“Scudo penale” a malasanità ed Autostrade

Per la gente comune il giusto processo

L’idea di far passare uno scudo penale, per garantire grandi imprese, aziende e professioni, serpeggia in Italia da almeno una ventina d’anni. E perché aziende, assicurazioni ed alti dirigenti s’erano già scottati con condanne e risarcimenti a seguito delle cause per morti da amianto, e poi dopo la sentenza per la tragedia ThyssenKrupp. Due grandi processi, sia quello Eternit (amianto) che ThyssenKrupp, che s’erano celebrati dinnanzi alla Corte di Assise di Torino, con condanne storiche sia sotto il profilo penale che civile. A cui seguirono (anche in forza delle sentenze della Cassazione) una miriade di processi e costituzioni di parte civile in tutta Italia per situazioni similari, per i tantissimi incidenti sul lavoro, come per malasanità, disastri ecologici (caso Ilva), crolli di viadotti e ponti autostradali, avvelenamenti, disastri ferroviari, straripamenti di fiumi ed invasi idroelettrici ed irrigui. Quanto era accaduto a Torino faceva ormai giurisprudenza, e tutte le grandi aziende con scheletri nell’armadio temevano di finire nelle indagini del pm Raffaele Guariniello.

Ci vorrebbe uno scudo penale” borbottava un principe del foro, dimenticando che la Costituzione (macigno insormontabile) prevede all’articolo 3 che tutti i cittadini hanno pari dignità e sono eguali davanti alla legge, senza distinzioni di sesso, razza, lingua, religioni, opinioni politiche, condizioni personali e sociali… l’articolo assume il principio di uguaglianza tra tutti i cittadini come diritto fondamentale. E poi c’è l’obbligatorietà dell’azione penale, quindi un pubblico ministero di qualsivoglia procura potrebbe infischiarsene d’eventuali scudi penali, quindi procedere in barba ad una legge ordinaria (e con strampalati e fallaci decreti attuativi) sfornata da un Parlamento d’improvvisate macchiette filodrammatiche.

Furono i medici per primi ad agitarsi per ottenere uno scudo penale: la pretendono dai tempi in cui Alberto Sordi interpretava “Il medico della mutua”, dagli anni Sessanta. Volevano lo scudo per proteggersi dai tantissimi casi di malasanità: ovvero gente morta in corsia, in sala operatoria per interventi sbagliati, o per cure che nulla avevano a che fare con la patologia. Ed evitiamo di enumerare i casi di risarcimento danni nella chirurgia estetica: hanno letteralmente sbancato le compagnie assicurative. Dopo tanta insistenza, un medico eletto in Parlamento per il Partito Democratico (Federico Gelli) riesce a far approvare nel 2017 uno scudo penale per i medici: in quattro anni inapplicato per mancanza di decreti attuativi, ed oggi potrebbe avere parziale applicazione per sollevare medici e case farmaceutiche dalle responsabilità per morti da vaccinazione e, forse, per casi di malasanità in tempo di Covid.

I medici si dichiarano scontenti, ma non è colpa loro se Ippocrate misconosce la Costituzione italiana. La delusione dell’Ordine dei medici è tutta nell’infranta speranza verso un provvedimento definitivo ed omnicomprensivo. Ma lo scudo penale per medici ed infermieri, che somministrano i vaccini, potrebbe non frenare accertamenti da parte della magistratura, ed in forza dell’obbligatorietà dell’azione penale: e non dimentichiamo che per la dirigenza sanitaria rimane, sempre e comunque, la “culpa in vigilando” per i casi di malasanità (la scriminante del Covid potrebbe non bastare). Di fatto, il Parlamento ha venduto all’Ordine dei medici l’applicazione della legge 24/2017 (nota come “legge Gelli”), ma senza spiegare perché in quattro anni è stata sprovvista di “decreti attuativi”. Infatti, lo scudo penale può aspettare, in sua vece entra in vigore un provvedimento (di natura eccezionale) che promette uno pseudo-scudo penale da azioni giudiziarie, denunce, querele e richieste di risarcimento danni.

Una situazione similare era capitata per l’Ilva, quando venne promesso lo “scudo penale” agli investitori siderurgici. Un importante consulto tra i parlamentari e gli esperti del legislativo (supportati da giuristi) portava a togliere lo scudo legale ad ArcelorMittal sull’ex Ilva, e perché nessuna patente d’intoccabilità può evitare che le imprese vengano indagate per disastri ambientali, sversamento di sostanze inquinanti, intossicazioni e morti per tumore. La licenza d’uccidere la danno solo certe monarchie europee alle loro compagnie multinazionali che operano nelle ex colonie, ed è un fatto grave sul quale l’Onu tace da troppo tempo.

Ma il mondo dell’impresa non s’arrende, ed anche Ferrovie ed Anas hanno avanzato (pur se timidamente, diciamo sottotraccia) la richiesta di uno scudo penale per le responsabilità nei disastri ferroviari e stradali: proposta che, guarda caso, iniziava a serpeggiare dopo la strage di Viareggio del 29 giugno 2009. Ben trentadue vittime e ventisei feriti. L’8 gennaio 2020 in Cassazione è stata data lettura del dispositivo, che mandava prescritto il reato d’omicidio colposo dei vertici di Ferrovie e di tutti i responsabili della strage: una sentenza che probabilmente non esclude i risarcimenti civili, ed anche questo pare pesi ai responsabili del disastro. Infatti l’Anas (che oggi è in Ferrovie) memore dei disastri ferroviari e del crollo del Ponte Morandi, vuole uno scudo penale per un eventuale subentro ad Autostrade. Il problema che porrebbero le aziende del comparto è tutto incentrato su eventuali futuri problemi alle infrastrutture. Ovvero su chi ricadrebbe la responsabilità penale della mancata manutenzione.

Questa sorta di “scudo penale” per Anas piace ad alcuni parlamentari amici di Aspi (Autostrade per l’Italia) che fanno notare come una patente d’immunità avrebbe ridimensionato anche la tragedia del Ponte Morandi. Ma occorre prendere questi assalti all’articolo 3 della Costituzione come trovate estemporanee di gente squalificata, che casualmente siede in Parlamento. Nella tragedia del Morandi ci sono quarantatré vittime, un disastro ancora non del tutto quantificato. Soprattutto c’è l’inchiesta della procura, che si basa anche sulla negligenza di chi doveva vigilare, ascoltando le segnalazioni sui tremori della struttura e sulla caduta di calcinacci e pezzi d’infrastruttura. L’Aspi ha mantenuto operativi tecnici e funzionari genovesi indagati (geometri, ingegneri, imprese). La gente, i familiari, tutti confidano che non finisca come per la strage di Viareggio. Soprattutto che colpi di spugna o “scudi penali” non proteggano il potere più di quanto già venga concesso dalle scappatoie di sistema. E poi abbiamo capito tutto: questo scudo penale tutelerebbe ogni grande, permettendo il giusto e severo processo per il ladro di mele, per chi beccato a fare legnatico o a costruire abusivamente la cuccia del cane.