Tariffa rifiuti: l’Italia spaccata in due

Le famiglie spendono in media 300 euro l’anno per la raccolta dei rifiuti. Ma l’Italia è spaccata in due.

Al Nord – che ha dalla sua, oltre alla presenza, anche una buona capacità di impianti dedicati – vola la raccolta differenziata verse vette dal respiro europeo. Al Sud invece scende in un abisso di staticità ormai lungo anni. La novità è però che questo divario si riflette anche sulla tariffa; ma con un capovolgimento dell’ordine degli addendi, e quindi delle proporzioni. Al Nord, che comunque produce quasi la metà della spazzatura totale, infatti la spesa media è più bassa, e non di poco, rispetto a quella di chi vive al Sud. Tutto questo si riassume in un numero che racconta meglio di qualsiasi altro giro di parole la situazione, e che in sostanza ci parla di come i costi siano più alti proprio dove il servizio funziona meno, e dove spesso non si riesce a chiudere il ciclo: nel Meridione la media della tariffa rifiuti è infatti più alta di 91 euro.

Un ragionamento, questo, che viene fuori dal nuovo rapporto di Cittadinanzattiva sui costi sostenuti dai cittadini per lo smaltimento dei rifiuti nei capoluoghi di provincia; un’analisi messa a punto grazie alla rilevazione annuale dell’Osservatorio prezzi e tariffe e costruita prendendo come riferimento nel 2020 una famiglia tipo di tre persone, e una casa di proprietà di 100 metri quadrati.

A livello nazionale – viene spiegato – la tassa per i rifiuti pagata in media nel 2020 da una famiglia nel nostro Paese è di 300 euro. La regione con la spesa più elevata resta la Campania con 419 euro, in leggera discesa (0,4%) rispetto al 2019. La spesa media più bassa è in Trentino-Alto Adige con 193 euro nonostante un incremento dell’1,4%. Tra le città il vertice alto lo tocca Catania che supera i 500 euro. Sul piano territoriale ci sono 10 regioni con incrementi: Molise (4,3%), Calabria (3,4%), Umbria (2,8%), Liguria (2%), Lazio (1,9%), Marche (1,7%), Friuli-Venezia Giulia (1,6%), Trentino-Alto Adige (1,4%), Toscana (0,8%), Piemonte (0,7%). E 6 per le quali invece le tariffe scendono: Abruzzo, Veneto, Sardegna, Sicilia, Puglia e Campania. Spesa invariata in Basilicata, Emilia Romagna, Lombardia e Valle d’Aosta. A Catania la tariffa rifiuti più costosa nel 2020, dove si pagano 504 euro a famiglia all’anno; mentre quella più economica è a Potenza, con 121 euro. In Calabria, a Crotone l’incremento più elevato (più 14,1%); al contrario a Venezia la diminuzione più consistente (meno 16,2%).

Ma il vero nodo, a cominciare dalla natura stessa per la quale viene pagata la tariffa rifiuti, è quello della discrepanza tra aree geografiche, con una differenza di 91 euro di costi tra Nord e Sud del Paese: al Nord la media è di 258 euro, al Centro è di 304 euro, al Sud quella più costosa di 349 euro. E sono proprio quei 91 a svelarci, ancora una volta, del distacco tra Nord e Sud, soprattutto se si incrociano con i dati dell’ultimo rapporto dell’Istituto superiore per la protezione e ricerca ambientale (Ispra), da cui risulta che gli italiani hanno prodotto 30,2 milioni di tonnellate di rifiuti urbani e che la maggioranza appartiene al Nord (47,5%), seguito dal Sud (30,5%) e dal Centro (22%). In particolare il tema diventa di economia circolare “applicata” quando non si può fare a meno di mettere in evidenza come sulla raccolta differenziata il Nord sia in testa con il 67,7%, e una raccolta al di sopra del 70 per cento in Veneto, Trentino-Alto Adige e Lombardia; mentre al Sud si viene catapultati al 46,1%, finendo sotto la soglia del 40% in uno scenario costellato da ulteriori ripide discese.