Buttiamo in discarica certi pregiudizi

In queste settimane stiamo assistendo ai continui ripensamenti da parte della giunta grillina in merito all’individuazione dell’area per la nuova discarica sui rifiuti a Roma. La sindaca Virginia Raggi ci ha provato in tutti i modi: dal sud al nord della città fino alla proposta di Monte Carnevale vicino alla famosa discarica di Malagrotta per la cui chiusura (nel 2013) il Movimento 5 Stelle locale fece tante battaglie.

Le proteste della base grillina e di cittadini e comitati di quartiere non sono mancate e sono state abbastanza accese al punto che la sindaca capitolina (paladina dei rifiuti zero) si ritrova a fare il gioco dell’oca: tornare alla casella di partenza. E poi?

La verità è che in tutti questi anni i pentastellati hanno ingannato i cittadini romani facendogli credere che i rifiuti spariscono con la bacchetta magica (o meglio vanno altrove) e che gli stessi non vanno gestiti attraverso i termovalorizzatori di ultima generazione e i vari impianti moderni e sicuri che vengono utilizzati, invece, nel nord Italia e in Europa.

Per affrontare e risolvere l’emergenza rifiuti a Roma, è impensabile proporre come unica soluzione la discarica e non tener conto di tutte le tecnologie sostenibili in grado di chiudere il ciclo dei rifiuti. Altro che “Green New Deal” come ci vogliono far credere il M5S e il Partito Democratico. Quest’ultimo è corresponsabile dei fatti negativi che si sono registrati negli ultimi 7 anni. In particolare, il Presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, ha voluto chiudere il termovalorizzatore di Colleferro (dopo il revamping dell’impianto di proprietà regionale e a spese dei contribuenti laziali) e non ha concesso l’autorizzazione alla costruzione di quello di Albano Laziale per assecondare le proteste dei sindaci Pd di quei comuni dell’area romana e non perché l’Unione europea lo imponesse.

Infatti, la direttiva europea interessata non vieta la costruzione di termovalorizzatori (semmai prevede lo smantellamento di quegli impianti vetusti e fuori norma) e una recente sentenza della Corte di Giustizia Ue stabilisce che nell’ambito della gerarchia dei rifiuti è presente il principio del recupero energetico del rifiuto esercitato dalle stesse tecnologie moderne, pulite, sicure e attive in tutte le città europee come Vienna, Copenaghen, Stoccolma, Barcellona, Parigi, Londra, Amburgo e in grado di garantire vantaggi economici quali la fornitura di energia elettrica e calore alle case che li circondano.

Inoltre, la sinistra zingarettiana è responsabile di un nuovo Piano regionale sui rifiuti incentrato sulle discariche quando la direttiva sull’economia circolare in materia di gestione dei rifiuti prevede che entro il 2035 debbano essere raggiunti i seguenti obiettivi: il 65 per cento di riciclo, la minimizzazione del ricorso alla discarica pari al 10 per cento e il 25% deve essere valorizzato.

Il recente “Rapporto 2020 sui rifiuti urbani” dell’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (Ispra) conferma la grave situazione nel Lazio e nella Capitale d’Italia. In particolare, i dati negativi riguardano principalmente la carenza di impianti di trattamento e smaltimento con conseguente esportazione di rifiuti. Rispetto a quest’ultimo punto, Roma è stata incoronata la regina del turismo dei rifiuti: nel 2018 la municipalizzata Ama ha dovuto spedire in altre regioni italiane quali il Veneto, il Friuli-Venezia Giulia, la Lombardia, l’Emilia Romagna, l’Abruzzo, la Puglia e in Europa quasi 500mila tonnellate fra rifiuti e residui di trattamento con costi non indifferenti a carico dei cittadini e con un impatto ambientale significativo, ovvero un elevato tasso di inquinamento atmosferico causato dai viaggi continui di Tir che vanno giù e su per le autostrade italiane ed europee.

Questa è l’economia circolare ai tempi di Virginia Raggi e Nicola Zingaretti.

Insomma, come si può tenere una città più pulita e con un certo decoro urbano? Basterebbe buttare in discarica certi pregiudizi che hanno causato notevoli danni all’ambiente e alla salute pubblica e assumere un decisionismo politico che manca da parecchio tempo.