Chiusa l’era Inpgi: novità nell’editoria

Due le novità nel campo dell’editoria. Si è chiusa l’era dell’Istituto di previdenza dei giornalisti che ora riceveranno le pensioni direttamente dall’Inps. Come in ogni fase di passaggio non tutti gli aspetti del trasferimento sono chiari e precisi. Il secondo elemento riguarda la Federazione degli editori. L’Assemblea generale ha rinnovato la fiducia ai vertici della Fieg, rinviando le elezioni a giugno 2023. Per il giornalismo italiano non è un periodo facile: la crisi economica ha comportato un calo degli investimenti della pubblicità, i rincari dell’energia e dei trasporti hanno inciso sulla distribuzione dei quotidiani e periodici nelle edicole, il blocco per quasi due anni delle attività a causa della pandemia sanitaria con la recrudescenza del virus ha provocato incertezze nella programmazione e nei piani industriali.

In Italia si legge sempre meno. I giornali hanno subito un taglio, soprattutto da parte dei giovani, nelle priorità per informarsi sostituiti dai telefonini, dai tablet, dai social network, dalle radio private locali. Cosa comporterà in futuro il passaggio del sistema Inpgi (ente di gestione autonoma e sostitutiva per oltre 60 anni) all’ente generale di previdenza dei lavoratori italiani? Quali ripercussioni potranno avere le normative generali in una categoria che aveva nel suo Dna due caratteristiche da difendere: pluralismo e indipendenza nei confronti di tutti i poteri?

Per ora tutti i contributi previdenziali che vengono pagati dalle aziende per le future pensioni, la reversibilità alle vedove e vedovi confluiranno nel calderone dell’Inps, con un dipartimento specifico per i giornalisti. Non vengono assunti solo i debiti ma anche gli investimenti finanziari e il ricco patrimonio immobiliare. I giornalisti stanno quindi sulla corda e i relativi organismi come l’Ordine, la Federazione della stampa, la Casagit stanno perdendo potere contrattuale. Gli editori sono, invece, soddisfatti dell’operato svolto negli ultimi quattro anni dal presidente Andrea Riffeser Monti, dai vice Francesco Dini e Giuseppe Ferrauto e dai consiglieri Lino Morgante per le relazioni sindacali, Carlo Ignazio Fantola per la distribuzione e vendita e Carlo Mandelli per la tutela del diritto d’autore e la concorrenza.

L’Assemblea generale della Fieg ha voluto in sostanza garantire “la continuità dell’azione svolta con il governo per l’attuazione delle disposizioni a sostegno del settore e il completamento delle attività in programma”. Gli editori, però, al di à dell’auspicio dell’assunzione di “nuovi giornalisti per il necessario ricambio generazione” per ora non vanno, anzi gli organici sono ridotti al minimo. In ritardo anche l’innovazione tecnologica. Non è stato ancora deciso nulla sulle forme di assicurazione infortunistica e dei fondi di assistenza-solidarietà sociale finora gestiti dall’Inpgi, come in alto mare è la questione dell’ex fissa attesa da circa duemila giornalisti aventi diritto. L’Inps non ha intenzione di occuparsi del Fondo ex fissa che era gestito dall’Inpgi. Per il contributo Casagit, infine, l’assistenza sarà garantita ai soci senza interruzione, ma l’Inps non tratterrà più il contributo prelevato alla fonte e quindi il contributo, calcolato in percentuale, dovrà essere pagato tramite Mav inviato dalla Cassa oppure autorizzando la propria banca a effettuare il prelievo mensile.