Il flop di Papa Francesco nelle Marche

La notizia che ha fatto meno notizia in questa estate 2019 è certamente la visita di Bergoglio ai terremotati. Un mesetto fa Papa Francesco aveva fatto tappa nelle zone colpite dal sisma. Si era spinto sino a Camerino, dove c’è una cattedrale ancora danneggiata dal terremoto. Ma questo viaggio, nelle Marche, regione un tempo religiosissima, s’è rivelato un vero e proprio fallimento: pochissima gente ha atteso il pontefice, e solo i “rappresentanti istituzionali” (tutti in tiro) hanno garbatamente sgomitato per aggiudicarsi un selfie che li immortalasse nell’atto del bacio dell’anello. Grande delusione per il pontefice, ed ancor più grande per il notabilato locale. Il Papa non ha concesso foto che ritraessero il baciamano dei fedeli importanti.

“Nelle Marche non ho mai visto, né rammento, gesti d’indifferenza verso il papato”, ha confessato un pubblico funzionario, sconvolto dal fatto che la popolazione nemmeno si voltasse o interrompesse le proprie faccende per rivolgere l’attenzione a Papa Francesco. “Di fronte a quello che avete visto e sofferto, di fronte a case crollate, edifici ridotti in macerie, viene questa domanda: che cosa è mai l’uomo? Che cos’è, se quello che innalza può crollare in un attimo? Che cos’è, se la sua speranza può finire in polvere? Che cosa è mai l’uomo?”, ha detto Bergoglio nell’omelia.

Un discorso da vero francescano, da fedele e coerente propalatore della Teologia della liberazione: corrente del pensiero cattolico sviluppatasi in seno a quel “Consiglio episcopale latinoamericano” del 1968, come diretta estensione dei principi riformatori romani del Concilio Vaticano II.

Corrente che vede oggi in Papa Francesco il suo fondamentale assertore. Si stenta comunque a credere che le popolazioni colpite dal sisma possano ravvisare nella povertà la più fulgida opportunità per arricchire le proprie anime. E non si può certo dire a dei terremotati che la fatica nel costruire una casa, nel curarla in ogni dettaglio, sia uno spreco dettato dall’ambizione umana, e che basta un cataclisma per riportare l’uomo a dormire sotto le stelle. Intendiamoci, Bergoglio è perfettamente coerente col principio fondamentale della Teologia della liberazione, ovvero che l’opzione fondamentale per lo spirito è la povertà, perché necessiterebbe essere poveri così come si evince all’interno del dato biblico.

Altro postulato cardine è che tutti gli uomini occidentali debbano rinunciare alle proprie ricchezze per risarcire i popoli che hanno subito schiavitù e colonialismo: in questa chiave che il Papa lancia il ponte alla omologa Teologia islamica della liberazione, auspicando che l’Italia possa diventare il grande villaggio delle migrazioni. Ed in questo incontra il consenso del protestantesimo olandese, danese e tedesco. L’uomo solidale, creativo e senza radici (in continuo viaggio) è per i seguaci della “liberazione” l’antidoto alla logica del profitto. Si stenta a credere possa trovare seguito nelle Marche. Anche i rappresentanti istituzionali, presenti un mese fa a Camerino, si dubita fossero ferventi pasionarie della Teologia della liberazione. Infatti, quando l’arcivescovo di Camerino (Francesco Massara, nominato proprio da Papa Francesco) ha detto: “La ricostruzione si è lasciata ingabbiare dai lacci della burocrazia, generando sconforto e delusione”, Bergoglio ha ribattuto “seguo con preoccupazione l’acuirsi delle tensioni nel Golfo Persico”.

Quindi Bergoglio ha indossato un casco bianco da cantiere, è entrato nella Cattedrale di Santa Maria Annunziata (inagibile e lesionata) ed ha deposto un mazzo di fiori dinanzi alla Madonna della Misericordia. Insomma, una visita ristretta agli addetti ai lavori, i sindaci dei Comuni dell’arcidiocesi di Camerino-San Severino Marche, il cardinale Edoardo Menichelli (arcivescovo emerito di Ancona), alti prelati, assessori, vertici locali della Croce Rossa. Mancava la gente, quelle folle a cui Bergoglio è stato abituato. Del resto le Marche sono ormai spopolate, i borghi versano nell’abbandono e le fabbriche sono ormai cattedrali nel deserto.

Ma l’insuccesso di Papa Francesco è stato abilmente nascosto, al punto che tivù, giornali ed agenzie hanno parlato di folle oceaniche. Siamo ormai abituati ad una stampa che ha fatto dogma dell’infallibilità di Papa Francesco, al pari di Adriano Celentano, Fabio Fazio e Cristiano Ronaldo. Chissà se la presenza di Bergoglio ad un talent show non possa invertire la crisi di vocazioni? Non s’esclude che Papa Francesco possa entrare in un nuovo format televisivo tipo Grande Fratello, con tanto di confessionale.