Bugie con le gambe lunghe

Non è vero che le bugie hanno le gambe corte, anzi a volte le hanno lunghissime. Talmente lunghe che possono travalicare i confini e, in alcuni casi estremi, diventare addirittura pretesti per conflitti armati. Quante guerre hanno preso l’avvio da inesistenti e pretestuosi pericoli di aggressione pianificati a tavolino? Alcune bugie non hanno fortunatamente lo stesso grado di pericolosità, ma tendono comunque a offrire una visione deformata della realtà. Spesso per fini di parte, perché c’è del metodo anche nel diffondere le bufale. Ad esempio nel fronte antieuropeista è ancora in voga sostenere che l’Unione europea si occupi di cose futili, come la regolamentazione sulla curvatura delle banane. Pare che in questo caso la bufala sia partita addirittura dal leader inglese Boris Johnson per cavalcare la campagna sulla Brexit. Ovviamente le cose non stanno così e l’Unione si era limitata a stabilire degli standard uniformi per classificare la qualità del prodotto, come richiesto da produttori e commercianti. Però la bufala continua a circolare, senza che nessuno si prenda la briga di andare a leggere cosa stabilisce veramente il regolamento europeo.

Alcune bufale sono addirittura divertenti, almeno all’apparenza. In questi giorni circola la notizia di un tale che sarebbe stato scoperto in ospedale mentre si faceva iniettare il vaccino anti-Covid stringendosi due lacci al braccio per evitare di farlo entrare in circolazione. Senonché l’ospedale in questione ha smentito la notizia, tant’è che il nome del presunto furbastro non risulta dai registri. Bugie innocenti? Non tanto, perché l’ondata di disinformazione e di fake news a cui stiamo assistendo in questi anni rischia di indebolire la corretta informazione che è alla base dell’esercizio dei diritti di cittadinanza. La Fondazione Isi (Institute for Scientific Interchange), presieduta da Mario Rasetti, ha calcolato che dal 20 giugno 2020 le fake news in rete hanno sorpassato le notizie vere.

E oggi l’Isi calcola che le fake news circolanti in rete abbiano raggiunto il 65 per cento del totale. È un dato impressionante, soprattutto in un’epoca in cui tutti hanno la possibilità di intervenire pubblicamente sui social media. Non sorprende quindi che l’Europa e il Governo italiano stiano correndo ai ripari, istituendo delle task force con l’obiettivo di individuare e contrastare la diffusione di notizie false. Ovviamente si tratta di attività limitate a quelle notizie che possono essere fonte di destabilizzazione, anche economica. Perché il confine con la censura può essere molto labile.