Ambientalista è sinonimo di socialista

Vita dura, quella del socialista. Ogni giorno si sveglia e sa che dovrà inventare una nuova scusa per fregarsi i vostri soldi. A guadagnarsi lo stipendio nemmeno ci pensa. Ma pensa tanto, e rimugina, e si lambicca, per trovare la giustificazione più ingegnosa che vi convinca a regalargli qualche spicciolo. Di questi tempi, oltretutto, il portafoglio piange, sicché le vecchie tiritere - e la disuguaglianza, e la solidarietà sociale, e il plusvalore, e la redistribuzione, e le periferie, e i ricchi sempre più ricchi mentre i poveri sempre più poveri - non sono più sufficienti. Al socialista, però, che è uomo di raffinata furbizia, una storia strappa-quattrini non manca di certo: e di valide ragioni per lasciarvi in mutande ne ha sempre a bizzeffe.

L’ultima che ha escogitato è il terrorismo ambientalista. Ha incominciato a salmodiare, da mane a sera, che il mondo - la nostra casa - è in fiamme. Ogni giorno ne tira fuori una diversa: la foresta amazzonica brucia! I ghiacciai della Groenlandia si sciolgono! Gli orsi polari si estinguono! Come un personaggio uscito fuori da una commedia di Massimo Troisi, ci ricorda puntualmente che presto dobbiamo morire. Addirittura ha già fissato la data del Giudizio: il 2050, e poi più nulla. L’Apocalisse, insomma, è dietro l’angolo. Tra temperature roventi e mari di plastica, tra estinzioni di massa e deserti che avanzano, la catastrofe – ci ripete – è di sicuro imminente.

Sembrerebbero non esserci speranze, ma il socialista non si perde mica d’animo: ha già la soluzione in tasca. Che poi, è la soluzione di sempre, la panacea che propone per tutto: più tasse. Tasse sul diesel. Tasse sulla plastica. Tasse, ancora tasse, sui biglietti aerei. Come se un povero Cristo prendesse l’aereo per il gusto di inquinare l’aria e non perché ha bisogno di spostarsi. Siccome nella gestione delle piccole questioni nazionali si è dimostrato molto efficiente, il socialista vuole ora cimentarsi con il riscaldamento del globo terraqueo: per farlo, tuttavia, ha bisogno – tanto per cambiare – dei tuoi soldi. Ci chiede, in sostanza, l’ennesima cambiale in bianco, affinché possa prendersi la briga di salvarci: stavolta, però, non dalla povertà o dallo sfruttamento alienante, ma addirittura da un atroce cataclisma. Cosa intenda farci, con questi soldi, ovviamente non è chiaro. Intanto se li prende, punisce chi inquina – quelli che viaggiano in aereo, praticamente chiunque si muova tra due Stati – e poi, un modo per impiegarli, lo trova senz’altro: magari ci ingrossa l’Air Force Renzi.

Allora, amici lettori, io vi avverto: nei prossimi mesi, qualcuno, con il santino di un orso polare emaciato, vi busserà alla porta. E questuerà un generoso “contributo” per salvare il mondo. Ma fate attenzione: perché, più che un pianeta verde, gli interessa lasciarci voi, al verde. E temo che poi, quando sarete poveri in canna, del clima, dell’ambiente e dell’inquinamento, non ve ne fregherà un bel niente.