Nota inizialmente come “Villaggio Operaio E42” (perché adibito ad alloggiare gli operai impegnati nell’allestimento della progettata Esposizione Universale di Roma), nei pressi di via Laurentina, l’area del Quartiere Giuliano-Dalmata – dopo una breve occupazione anglo-americana in seguito alla liberazione di Roma e il successivo abbandono – dal 1947, con l’arrivo di dodici famiglie di profughi della Venezia-Giulia iniziò ad assumere l’attuale denominazione, ospitando i tanti esuli istriani, giuliani e dalmati costretti dal maggio del ’45 in poi, con l’arrivo dei comunisti di Tito, ad abbandonare le loro case e i loro averi.

L’inaugurazione ufficiale e la consegna delle prime unità abitative agli esuli (le camerate dell’ex villaggio operaio ristrutturate e riadattate a piccoli appartamenti) avvennero il 7 novembre 1948, alla presenza dell’allora sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Giulio Andreotti e di Francesca Romani, moglie del premier Alcide De Gasperi. In seguito, nel quartiere sono stati eretti vari monumenti: come le chiese di San Giuseppe da Copertino e di San Marco Evangelista (tra gli anni Cinquanta e Settanta) o il “Cippo Carsico” sulla Laurentina (un masso del Carso originale, con la scritta “Ai caduti giuliani e dalmati” e gli stemmi delle città di Pola, Fiume e Zara). E, nel 2008, per la celebrazione del quarto “Giorno del Ricordo” (istituito, per il 10 febbraio, dalla legge numero 92 del 2004), su largo Vittime delle Foibe Istriane, vicino alla Metro B (stazione Laurentina), il monumento commemorativo dei caduti delle Foibe, un’opera del maestro Giuseppe Mannino.

“Purtroppo, fino a oggi, mai nessun amministratore politico – rileva, in una “lettera aperta” al sindaco di Roma, Roberto Gualtieri, e, per conoscenza, alla presidente del Municipio IX – Eur, Titti Di Salvo, lo storico Marino Micich, direttore dell’“Archivio-Museo storico di Fiume” di via Antonio Cippico, sempre nel Quartiere Giuliano-Dalmata – ha provveduto a mettere in sicurezza i monumenti della Piazza Giuliani e Dalmati e dell’area antistante all’Archivio Museo storico di Fiume”. Che, peraltro, sono “sottoposti alla tutela della Soprintendenza per i beni monumentali e del Comune di Roma. Svariate sono state le richieste inoltrate, in tal merito, dalle nostre Associazioni, ma finora niente è mai avvenuto”.

Micich scrive in accordo con il Coordinamento delle Associazioni storiche del Quartiere Giuliano-Dalmata: Associazione nazionale Venezia-Giulia e Dalmazia, Comitato di Roma; Società di Studi Fiumani-Archivio Museo storico di Fiume; Associazione Sportiva Giuliana; Associazione Giuliano Dalmata nel Cuore, Associazione per la Cultura fiumana istriana dalmata nel Lazio.

“Questa lettera – prosegue il Direttore dell’Archivio Museo storico di Fiume – giunge dopo aver per lunghi anni denunciato, anche con le passate Amministrazioni, lo stato di grave abbandono delle nostre aree monumentali da parte delle autorità competenti. La Comunità giuliano-dalmata di Roma sperava che dopo il riconoscimento, ottenuto dal Municipio IX, della qualifica di “Museo diffuso” (che esprime lo stretto rapporto intercorrente fra un territorio e il patrimonio conservato nei suoi Musei, ndr), con la risoluzione numero 06/2019, che impegnava lo stesso a tutelare l’incolumità dei monumenti e al decoro e pulizia di viale Oscar Sinigaglia e della Piazza Giuliani e Dalmati, si fosse giunti a un punto di arrivo importante”.

Invece, “ogni impegno… Dopo quel 2019 è rimasto lettera morta… Il degrado e l’abbandono è veramente preoccupante”. Questo rileva ancora la lettera, mentre da vari anni il “Quartiere è diventato meta di visite di studenti da tutta Roma e da varie parti d’Italia, che purtroppo prendono visione anche dell’abbandono da parte del Comune”. Il “monumento all’esodo ha subito per la terza volta il danneggiamento della protezione in cristallo. La comunità per tre volte si è fatta carico, a sue spese, di sistemare il danno. Inoltre, da giorni aspettiamo la sistemazione del muretto di protezione distrutto da una manovra avventata di un mezzo sconosciuto, che non ha lasciato traccia”. E “nei pressi dell’Archivio Museo storico di Fiume spesso vengono fatte scritte inquietanti, che abbiamo sempre provveduto a ripulire”.

Le associazioni storiche del quartiere chiedono, soprattutto, lo svolgimento di un adeguato servizio di pulizia da parte dell’Ama (che, precisa ancora la lettera, da quattro mesi “non pulisce i punti nevralgici del Quartiere”), e l’installazione di telecamere di sorveglianza, a tutela dei beni storici e monumentali, in Piazza Giuliani e Dalmati e nell’area antistante l’Archivio-Museo storico di Fiume.

La storia dell’Esodo istriano, giuliano e dalmata, conclude la lettera a Gualtieri e a Di Salvo, “merita rispetto e considerazione”. Ricordarla e studiarla, inoltre, è anche un dovere civico, previsto dalla legge nazionale 92 del 2004 e, nel Lazio, da vari atti normativi e amministrativi della Regione.