L’etichetta sessista e il femminismo da centrifuga

Ha suscitato una certa ondata di indignazione, più che ondata qualche schizzo, la scoperta del sindaco di Certaldo, Giacomo Cucini, durante un prelavaggio domestico. I panni sporchi, etichetta compresa, sono stati prontamente fatti poi rimbalzare sui social: “Ho acquistato questo paio di pantaloni, non tanto tempo fa , prodotti da un’azienda italiana – scrive il sindaco di Certaldo riportato da Repubblica.it Firenze – Solo al primo lavaggio mi sono reso conto di questa etichetta e della scritta che riportava (“Give it to your woman”, ossia “Dalli alla tua donna”, ndr). Sul momento ero un po’ incredulo, poi quando ho elaborato la cosa ho realizzato che quella frase rappresenta gli stereotipi che cerchiamo di combattere ogni giorno. Ho denunciato l’accaduto su Facebook e tra i tanti commenti c’è stato qualcuno che ha pensato all’ironia: l’uomo non è in grado di lavarsi i pantaloni quindi ci deve pensare la donna”.

Apriti cielo, al di là che il fatto in sé può anche far suscitare un sorriso se il messaggio viene letto in chiave anacronistica, c’è chi la pensa diversamente e ha deciso di sguainare la spada e ingaggiare una battaglia contro l’azienda produttrice. Chi avrà mai osato tanto? Il gruppo delle “Donne Democratiche”, che hanno aperto la loro battaglia scrivendo subito all’azienda.

Etichetta sessista? Solo agli occhi delle donne “democratiche”, scrive Souad Sbai su Fb, “la realtà è fatta di più colori, ma le femministe vedono solo il rosso o il nero. Invece di attaccarsi all’etichetta di un pantalone, perché non pensano a combattere davvero la violenza contro le donne?”.

Femminismo da centrifuga (mentale) senza risciacquo.