Un paradiso a misura d’omo

Di là dall’effettiva empietà dell’opera, ciò che più mi irrita, da Storico dell’Arte, è la totale, assoluta mancanza di rispetto nei confronti di un eccelso artista del Rinascimento d’Oltralpe quale è Lucas Cranach.

Infatti è all’Adamo ed Eva di Cranach che s’ispira dichiaratamente l’opera dipinta da Elisabeth Ohlson Wallin, installata domenica scorsa, con la benedizione dei pastori Helena Myrstener e Sofia Tunebro nella Cattedrale Luterana di San Paolo, a Malmö in Svezia, divenendo così a tutti gli effetti il primo altare omosessuale del Paese. Il dipinto della Ohlson Wallin, attivista lesbica, già nel 2012 era stato considerato "troppo politico" per la Cattedrale di Skara, visto che raffigura al posto di Adamo ed Eva alcuni appartenenti a varie etnie in atteggiamenti indiscutibilmente omoerotici.

In realtà sia Cranach sia Hieronymus Bosch e Pieter Brueghel e tanti altri straordinari artisti dei secoli XV e XVI, hanno saputo far di meglio. Quindi niente, si rassegni Elisabeth Ohlson, il suo nome non resterà negli annali della grande pittura e neanche il dipinto queer dal titolo Paradise.

L’Eden omosessuale della chiesa di San Paolo a Malmö, nella quale il Serpente è un trans, è quindi una mediocre riproposizione di un Giardino delle Delizie o di opere della Scuola di Fontainebleau, e persino dello stesso Sandro Botticelli, tutti loro molto più all’avanguardia cinque secoli fa di quanto potrà mai esserlo la luterana Chiesa di Svezia con la sua politica pesantemente orientata alle istanze Lgbt, al punto da aver indicato al proprio clero di non far più riferimento a Dio usando pronomi maschili.

Insomma, il boldrinismo ha invaso la Svezia senza neanche sparar un sol colpo. Quindi, dopo aver sentito definire l’Evangelista Giovanni lo “stalker” di Gesù in atteggiamenti omosessuali nel Cenacolo leonardiano, dopo la presunta e mai riscontrata dai fatti, pederastia di Caravaggio, oggi nell’avanzatissima Svezia possono godere di una pala d’altare dove finalmente cade ogni proscrizione omofobica grazie all’arte della Ohlson, nota già per una sua mostra dal titolo Ecce homo che ha voluto rappresentare Gesù tra omosessuali e travestiti come apostoli, rifacendosi appunto al dipinto milanese di Leonardo.

L’artista svedese ha dichiarato essere suo intento con Paradise, il voler dimostrare che il luogo d’elezione per i gay fosse appunto il Paradiso terrestre, ma nella propria enfasi pittorica la Ohlson Wallin ha dimenticato che nell’iconografia cristiana del tempo di Cranach i seni femminili sono sempre scoperti, mentre lei, ipocritamente, li occulta con delle foglie. Evidentemente oggi, nell’arte di transavanguardia postmoderna che tanto vorrebbe stupire, provocare le coscienze e altro, manca quel coraggio – tra le molte cose assenti – tanto presente in artisti che distano da noi molti secoli e sono così più attuali che mai.

Insomma le Sibille di Michelangelo, con i loro muscoli torniti, nella Cappella Sistina sono infinitamente più all’avanguardia, anche sessuale, di qualsiasi banale, scontata provocazione di marca transgender. Aveva più coraggio il Sodoma, credetemi.