Il gossip non è mai stato tra i miei interessi, eppure il degrado di questa società ormai al di sotto del livello minimo di civiltà ed educazione, rappresentato dall’attacco selvaggio a una donna di spettacolo come Vanessa Incontrada, ha meritato la mia attenzione.

Innanzitutto ci sarebbe da evidenziare l’assoluta mancanza di cortesia, ovvero quell’atteggiamento di gentilezza e rispetto che, in un tempo lontano, caratterizzava l’uomo in quanto nobile di cuore e dunque cavaliere, e che dovrebbe impedire l’aggressione vigliacca a una donna, comunque e in qualsiasi occasione. Il caso è quello delle critiche mosse da parte di un noto settimanale all’aspetto estetico della soubrette italo-spagnola che qualche anno fa sosteneva, insieme con Claudio Bisio, il palcoscenico di uno Zelig con capacità e professionalità.

L’abisso della mancanza di conoscenza di questo mondo che vorrebbe tutte le donne uguali, stereotipate, clonate, algide repliche di silicone, scatena dunque l’odio dell’ignorante genetico, al quale farebbero bene – anche se sarebbe forse inutile – non soltanto una serie di nerbate e tratti di corda, ma gli stessi somministratigli davanti ai dipinti di Pieter Paul Rubens, pittore barocco che ha invece esaltato, nei suoi capolavori immortali, le muliebri forme con le loro rotondità.

Dunque certo il cosiddetto “canone estetico” di Rubens, fiammingo amante dell’Italia e della nostra arte, non è lo stesso del tempo che viviamo. Le sue modelle, come quella che ha posato per il dipinto dal titolo Venere al bagno, oggi sarebbero etichettate come “cellulitiche” dai mass media, così è stata apostrofata la showgirl; eppure loro, giunoniche, ci osservano incuranti e seducenti da quelle tele da oltre quattrocento anni, belle nella loro opulente sensualità, di donne vere e reali seppur deificate. Potremmo dire lo stesso, tra solo qualche anno, delle donne oggi immortalate sulla Rete e sui rotocalchi, tutte spesso realizzate con lo stampo preformato?

Le Tre grazie di Rubens sono la riprova che sebbene il canone estetico vari nel tempo, non mutano mai la bellezza, l’ardore, la sensualità e l’eros, che sono e restano tale sia per una donna del Secolo d’oro sia per una d’inizio Ventunesimo, formosa o meno. Quindi i poveri di spirito, incapaci di vedere oltre quegli angusti limiti imposti loro da una società che più che liquida è soltanto stupida, che offendono una donna quale che sia per le proprie morbide fattezze, dimostrano in realtà soltanto la bassezza del loro intelletto che non sa apprezzare la bellezza senza tempo dell’arte che vive lungo i secoli. Ecco perché è necessario, oggi sempre più, con buona pace dell’ex ministro Alberto Bonisoli che ne ha auspicata l’abolizione, l’insegnamento della Storia dell’Arte nelle scuole, perché con l’arte si insegnano anche il rispetto, la civiltà e l’educazione.