Sbai: missile in Italia, la procura indaghi sul Qatar

“Che ci fa un missile del Qatar in Italia?”. La domanda è sorta spontanea a Souad Sbai, presidente del Centro Alti Studi Averroè e dell’Associazione delle Donne Marocchine in Italia, dopo il ritrovamento in provincia di Pavia di un missile in uso alle forze armate di Doha nell’arsenale di armi da guerra sequestrato a militanti di estrema destra.

“Oltre a finanziare moschee, associazioni, imam e militanti dei Fratelli Musulmani in tutto il Paese, come documentato nel libro inchiesta ‘Qatar Papers’, Doha supporta anche gruppi eversivi di destra? A quale scopo?”, prosegue la già parlamentare della Repubblica per il centrodestra, che ipotizza: “Forse per tenere sotto scacco l’Italia, scaldando il termometro dell’estremismo che sia jihadista o di destra, ma anche di sinistra, vista l’aderenza di quest’ultima ai Fratelli Musulmani?”.

Al riguardo, dice Sbai, “sarebbe interessante sentire la risposta dell’Ambasciatore di Doha, se la Procura che sta indagando dovesse - opportunamente - decidere d’interrogarlo come persona potenzialmente informata dei fatti”. “All’Ambasciatore andrebbero fatte domande riguardanti anche altri casi. Casi non solo di radicalizzazione, ma di corruzione come quello dell’ospedale Mater Olbia in Sardegna”.

Tuttavia, nota la giornalista e scrittrice, “la sensazione è che Doha continuerà a farla franca. Gli emiri Al Thani hanno il business a proteggerli dalla possibilità che vengano inchiodati alle proprie responsabilità. Le relazioni economiche vanno infatti a gonfie vele, per la gioia di una certa diplomazia italiana in Qatar”.

Restando sul fronte degli armamenti, mentre tutti i giornali riportavano la notizia del ritrovamento del missile, veniva annunciata trionfalmente la conclusione di un mega contratto di vendita di navi e missili italiani alle forze armate di Doha. “Un miliardo di euro in cambio della diffusione del fondamentalismo dei Fratelli Musulmani e del sostegno a estremismi di altro genere in Italia?”, chiede Sbai.

“Fare affari con gli emiri Al Thani”, conclude, “non è un buon affare per quanto lucrosi essi siano. Pecunia olet, almeno quella proveniente da Doha. Basta ignorare la minaccia: l’Italia non deve rafforzare le relazioni con il Qatar, ma deve interromperle”.