Shanghai e la casa madre di Seattle. Sarà il negozio di punta di una catena di livello superiore rispetto ai tradizionali caffè Starbucks: “Reserve Roastery”. 

Sono anni che il Ceo Howard Schultz tenta di approdare in Italia ma le difficoltà incontrate sono state molteplici, in primis quello culturale. Gli italiani hanno sempre guardato con diffidenza al caffè americano e ancora oggi l’amore incondizionato per la tazzina italica è dura da cambiare. Poi c’è la concorrenza: secondo la Federazione italiana pubblici esercizi si stima che in Italia vi siano circa 172mila bar. Non proprio un terreno vergine quello della torrefazione. Ma Schultz non è un uomo d’affari che si arrende facilmente. E per questo ha pensato ad un styling ad hoc che possa incontrare i favori e le abitudini italiane. Restano la musica accogliente, il wi-fi gratuito e un intenso profumo di caffè, ma rispetto ai tradizionali Starbucks quello di Milano avrà arredi particolari con l’uso combinato di pietra naturale, pelle e velluti, moltissimo legno e pareti foderate dalle miscele di caffè. Inoltre, a far compagnia alle 115 bevande a base di caffè ci saranno, a disposizione dei clienti, pizzette, panini e tiramisù della famosa bakery Princi. E questo proprio per non stravolgere le consuetudini dei milanesi, abituati a cappuccino e brioche.

Certo, il costo non è un dettaglio: per il classico espresso bisognerà sborsare 1,80 euro, per un cappuccino tra i 4,5 e 5,5 euro. Non proprio un risparmio, ma visto la posizione e la bellezza degli interni che offrono un ambiente caldo e spazioso, c’è da pensare che il target non sia solamente italiano ma soprattutto stranieri e giovane.

Schultz non è nuovo a queste sfide. Dal 1982 ad oggi, è riuscito a creare un impero in tutto il mondo. Starbucks negli anni Ottanta era una piccola torrefazione di Seattle. Schultz nel 1982 lavorava per un'azienda svedese di prodotti per la casa, che produceva anche caffettiere all'americana, e fu proprio grazie a loro che entrò in contatto con Starbucks dove venne assunto per occuparsi di marketing. Dopo un viaggio in Italia, dove rimasse affascinato dalla maestria di un barista e dal rapporto che si instaurava tra clienti e baristi, pensò che fosse giusto provare a replicare quel modello di business anche negli Usa. Si mise in proprio, il primo locale si chiamava “Il Giornale”, e due anni dopo rilevò le caffetterie di Starbucks, diventandone l'amministratore.

Ad oggi i negozi sono 28mila in oltre 77 Paesi, i dipendenti 180mila e l’utile del 2017 si aggira intorno ai 2,8 miliardi di dollari,  anche se ha conosciuto una leggera flessione rispetto agli anni passati. Un colosso finanziario che ha finalmente preso in considerazione l’Italia, troppe volte rimasta in disparte nel flusso economico mondiale ma che ora sta iniziando ad alzare un po’ la testa.