Giustizia italiana per censo

La giustizia fa acqua ed è persecutoria verso le fasce a reddito basso, ma assolutoria nei riguardi dei rappresentanti (o protetti e difesi) dei vari poteri (bancari, partitici, religiosi, industriali, multinazionali): quest’indagine non la fa il giornalista ma il rappresentante dell’associazione “Vittime della Giustizia e del Fisco”. Perché è questa l’idea dei tribunali che ormai campeggia nel sentire dell’uomo di strada, dell’artigiano, dell’operaio, del contadino, del professionista che s’arrabatta.

Del resto basta aprire Internet, andare sul popolare Dagospia di ieri e leggere: “Intrecci pericolosi/2. Piero Amara, nella primavera del 2014, organizzò una maxicena alla Casina Valadier a Roma, alla quale avrebbe partecipato anche l’allora procuratore della Capitale, Giuseppe Pignatone, con il fratello Gianfranco, avvocato generale dello Stato – l’episodio è stato riferito dallo stesso Amara a Panorama – a quella cena parteciparono almeno 45 persone, molti i magistrati, fra loro l’ex vicepresidente del Consiglio superiore della magistratura, Michele Vietti e gli allora togati del Consiglio, Alessandro Pepe e Paolo Corder”.

L’episodio è stato riferito nelle scorse settimane dall’avvocato Piero Amara al giornalista Giacomo Amadori: quest’ultimo ha riportato tutto (insieme ad altri particolari) sul numero di Panorama in edicola. Della vicenda ne ha scritto anche Paolo Ferrari su “Libero quotidiano”. Si legge a chiare lettere negli articoli che Amara sarebbe stato l’ideatore del “Sistema Siracusa”: sodalizio giudiziario (tra avvocati, magistrati e uomini d’affari e partiti) finalizzato ad aggiustare i processi e pilotare le sentenze. Quindi abuso d’ufficio, favoreggiamento, corruzione… sono solo alcuni dei reati permessi ai rappresentati dei vari poteri. Di contro proseguono, con meticolosa pignoleria e senza alcuno sconto, i processi verso la gente normale. Solo per fare qualche esempio: due anni fa i cittadini in fila ad un ufficio del Comune di Roma hanno chiesto lumi in maniera animata dei vari disservizi anagrafici, il dirigente dell’ufficio li ha fatti tutti identificare e denunciare dalla Polizia di Roma Capitale, ed è stato loro chiesta l’elezione di domicilio, probabilmente andranno a processo. Certamente avranno un avvocato d’ufficio o uno bravo ma non introdotto. Così per l’uomo di strada si profilano pene esemplari, mentre lo Stato tenta di lavare in famiglia i panni sporchi del birbante Amara.

Apprendiamo da Dagospia e dai giornali appena citati che, “prima di essere arrestato, Amara ha fatto in tempo a rilasciare alcune interviste, in particolare sulla super Loggia segreta Ungheria. Tornando alla cena della primavera del 2014, fra gli organizzatori figurerebbero anche il faccendiere Fabrizio Centofanti, grande accusatore di Luca Palamara a Perugia, e Filippo Paradiso, un poliziotto distaccato presso la Presidenza del Consiglio”.

Queste notizie ormai rimbalzano dagli scantinati alle periferie. Ieri lo scrivente s’è recato ad incontrare un allevatore di canarini, perseguitato dall’Agenzia delle Entrate per un vecchio errore formale in dichiarazione dei redditi e un sarto che ormai abusivamente cuce pupazzi per giostre e discount. Quest’ultimo per un disguido fiscale si trova la casa pignorata, e pare non trovi un santo in Paradiso pronto ad aiutarlo. L’allevatore di canarini, ormai prossimo alle ottanta primavere, confessa di temere lo Stato più del Covid. Invece il sarto cuce pupazzi non griffati, che poi lui battezza “fufi”, “gommoli”, “er bambolozzo”, “i topini”… ogni giorno gira come una trottola per discount sgangherati e gestori di macchinette con pupazzo a premio: cerca loro di piazzare per due o tre euro bambolotti di pezza destinati a far sorridere bimbi di periferia.

Per questa gente il metodo “aggiusta processi” ha previsto fine pena mai. Potrebbe mai un Michele Vietti decidere di correre in difesa dell’allevatore di canarini, del sarto dei pupazzi, del carrozziere non a norma Ue… del precipitato in “povertà irreversibile”? Leggiamo che lo stesso Michele Vietti, all’epoca dei fatti narrati era vicepresidente del Csm, figurerebbe tra gli organizzatori del banchetto. Ovviamente tutti i soggetti chiamati in causa da Amara hanno smentito.

“Solo Pepe e Corder hanno ammesso di essere stati invitati ma di aver abbandonato dopo poco il simposio” riportano giornali e Dagospia. Amara, per evitare accuse di calunnia, avrebbe registrato tutte le persone con cui s’interfacciava: dai magistrati che avevano partecipato alle cene fino al procuratore Pignatone. Tutti incontri e cene che avrebbero funto da “pre-anticamera della Loggia Ungheria” (per usare un termine alla Dagospia): l’associazione segreta composta da magistrati, alti ufficiali delle forze di polizia, professionisti, vertici dei ministeri e dell’impresa… con lo scopo di pilotare processi, aste, nomine a Csm e vertici della Pubblica amministrazione. Sulla Loggia Ungheria sta svolgendo accertamenti la Procura di Perugia: il procuratore del capoluogo lombardo Francesco Greco ha mandato nei giorni scorsi i verbali di Amara al collega di Perugia, Raffaele Cantone (il procuratore umbro avrebbe trattenuto gli atti, senza trasmetterli a Firenze).

L’uomo della strada si sente ancora più vittima. Intanto Alfonso Luigi Marra (avvocato e già eurodeputato di Forza Italia) scrive sui social un ferale attacco alla guardasigilli Marta Cartabia: “Rendere veloce la giustizia civile è facilissimo. Un modo è ripristinare la legge Pinto, che è stata neutralizzata proprio per evitare la velocizzazione, perché manderebbe a gambe all’aria banche, assicurazioni, lobby e apparato pubblico. Ecco invece che Cartabia parla di nuovo di introdurre sistemi di conciliazione – nota Marra – che si sono sempre rivelati fallimentari, perché funzionano solo nei Paesi in cui, se non concili, ti arriva addosso una sentenza in poche settimane o, peggio, di contenere la litigiosità, che è un eufemismo per dire rendere più difficile, costoso e rischioso l’accesso alla giustizia. Perché quello che in realtà questi quattro accattoni vogliono è impedire le cause: unico strumento di democrazia rimasto, per così consentire ai loro padroni di poter sempre più impunemente schiacciare la società”.

“Accattoni e sfacciati che si qualificano politici e fingono persino di non accorgersi che in Italia una velocizzazione della giustizia c’è stata ed è quella dei pignoramenti immobiliari delle banche. Né a qualcuno importa assolutamente nulla dei quattro pidocchi di finanziamenti europei – insiste Marra – che si perderebbero se la giustizia civile non venisse velocizzata, innanzitutto perché anche i politici europei lavorano alle dipendenze delle stesse cosche di quelli italiani ed hanno gli stessi obiettivi, sicché alla fine i quattro pidocchi glieli daranno ugualmente. E poi perché la posta della velocizzazione della giustizia civile italiana è immensa e qualche decina di miliardi annuali in più o in meno di mance europee non cambiano niente, sono solo l’alibi che questa manica di miserabili e assassini sta usando per tenere in piedi la sceneggiata delle false cure del Covid”.

Morale della favola? All’orizzonte nessuna amnistia per la gente comune, invece archiviazioni e lentezze da prescrizione per i potenti, come per i vari indagati da Viareggio a Genova. Ad amministrare la giustizia c’è la gente perbene, i benpensanti… e così le sentenze guardano a censo e protezioni.