Ne ammazza di più la malasanità in Italia che il coronavirus nel mondo

Il coronavirus ha gettato nel panico tutti gli abitanti del Pianeta ed ha totalmente bloccato il colosso economico cinese, con forti ripercussioni sull’economia mondiale.

Ad oggi, secondo le notizie che ci provengono dal governo di Pechino, i morti hanno superato quota mille e i contagiati quasi 50mila. Se questi dati siano veri o meno non spetta a noi dirlo. Quel che è certo che oggi, un miliardo e mezzo di cinesi sono completamente isolati dal resto del mondo.

Dovunque, nei laboratori, si sta lavorando alacremente per sviluppare il vaccino che possa bloccare la diffusione del virus e ci auguriamo che presto la situazione si risolva e tutto torni alla normalità.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha dichiarato l’emergenza sanitaria globale ed il Governo italiano è stato conseguente, esprimendo comunque grande fiducia nella capacità dell’Italia di far fronte a tutte le necessità del caso. Lo stesso ministro della Salute, Roberto Speranza, ha esaltato il nostro sistema sanitario come uno dei migliori al mondo. Non abbiamo motivo per non credergli!

Alla fine di questa terribile vicenda, che rimarrà nella storia come il contagio che più degli altri ha messo paura agli abitanti della Terra, per noi italiani sarà però necessario fare una seria riflessione sulla nostra Sanità. Soprattutto sulle migliaia di morti che in Italia muoiono per colpa della malasanità.

In particolare gli ultimi dati dell’Istat, che si riferiscono al 2015, descrivono un Paese nel quale su 647mila persone decedute, 642.459 sono per cause legate a malattie varie e, considerati i 3.419 morti per incidenti stradali, gli italiani deceduti per cause naturali o di vecchiaia sono praticamente poco meno di mille.

Nella Tabella allegata estrapolata dai dati Istat, vengono riportati il numero dei decessi avvenuti in Italia nel 2015, secondo le varie patologie.

Tuttavia la cosa più grave e che non traspare dai dati Istat è la mortalità evitabile riconducibile ai servizi sanitari ovvero “quei decessi considerati prematuri che non dovrebbero verificarsi in presenza di cure efficaci e tempestive e per i quali esistono interventi diagnostico-terapeutici di provata efficacia”.

I dati sono contenuti nel “Rapporto Osservasalute 2018”, curato dall’Osservatorio Nazionale sulla Salute nelle Regioni Italiane che opera nell’ambito di Vihtaly, spin off dell’Università Cattolica del Sacro Cuore presso la sede di Roma, ed appaiono in tutta la loro drammaticità.

Il Rapporto prende in rassegna il biennio 2014-2015 durante il quale ha registrato 69,83 decessi per ogni 100mila abitanti.

In pratica, considerata la popolazione italiana formata da 60 milioni di abitanti, nei due anni di riferimento i decessi in Italia sono stati 41.898, quindi quasi 21mila l’anno: un dato da brivido.

Ventunomila persone che rientrano tra i 642.459 morti per malattie varie, e che si sarebbero potute salvare se il sistema sanitario fosse stato più efficiente

Chi glielo dice questo al ministro Speranza?