Youporn e l’infanzia: i guardoni bambini

Stiamo perdendo anche l’Infanzia? Da tempo, ormai, Befana e Babbo Natale sono divenuti le vittime degli anatemi (folli) dell’estremismo Politically correct e della cancel culture. Ma questo, in fondo, è soltanto un peccato veniale della società contemporanea se paragonato al dilagare della “cultura” pornografica presso gli adolescenti e l’infanzia prepuberale. Il grido d’allarme viene ancora una volta dalla Francia, da sempre favorevole alla libertà dei costumi, sesso libero compreso. Ormai, è da ritenere definitivamente perduta, in tal senso, la battaglia di retroguardia dei conservatori che, da sempre per la verità, hanno denunciato il dilagare dei social e della pornografia per adulti come il vero cancro della stabilità familiare nelle civiltà occidentali contemporanee. Per non parlare poi della prostituzione minorile dai 12 anni in su, favorita al massimo dalla Rete! Non rimane, pertanto che prendere atto del disastro antropologico e culturale che ci sta devastando come comunità sviluppate. Finché a decidere del proprio corpo e delle connesse scelte sessuali (comprese quelle voyeuristiche) sono adulti maggiorenni, allora “nulla quaestio” dal punto di vista legale. Il problema sorge, invece, quando il consumo di immagini pornografiche va a incidere in modo massivo sull’immaginario e sul fantasmatico delle età in assoluto più delicate e fragili, che vanno dai 5 ai 15 anni. Queste ultime, infatti, hanno sempre più frequentemente accesso a video pornografici altamente osceni e non–mediati dall’assistenza psicologica degli adulti, in cui si mostra di tutto senza veli, facendo pubblicità a ogni possibile perversione sessuale, in base a scene filmate sul set, con la partecipazione di adulti–attori consenzienti, o di video amatoriali messi volontariamente sul web da privati cittadini per la loro pubblicazione.

Nel caso dell’infanzia e dell’adolescenza, i videoclip porno sono fruiti per lo più in assoluta solitudine (dinnanzi a uno dei tanti devices di cui oggi dispongono praticamente tutti i focolari domestici!), o in compagnia di compagni della stessa età, o alla presenza dei più piccoli, ovvero dei più grandicelli che, in casi specifici e in funzione del loro carattere disinvolto e spregiudicato, sfruttano le fragilità delle età inferiori sottoponendole ad abusi sessuali. Allora, si vede bene come il problema vada ben oltre il livello individuale/familiare, per divenire un allarmante fenomeno e una piaga sociali. Questa tematica particolarmente ostica e scabrosa è affrontata senza pregiudizi dal quotidiano francese Le Figaro che, nella sua edizione del 30 novembre, dedica ampio spazio all’argomento. Vale la pena, in tal senso, riportare senza commento alcuni passaggi illuminanti, dando costantemente la parola agli attoniti e allarmati operatori del settore. Dall’articolo: “Les enfants face à une alarmante pédopandemie” (“I bambini messi di fronte a una allarmante pedopandemia”), minori anche piccolissimi fanno uso tra di loro, soprattutto nel rapporto maschi/femmine, di termini e proposte indecenti, coraggiosamente recensiti dal quotidiano francese, riproponendo ai loro pari età le immagini di atti sessuali espliciti, evidenziati anche attraverso i disegni: il tutto, evidentemente, nella più assoluta incoscienza, per poi passare talvolta agli atti espliciti, quando il rapporto coinvolge anche i più grandicelli tra di loro.

L’articolo: “Violences entre enfants, pédocriminalité: l’inquietude des magistrats pour mineurs” (“Violenza tra bambini, pedocriminalità: l’inquietudine dei magistrati per i minori”) dà invece la parola a magistrati e procuratori: “Quando apriamo un cellulare in possesso di minorenni, ci imbattiamo in immagini di nudo. Molto presto, al momento in cui si instaura una relazione amorosa, è proprio quel tipo di immagini che i giovani coinvolti si scambiano tra di loro”. Costoro “hanno una de–complessificazione della sessualità che noi non ci immaginiamo neppure”, evidenziata dalla brutalità delle proposte e delle immagini registrate per lo più da parte dei maschi. Il Covid ha contribuito non poco ad accentuare il problema: “Per necessità, i familiari dei minori sono stati obbligati a consentire ai più piccoli l’accesso a tablet e telefonini. Ed è evidente che con più devices a disposizione i minori risultino più esposti”. Ma se è pur vero che le visioni non implicano automaticamente il passaggio agli atti (sessuali espliciti), nondimeno i magistrati minorili francesi hanno individuato, nei casi osservati di violenza di minori su altri minori, una correlazione con questo di tipo di fruizione di filmati pornografici. Per non parlare dei danni procurati da social come Instagram e dei video giochi “spara-a-tutto”, tipo Fortnite.

E, ovviamente, in questi contesti turbolenti, la delinquenza più o meno organizzata e i pedofili praticano la così detta sextorsion, ottenendo a seguito di un ricatto immagini di nudo e prestazioni sessuali da parte dei minori coinvolti. Aspetto quest’ultimo analizzato in un altro articolo separato, dal titolo: “Les sites de rencontre pur ados, un monde sans foi ni loi ouvert aux prédateurs”, che non ha bisogno di traduzione. In merito, Internet contiene siti tipo “recontre-ado.com”, “adotolerant.fr”, “nodaron.fr”, dove non esiste nessuno strumento efficiente per la verifica effettiva dell’età posseduta, circostanza quest’ultima di cui approfittano a mani basse i circuiti di pedofili, mascherando con falsi profili la propria età adulta. Per la sua inchiesta, il giornalista di Le Figaro si è infiltrato, fingendosi una ragazzina di 13 anni, nel sito “rencontre-ados.net”, creato nel 2006 e che vanta 1,8 milioni di nuovi iscritti, le cui chat sono monitorate da appena sei volontari (!), per poi scoprire un buon numero di adulti che si erano finti adolescenti per scopi più o meno innominabili.

Il terzo intervento di Le Figaro riguarda proprio l’aspetto più spinoso della verifica dell’età per l’accesso ai siti pornografici, notoriamente gratuiti! Le soluzioni legislative finora proposte dai parlamentari francesi hanno trovato seri ostacoli nella Costituzione e nella legislazione vigente sulla protezione della privacy. La più efficace, era sembrata quella di imporre l’obbligo di digitare il numero di una carta di credito personalizzata (che, però, può essere liberamente ottenuta dai maggiori di 16 anni, e non di diciotto!), rilasciata da accreditati istituti bancari. Un’opzione più stringente e sicura, è quella di depositare patente/carta di identità in una banca dati dedicata (alla quale, evidentemente, i siti pornografici sono obbligati ad accedere per riscontrare l’effettiva maggiore età del nuovo utente); ovvero della consultazione, da parte del gestore, della piattaforma istituzionale France Connect, utilizzata per connettersi all’Inps o all’Agenzia delle Entrate francesi. Oltre a questioni di legittimità istituzionale e legale, tali barriere nulla possono per ostacolare l’accesso agli internauti minorenni o infantili che si collegano ai pornositi attraverso reti virtuali tipo Vpn. Ci sarà quindi molto lavoro da fare, nel futuro, per genitori, esperti e pedagoghi.